JAMES CLAVELL.
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SHOGUN.
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Parte 2.
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Titolo originale: Shogun. 1975.
Traduzione di: Grazia Lanzillo.
1999. Bompiani Editore, MILANO.
ISBN: 88-452-0918-0.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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SECONDO LIBRO.
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10.
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Il viaggio dalla baia a Osaka si svolse senza avvenimenti di rilievo. I rutter di Rodrigues erano chiari e molto precisi. Rodrigues riprese coscienza durante la prima notte. Per un attimo credette d'essere morto, ma poi il dolore lo riport alla realt.
"Ti hanno sistemato la gamba e te l'hanno medicata," gli disse Blackthorne. "E anche la spalla  fasciata. Era slogata. Non hanno voluto cavarti sangue, per quanto abbia insistito."
"Lo faranno i gesuiti a Osaka." Lo sguardo tormentato di Rodrigues si affond nel suo. "Come sono arrivato qui, ingeles? Mi ricordo di essere finito in acqua e nient'altro."
Blackthorne glielo raccont.
"Cos adesso ti devo una vita. Che Dio ti maledica!"
"Dal ponte sembrava che potessimo raggiungere la baia. A prua, il tuo angolo visuale era diverso di qualche grado. L'ondata  stata un colpo di sfortuna."
"Non  questo che mi preoccupa, ingeles. Sul ponte c'eri tu, al timone c'eri tu. Lo sapevamo tutti e due. No, io ti maledico perch adesso ti sono in debito di una vita... Madonna, la mia gamba!" Per il dolore gli sgorgarono le lacrime e Blackthorne gli diede un boccale di grog e rest a vegliarlo durante la notte, mentre la burrasca si andava placando. Il medico giapponese venne pi volte e costrinse Rodrigues a inghiottire delle bevande medicinali calde, gli mise delle salviette bollenti sulla fronte e apr gli obl. E ogni volta che lui si allontanava, Blackthorne chiudeva gli obl perch era un fatto noto che la malattia era portata dall'aria, e che pi una cabina stava chiusa, pi era sana e sicura, quando uno stava male come Rodrigues.
Alla fine il medico si mise a gridare e lasci un samurai di guardia agli obl, perch restassero aperti.
All'alba Blackthorne sal in coperta, dove trov Hiro-matsu e Yabu. Si inchin all'europea. "Konnichi wa. Osaka?"
Si inchinarono in risposta. "Osaka. Hai, Anjin-san," rispose Hiro-matsu.
"Hai! Isogi, Hiro-matsu-sama. Capitano-san, levare l'ancora!"
"Hai, Anjin-san!"
Involontariamente sorrise a Yabu e questi a sua volta gli sorrise, poi si allontan zoppicando e pensando:  un diavolo d'uomo, e un assassino. Ma non sei anche tu un assassino? S... ma non in quel modo, si disse.
Blackthorne port la nave a Osaka facilmente, impiegando un giorno e una notte. Vi giunsero subito dopo l'alba. Un pilota giapponese sal a bordo per guidare la nave fino alla sua banchina e Blackthorne, sollevato dalla responsabilit, se ne and ben contento a dormire.
Pi tardi il capitano lo svegli, scuotendolo, s'inchin e a segni spieg che Blackthorne doveva prepararsi a scendere a terra con Hiro-matsu non appena avessero attraccato.
"Wakarimasu ka, Anjin-san?"
"Hai."
L'uomo se ne and. Blackthorne si stir, sentendo la schiena indolenzita, e si accorse che Rodrigues lo scrutava.
"Come ti senti?"
"Bene, ingeles. Considerando che la gamba  in fiamme, la testa mi scoppia, ho bisogno di pisciare e la lingua mi sembra passata in un barile di merda di maiale."
Blackthorne gli port il vaso da notte, poi lo vuot fuori dall'obl. Riemp il boccale di grog.
"Sei una sporca infermiera, ingeles. Per via del tuo cuore nero." Rodrigues rise e fu bello sentirlo ridere di nuovo. Il suo sguardo si pos sul rutter, che giaceva aperto sulla scrivania, e sul baule. Vide che era stato aperto. "Ti ho dato io la chiave?"
"No. Ti ho frugato io. Avevo bisogno del rutter autentico. Te l'ho detto quando ti sei ripreso, durante la prima notte."
" giusto. Non me lo ricordo, ma  giusto. Ascolta, ingeles, domanda a qualunque gesuita dove si trovi a Osaka Vasco Rodrigues e ti porteranno da me. Vieni a trovarmi... potrai copiare il mio rutter, se vuoi."
"Grazie. L'ho gi fatto. Almeno, ho copiato quello che potevo e ho letto molto attentamente il resto."
"Brutto figlio di puttana!" esclam Rodrigues in spagnolo, poi torn al portoghese. "Parlare spagnolo mi d voglia di vomitare, anche se per insultare  la lingua migliore del mondo. Nel baule c' un pacchetto."
"Quello con i sigilli dei gesuiti?"
"S."
Blackthorne glielo port. Rodrigues lo osserv, toccando i sigilli intatti, poi parve cambiare idea e depose il pacchetto sulla coperta ruvida, riappoggiando indietro la testa. "Ah, la vita  cos strana, ingeles!"
"Perch?"
"Se vivo,  per grazia di Dio e per l'aiuto di un eretico e di un giapponese. Mandami gi quel bastardo, cos lo ringrazio, eh?"
"Subito?"
"Pi tardi."
"Va bene."
"Quella tua flotta, quella che secondo te sta attaccando Manila, come hai raccontato al padre... qual  la verit, ingeles?"
"Una nostra flotta da guerra manderebbe a carte quarantotto il vostro impero in Asia, vero?"
"C' una flotta?"
"Naturalmente."
"Quante navi c'erano nella tua flotta?"
"Cinque. Le altre sono in mare, a una settimana circa di distanza. Io le ho precedute per saggiare il Giappone e sono stato preso dalla tempesta."
"Ancora bugie, ingeles. Ma non mi importa: a chi mi aveva catturato io ne ho dette altrettante. Non esistono altre navi n flotte."
"Aspetta e vedrai."
"D'accordo." Rodrigues bevve abbondantemente.
Blackthorne si stir di nuovo e and all'obl, per interrompere il colloquio. Osserv la riva e la citt. "Credevo che Londra fosse la pi grande citt del mondo, ma in confronto a Osaka  piccola."
"Hanno dozzine di citt cos," rispose Rodrigues, altrettanto lieto di interrompere quel gioco a gatto e topo, che non avrebbe mai dato frutto, se non con la tortura. "La capitale, Miyako, o Kyoto, come la chiamano a volte,  grande pi di due volte Osaka, dicono, ed  la pi vasta citt dell'impero. Poi viene Yedo, la capitale di Toranaga. Io non ci sono mai stato, e non c' mai andato nessun prete e nessun portoghese. Toranaga se la tiene chiusa la sua capitale,  una citt proibita. Eppure," aggiunse Rodrigues, abbandonandosi nella cuccetta con gli occhi chiusi e la faccia tirata per la sofferenza, "eppure non ci sono differenze con tutti gli altri posti. Ufficialmente tutto il Giappone ci  chiuso, salvo i porti di Nagasaki e Hirado. I nostri preti giustamente non badano molto agli ordini e vanno dove vogliono. Ma noi marinai, come anche i mercanti, non possiamo farlo, se non con un permesso speciale dei reggenti o di un grande daimyo come Toranaga. Qualunque daimyo, fuori da Nagasaki o Dirado, pu prendersi una delle nostre navi, come Toranaga la tua. Questa  la loro legge."
"Vuoi riposare, adesso?"
"No, ingeles.  meglio parlare. Mi aiuta a sopportare il dolore. Madonna, la testa mi scoppia! Non riesco a pensare con chiarezza. Parliamo fino a quando scenderai a riva. Torna a trovarmi... ci sono decine di cose che voglio chiederti. Dammi un altro po' di grog. Grazie. Grazie, ingeles."
"Perch vi proibiscono di andare dove volete?"
"Come? Oh, qui in Giappone? Perch il Taiko...  stato lui a dare il via ai guai. Da quando arrivammo qui la prima volta nel 1542 per cominciare il lavoro di Dio e portare la civilt, avevamo sempre potuto muoverci liberamente, noi e i preti, ma quando prese il potere assoluto, il TaikO cominci a proibire questo e quello. Molti pensano - potresti spostarmi la gamba, e togliermi la coperta dal piede, mi brucia... - oh, Madonna, fai piano... ecco, grazie, ingeles. Dunque, dove ero rimasto? Molti pensano che il Taiko fosse un figlio di Satana. Dieci anni fa eman degli editti contro i santi padri e tutti quelli che volevano diffondere la parola di Dio. E dieci, dodici anni fa, mise al bando tutti quanti, tranne i mercanti.  successo prima che io arrivassi in queste acque. Ormai ci vengo da circa sette anni, avanti e indietro. I santi padri dicono che  stata colpa dei preti pagani - i buddisti - puzzolenti e gelosi idolatri, che misero il Taiko contro i nostri santi padri con un sacco di bugie, quando loro stavano per convertirlo. S. il Grande Assassino in persona stava per salvarsi l'anima. Ma ha perso l'occasione, gi. Comunque ha ordinato a tutti i nostri preti di lasciare il Giappone... Te l'ho detto che  successo una decina d'anni fa?"
Blackthorne annu, lieto di lasciarlo parlare a caso e di ascoltare, spinto dal disperato desiderio di informarsi.
"Il Taiko fece riunire tutti i padri a Nagasaki, pronto a spedirli a Macao con la proibizione di tornare, pena la morte. Con un ordine scritto. Poi, altrettanto all'improvviso, li lasci l da soli e non fece pi niente. Te l'ho gi detto che i giapponesi hanno una doppia faccia. Li lasci stare e presto tutto torn come prima, salvo che la maggior parte dei padri rimase a Kyushu dove tutti gli vogliono bene. Ti ho spiegato che il Giappone  formato da tre grandi isole, Kyushu, Shikoku e Honshu? E migliaia di isolette. Lontano, a nord, c' un'altra isola - secondo qualcuno  un continente - che si chiama Hokkaido, ma ci vivono solo degli indigeni pelosi.
Il Giappone  un mondo alla rovescia, ingeles. Padre Alvito mi ha raccontato che  ritornato tutto come se niente fosse successo. Il Taiko ridivent cordiale come sempre, anche se non si era pi convertito. Non ha chiuso neppure una chiesa e ha messo al bando solo due o tre daimyo cristiani - ma  stato per prendergli le terre - e non ha mai messo in vigore gli editti d'espulsione. Poi, tre anni fa, impazz e mand al martirio ventisei padri. Li fece crocifiggere a Nagasaki. Senza un motivo. Era un pazzo furioso, ingeles. E dopo aver ammazzato quei ventisei, pi niente. Poco dopo mor.  stata la mano di Dio, ingeles. La maledizione di Dio su di lui e il suo seme. Ne sono sicuro."
"Ci sono molti convertiti?"
Ma Rodrigues parve non udirlo, smarrito in una semincoscienza. "Sono animali, i giapponesi. Ti ho parlato di padre Alvito? E l'interprete... lo chiamano Tsukku-san, Signor Interprete. Era l'interprete del Taiko, ingeles, e adesso  l'interprete ufficiale del Consiglio dei reggenti e parla giapponese meglio dei giapponesi e di loro ne sa pi di ogni altro essere vivente. Mi ha detto che a Miyako c' un monte di terra alto una quindicina di metri...  la capitale, ingeles. E l il Taiko ha fatto raccogliere e seppellire i nasi e le orecchie di tutti i coreani uccisi in guerra... la Corea fa parte del continente, a ovest di Kyushu.  la verit! Per la beata Vergine, non c' mai stato assassino peggiore di lui... e sono tutti altrettanto malvagi."
"Avete molti convertiti?" chiese cautamente Blackthorne, ansioso di calcolare quanti nemici avrebbe incontrato.
"Centinaia di migliaia," rispose Rodrigues, lasciando l'inglese sbalordito. "E ogni anno aumentano. Dopo la morte del Taiko ce ne sono pi che mai, e anche quelli che erano cristiani in segreto, adesso vanno in chiesa apertamente. Nell'isola di Kyushu oggi la maggioranza  cattolica. La maggior parte dei suoi daimyo sono convertiti. Nagasaki  una citt cattolica: ne sono padroni i gesuiti, che la governano e controllano tutti i suoi commerci. E tutto il commercio passa per Nagasaki. Abbiamo una cattedrale, una dozzina di chiese e in tutta Kyushu ce ne sono decine, ma qui nell'isola principale, Honshu, ce ne sono poche e..." la sofferenza lo interruppe. Dopo un momento riprese: "Nella sola Kyushu ci sono tre o quattro milioni di abitanti... e presto saranno tutti cattolici. Nelle isole ci sono circa altri venti milioni di giapponesi e presto..."
"Non  possibile!" Ma subito Blackthorne imprec contro se stesso per aver disturbato il flusso delle notizie.
"Perch dovrei mentire? Hanno fatto un censimento dieci anni fa. Padre Alvito ha detto che l'ordin il Taiko e lui dovrebbe saperlo, perch c'era. Perch dovrei mentire?" Gli occhi di Rodrigues ardevano di febbre ed egli parlava senza quasi rendersene conto. "C' pi gente che in tutto il Portogallo, la Spagna, la Francia, i Paesi Bassi olandesi e l'Inghilterra messi insieme e per arrivare al totale potresti metterci anche tutto il Sacro Romano Impero!"
Ges Signore, pens Blackthorne, in tutta l'Inghilterra non ci sono pi di tre milioni di abitanti. Compreso il Galles.
Se i giapponesi sono cos numerosi, come ce la caveremo con loro? Se sono venti milioni, vuol dire che possono, senza fatica, mettere insieme un esercito pi numeroso di tutto il nostro popolo, se vogliono. E se sono tutti feroci come quelli che ho visto - e perch non lo dovrebbero essere? - sono imbattibili. E se sono gi in parte cattolici e i gesuiti stanno qui in forze, i cattolici cresceranno di numero e non esiste fanatico pari a un fanatico convertito. Quali possibilit si offrono allora a noi e agli olandesi in Asia?
Nessuna.
"Se ti pare che siano tanti," riprese Rodrigues, "aspetta finch vedrai la Cina. L sono tutti gialli, tutti con capelli e occhi neri. Oh, ingeles, hai tante cose nuove da scoprire, te lo dico io! L'anno scorso sono stato a Canton per la vendita della seta. Canton  una citt cinta da mura nella Cina meridionale, sul fiume delle Perle, a nord della nostra citt, Macao. Solo dentro le sue mura abita un milione di pagani mangiacani. La Cina ha pi gente di tutto il resto del mondo messo insieme. Deve averla! Pensaci!" Uno spasimo lo percorse e la mano sana si strinse sullo stomaco. "Mi  uscito sangue da qualche parte?"
"No. Me ne sono accertato. Solo la caviglia e la spalla slogata. Non hai ferite interne, Rodrigues... per lo meno, non credo."
"In che condizioni  la gamba?"
" stata lavata e ripulita dal mare. La rottura era netta e la pelle  chiara e sana, per ora."
"Ci hai versato del brandy?"
"No. Non me l'hanno permesso... mi hanno mandato via. Ma il dottore mi sembrava che sapesse il fatto suo. I tuoi verranno a bordo presto?"
"S, appena saremo alla banchina. Pi che probabile."
"Bene. Che cosa stavi dicendo? Della Cina e di Canton?"
"Forse troppo. Abbiamo tempo di parlarne."
Blackthorne vide di nuovo la mano del portoghese gingillarsi col pacchetto sigillato e di nuovo si chiese che cosa significasse. "La tua gamba andr a posto benissimo. Entro una settimana lo saprai."
"S, ingeles."
"Non credo che vada male, non c' pus, e pensi con chiarezza, quindi anche il cervello funziona. Ti rimetterai benissimo, Rodrigues."
"Ti devo ancora una vita." Un brivido percorse il portoghese. "Mentre affogavo, non riuscivo a pensare che ai granchi che mi sarebbero entrati negli occhi. Me li sentivo frugare dentro, ingeles.  la terza volta che finisco in mare, e ogni volta  peggio."
"Io sono stato affondato quattro volte. Di cui tre dagli spagnoli."
La porta si apr e il capitano si inchin e accenn a Blackthorne di salire.
"Hai!" Blackthorne si alz. "Non mi devi niente, Rodrigues," disse gentilmente. "Mi hai dato soccorso e vita quando ero nella disperazione e io te ne sono grato. Siamo pari."
"Pu darsi, ma ascoltami, ingeles, ti dico qualche verit, per ripagarti in parte. Non dimenticarti mai che i giapponesi hanno sei facce e tre cuori. Lo dice un loro proverbio: un uomo ha un falso cuore sulle labbra, perch il mondo lo veda, un altro nel petto da mostrare agli amici intimi e alla famiglia, e uno vero, autentico, quello segreto che nessuno vede mai altri che lui, nascosto solo Dio sa dove. Sono traditori al di l dell'immaginabile, preda del vizio al di l della redenzione."
"Perch Toranaga vorr vedermi?"
"Non lo so. Per la beata Vergine! Non lo so. Torna a trovarmi, se puoi."
"S. Buona fortuna, spagnolo!"
"Col cazzo! Comunque, vai con Dio."
Blackthorne gli sorrise in risposta e poi si trov sul ponte e la testa gli gir alla vista di Osaka, della sua immensa vastit, di quel formicaio di gente, e dell'enorme castello che dominava la citt. Dal castello s'innalzava uno splendido torrione - 'quello centrale - alto sette, forse otto piani, con timpani appuntiti dai tetti incurvati a ogni piano, tegole dorate e muri azzurri.
L dentro ci sar Toranaga, pens, con un senso di gelo nelle viscere.
Un palanchino chiuso lo port a una casa imponente, dove fece il bagno e mangi - immancabilmente - zuppa di pesce, pesce crudo e cotto al vapore, verdure sott'aceto e la solita tisana calda. Invece della pappa di cereali qui gli servirono una ciotola di riso. A Napoli aveva gi visto una volta il riso: era bianco e salubre, ma insipido secondo lui. Il suo stomaco reclamava pane e carne, un pane croccante appena sfornato, coperto di burro, e un quarto di manzo e sformati, polli, birra e uova.
Il giorno dopo si present una cameriera. I vestiti datigli da Rodrigues erano stati rimessi in ordine. La donna stette a guardarlo mentre si vestiva e lo aiut a infilarsi un paio di tabi (le calze-scarpe). Fuori lo aspettava un paio di sandali nuovi, e i suoi stivali non c'erano. La donna scosse la testa, indicando i sandali e il palanchino dalle tende chiuse circondato da una schiera di samurai. Il loro capo gli fece segno di sbrigarsi a salire.
Partirono subito, con le tendine ben serrate. Gli sembrava di essere in viaggio da un secolo, quando finalmente il palanchino si ferm.
"Non avrai paura!" si ordin a voce alta e scese.
Davanti a lui stava la gigantesca entrata in pietra del castello, che si apriva in una muraglia di dieci metri, provvista di spalti, baluardi e fortificazioni. I battenti erano enormi, coperti di ferro e spalancati, la saracinesca di ferro battuto era alzata. Oltre il portone si allungava un ponte di legno, largo venti passi e lungo duecento, che attraversava il fossato e finiva con un immenso ponte levatoio e un altro portone, incassato in un secondo muro, altrettanto spesso.
Dovunque brulicavano centinaia di samurai, tutti con la stessa divisa grigio scuro: un chimono con cintura e su ogni chimono cinque piccoli stemmi rotondi, due sulle braccia, due sul petto e uno sul dorso. Lo stemma, azzurro, sembrava contenere uno o pi fiori.
"Anjin-san!"
Hiro-matsu sedeva impettito in un palanchino scoperto, sostenuto da quattro portatori in livrea. Il suo chimono era marrone e rigido, con la cintura nera, come quelli dei cinquanta samurai che lo circondavano. Anche loro avevano cinque stemmi, ma scarlatti, come quello che Blackthorne aveva visto sventolare sull'albero maestro, con l'insegna di Toranaga. Questo gruppo di samurai portava lunghe lance lucenti, con piccoli gagliardetti in cima.
Istintivamente, Blackthorne si inchin, dominato dalla maestosit di Hiro-matsu. Il vecchio gli rispose con un inchino formale, tenendo la lunga spada abbandonata in grembo, e gli accenn di seguirlo.
L'ufficiale di guardia al portone si fece avanti. Seguendo una specie di cerimoniale, lesse un documento portogli da Hiro-matsu, rivolgendo numerosi inchini e sguardi verso Blackthorne e poi tutto il gruppo attravers il ponte, scortato da numerosi Grigi, che li affiancarono.
Il profondo fossato si estendeva a pi di quindici metri sotto il ponte, per circa trecento passi per parte, poi girava, seguendo la muraglia verso nord. Non mi piacerebbe affatto dover attaccare qui, pens Blackthorne. I difensori potrebbero sacrificare la guarnigione del muro esterno e bruciare il ponte, e rimanersene al sicuro all'interno. Ges, il muro esterno deve misurare quasi un miglio quadrato e sembra spesso da sette a dieci metri... e quello interno pure. Ed  fatto di enormi massi di pietra, di almeno tre metri per tre! E tagliati perfettamente e murati senza calcina. Devono pesare come minimo cinquanta tonnellate. Meglio di quanto abbia mai visto da noi. Cannoni per l'assedio? Potrebbero certo abbattere il muro esterno ma intanto quelli di difesa farebbero altrettanti danni. Sarebbe difficile portarli fin qui e non esiste un punto pi alto da cui sparare dentro il castello. Una volta conquistato il muro esterno, i difensori potrebbero ancora respingere gli attaccanti dai bastioni. Anche se si riuscisse a portare i cannoni quass e si colpisse il muro interno, non si otterrebbe gran che. Si potrebbe danneggiare il portone, ma anche cos con quale vantaggio? Come superare il fossato?  troppo largo per i sistemi normali. Il castello dev'essere imprendibile, avendo soldati a sufficienza. Quanti ce ne sono? E quanta popolazione della citt potrebbe rifugiarvisi?
Al confronto, la Torre di Londra sembra un porcile. E tutta Hampton Court entrerebbe in un angolo!
Al successivo portone si svolse un'altra cerimoniosa lettura di documenti. Poi la strada svolt subito a sinistra, ampia e fiancheggiata da edifici fortificati, dietro mura pi o meno massicce, facili da difendere; quindi ripieg su se stessa, in un susseguirsi di deviazioni e gradini. Altro portone e altro controllo, altra saracinesca e altro ampio fossato e nuovi giri e serpeggiamenti, finch Blackthorne, che pure era un osservatore acuto, dotato di memoria eccezionale e di uno straordinario senso dell'orientamento, si sent perduto in quel labirinto cos perfetto. E sempre innumerevoli Grigi li scrutavano dall'alto di bastioni e scarpate e baluardi e parapetti. E altri ce n'erano che sorvegliavano, marciavano, si addestravano o si occupavano dei cavalli nelle scuderie all'aperto. Soldati dappertutto, a migliaia. Tutti ben armati e ben vestiti.
Blackthorne se la prese con se stesso per non aver strappato maggiori dettagli a Rodrigues. Fatta eccezione per le notizie sul Taiko e i convertiti, gi abbastanza notevoli, Rodrigues era stato assolutamente riservato... come sei stato anche tu, evitando le domande.
Concentrati, cerca delle indicazioni. Cos'ha di speciale questo castello?  enorme. No, qualcos'altro. Che cosa?
I Grigi sono forse ostili ai Marroni? Non lo capisco, sono tutti troppo seri. Blackthorne li osservava attentamente, fermandosi sui particolari. A sinistra ora vedeva un giardino ben curato, multicolore, con un fiumiciattolo e dei piccoli ponti. Adesso i muri erano pi vicini, le strade pi strette. Si stavano avvicinando al torrione. Non si scorgeva nessun civile, ma centinaia di servi e... non ci sono cannoni. Ecco la differenza!
Non hai visto neppure un cannone, non uno. Buon Dio del cielo, nessun cannone... quindi nessun'arma per gli assedi! Se tu possedessi armi moderne e i difensori no, riusciresti ad abbattere le mura, e i portoni, e a inondare il castello di proiettili infuocati, incendiandolo e conquistandolo?
Non riusciresti a superare il primo fossato. Con le armi per l'assedio creeresti delle difficolt ai difensori, ma potrebbero resistere all'infinito... con una guarnigione decisa, un numero sufficiente di uomini, e scorte di cibo, acqua e munizioni.
Come attraversare i fossati? In barca? Su zattere con delle torri?
Stava cercando di architettare un piano, quando il palanchino si ferm. Hiro-matsu scese. Si trovavano in uno stretto vicolo cieco. Una enorme porta di legno, con rinforzi di ferro, si apriva nel muro spesso sei metri che si univa alle fortificazioni del fortino sovrastante, ancora lontano dal torrione, che da quel punto era malamente visibile. Questo portone, diversamente dagli altri, era custodito da Marroni, i primi che Blackthorne vedesse all'interno del castello. E apparve chiaro che l'arrivo di Hiro-matsu li rallegrava molto.
I Grigi si voltarono e se ne andarono e Blackthorne not gli sguardi oStili dei Marroni. Dunque sono nemici!
Il portone si spalanc ed egli entr col vecchio. Lui solo. Gli altri samurai rimasero fuori.
Altri Marroni sorvegliavano il cortile interno e il giardino successivo. Attraversato il giardino, entrarono nel forte. Hiro-matsu si sfil i sandali e Blackthorne lo imit.
Il corridoio era riccamente coperto al suolo di tatami, le stuoie linde e piacevoli al piede che si trovavano in ogni casa, tranne le pi misere. Blackthorne aveva gi notato che erano tutte della stessa misura, di circa un metro per due. Pensandoci, si disse, non ho mai visto stuoie tagliate in forme o misure diverse. N ho mai visto una stanza di forma irregolare! Non sono tutte quadrate o rettangolari? Naturalmente! Questo significa che tutte le case - tutte le stanze - sono costruite in modo da contenere un numero esatto di stuoie. Sono tutte della stessa misura! Che strana cosa!
Salirono per scale tortuose, facili da difendere, percorsero altri corridoi e salirono altre scale. Le guardie erano numerose e sempre Marroni. Blackthorne vide che ora si trovavano in alto, al di sopra delle tre mura di cinta principali. La citt e il porto si stendevano sotto di loro come una trapunta a riquadri.
Il corridoio comp un angolo acuto e fin, dopo una cinquantina di passi. Blackthorne si sent in bocca il sapore della bile. Non ti preoccupare, si ammon, hai deciso gi come comportarti. Ormai sei in gioco.
Una squadra fitta di samurai ammassati, capeggiati da un giovane ufficiale, proteggeva l'ultima porta: tutti con la destra sull'elsa della spada e la sinistra sul fodero, immobili e pronti, gli occhi fissi sui due che si avvicinavano.
Hiro-matsu si sent rassicurato dal loro stato di all'erta. Erano guardie scelte personalmente da lui. Il vecchio odiava il castello e una volta di pi pens quanto fosse pericoloso per Toranaga essersi messo nelle mani del suo nemico. Il giorno prima, appena sbarcato, era corso da Toranaga, per raccontargli le proprie vicende e scoprire se niente di male fosse avvenuto in sua assenza. Tutto era quieto, anche se le spie mormoravano di pericolosi addensamenti di nemici a nord e a oriente e riferivano che i loro principali alleati, i reggenti Onoshi e Kiyama, i pi grandi daimyo cristiani, stavano per schierarsi con Ishido. Hiro-matsu aveva cambiato la guardia e la parola d'ordine e di nuovo aveva inutilmente pregato Toranaga di andarsene.
A dieci passi dall'ufficiale si ferm.
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11.
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Yoshi Naga, ufficiale di servizio, era un giovanotto di diciassette anni, di carattere cattivo e pericoloso. "Buongiorno, signore. Bentornato."
"Grazie. Il Nobile Toranaga mi aspetta?"
"S." Anche se non fosse stato atteso, Naga avrebbe lasciato passare Hiro-matsu. Toda Hiro-matsu era una delle sole tre persone al mondo cui era permesso presentarsi a Toranaga senza appuntamento, di giorno e di notte.
"Perquisite il barbaro!" ordin Naga. Era il quinto figlio di Toranaga, datogli da una delle sue concubine, e adorava il padre.
Blackthorne si sottopose con calma all'ispezione, comprendendone il motivo. I due samurai erano dei veri esperti e niente gli sarebbe sfuggito.
Naga fece un segno agli altri uomini, che si ritirarono da una parte, poi apr lui stesso la porta massiccia.
Hiro-matsu entr nell'immenso salone delle udienze. Appena superata la soglia, si inginocchi, depose la spada al suolo davanti a s, stese le mani sul pavimento e s'inchin fino a terra, restando in attesa in quella posizione di estrema umilt. Naga, sempre attento, accenn a Blatkthorne di fare altrettanto.
Blackthorne entr. La sala era larga quaranta passi e alta dieci; i tatami erano della qualit migliore, alti quattro dita e immacolati. Nella parete all'altra estremit si aprivano due porte. Vicino alla pedana, in una nicchia, c'era un vasetto di terracotta con un unico ramo di ciliegio in fiore, che riempiva la sala di colore e di fragranza. A entrambe le porte c'erano sentinelle. A dieci passi dalla pedana altri venti samurai stavano seduti a gambe incrociate, rivolti verso l'esterno del cerchio che formavano.
Toranaga sedeva sulla pedana, sopra un cuscino. Stava aggiustando una penna spezzata dell'ala di un falco incappucciato con la delicatezza di chi scolpisce l'avorio.
N lui n nessun altro nella sala diede segno di vedere Hiro-matsu, n prest attenzione a Blackthorne mentre entrava e si fermava accanto al vecchio. Ma Blackthorne, invece di imitare Hiro-matsu, si inchin come gli aveva mostrato Rodrigues, poi, tirando un profondo respiro, sedette a gambe incrociate e fiss Toranaga.
Tutti gli sguardi si volsero su di lui, ardenti di collera. La mano di Naga, fermo sulla soglia, si pos sulla spada. Hiro-matsu, per quanto ancora inchinato, aveva gi afferrato la propria.
Blackthorne si sent indifeso, ma ormai aveva scelto una via d'azione e non poteva che aspettare. Rodrigues gli aveva detto: "Con i giapponesi devi comportarti come un re," e il suo gesto, anche se non era proprio da re, era pi che sufficiente.
Lentamente Toranaga alz lo sguardo.
Una goccia di sudore apparve sulla tempia di Blackthorne, mentre tutto quello che Rodrigues gli aveva spiegato sui samurai sembrava incarnarsi in quell'unico individuo. Sent il sudore scorrergli per la guancia fino al mento. Con la forza della volont mantenne fermi gli occhi azzurri e calmo il viso.
Lo sguardo di Toranaga era altrettanto fermo. Blackthorne si sent raggiunto dal potere quasi sovrumano dell'uomo. Si obblig a contare piano fino a sei, poi abbass la testa e si inchin di nuovo leggermente, accennando un sorriso, con calma.
Toranaga lo osserv un istante, impassibile, poi torn a concentrarsi sul suo lavoro. La tensione si plac in tutta la sala.
Il falco pellegrino era una femmina, giovane. Il suo custode, un vecchio samurai nodoso in ginocchio davanti al suo signore, la reggeva come fosse stata di vetro. Toranaga tagli il calamo rotto, intinse nella colla un sottile ago di bamb e lo inser nella penna, poi delicatamente infil all'altra estremit la nuova penna gi tagliata. Ne sistem l'angolazione finch fu perfetta e poi la leg con un filo di seta. I campanellini della zampa tintinnarono ed egli plac i timori dell'animale con una carezza.
Yoshi Toranaga, signore del Kwanto - le Otto Province - capo del clan degli Yoshi, comandante generale delle Armate dell'Est, presidente del Consiglio dei reggenti, era basso, con il ventre grosso e un grosso naso. Aveva sopracciglia folte e scure, baffi e barba radi e tendenti al grigio. Nel suo viso spiccavano soprattutto gli occhi. Aveva cinquantotto anni ed era robusto per la sua et. Portava un chimono semplice, una normale divisa marrone, con la cintura di cotone, ma le sue spade erano le migliori del mondo.
"Ecco, bellezza mia," disse, con la tenerezza di un innamorato, "ora sei di nuovo tutta intera." Accarezz l'uccello con una piuma, lasciandolo appollaiato sul pugno guantato del suo falconiere. Il falco si scroll e si lisci le penne, soddisfatto. "In settimana la faremo volare."
Il falconiere si inchin e se ne and.
Toranaga si rivolse ai due uomini sulla porta. "Benvenuto, Pugno di ferro, sono contento di vederti. Questo  dunque il tuo famoso barbaro?"
"S, mio signore." Hiro-matsu si avvicin, lasciando le spade all'entrata, secondo l'uso, ma Toranaga insist perch le riprendesse.
"Mi sentirei a disagio se tu non le avessi fra le mani," concluse.
Hiro-matsu lo ringrazi, ma sedette a cinque passi di distanza. Era consuetudine che nessuna persona armata si avvicinasse di pi a Toranaga. Nella prima fila delle guardie stava Usagi, il marito della nipote preferita di Hiro-matsu, ed egli lo salut con un breve cenno. Il giovane si inchin profondamente, compiaciuto e onorato di sentirsi osservato. Forse dovrei adottarlo formalmente, si disse Hiro-matsu contento, rincuorato al pensiero della nipote e del primo pronipote, che lei gli aveva dato l'anno precedente.
"Come va la tua schiena?" chiese premuroso Toranaga.
"Bene, grazie. Ma ti confesso che sono contento di essere sceso da quella nave e di ritrovarmi sulla terraferma."
"Sento che qui hai un nuovo giocattolo con cui passare le ore, ne?"
Il vecchio rise. "Posso dirvi soltanto che le ore non sono state vuote, padrone. Non mi sentivo cos in gamba da anni."
Toranaga rise con lui. "Allora dovremo ricompensarla. La tua salute  importante per me. Posso mandarle un segno di gratitudine?"
"Ah, Toranaga-sama, siete cos buono." Hiro-matsu divent serio. "Potreste ricompensare tutti noi lasciando subito questo nido di vipere per tornare al vostro castello di Yedo, dove i vostri vassalli sono in grado di proteggervi. Qui siamo indifesi. Ishido pu in qualunque momento..."
"Lo far. Non appena il Consiglio dei reggenti avr concluso le sue riunioni." Toranaga si volt e chiam con un cenno il portoghese dalla faccia magra che sedeva paziente nell'ombra. "Vuoi farmi da interprete, amico mio?"
"Certo." Il prete avanz e con grazia consumata si inginocchi secondo lo stile giapponese accanto alla pedana. Il corpo era magro come il viso, gli occhi scuri e liquidi e con un'espressione di serena concentrazione. Portava i tabi e un chimono fluttuante, che gli si adattava bene. Alla cintura erano appesi un rosario e una croce d'oro. Salut Hiro-matsu come un suo pari, poi guard Blackthorne con gentilezza.
"Mi chiamo Martin Alvito della Compagnia di Ges, pilota. Il Nobile Toranaga mi ha chiesto di fargli da interprete."
"Digli prima che siamo nemici e che..."
"Tutto a suo tempo," lo interruppe calmo padre Alvito. Poi aggiunse: "Possiamo parlare portoghese, spagnolo o, naturalmente, latino... come preferisci."
Blackthorne non aveva scorto il prete, finch non si era fatto avanti, perch la pedana e i samurai lo nascondevano. Per, messo sull'avviso da Rodrigues, se lo aspettava, e lo detest subito per il suo modo di fare, la sua eleganza sciolta, l'aria di forza e di naturale potenza tipica dei gesuiti. Se lo era immaginato molto pi anziano, data la posizione che rivestiva e il modo in cui Rodrigues ne aveva parlato. Invece aveva praticamente la sua et. Forse qualche anno di pi.
"Portoghese," rispose, sperando tetramente che questo gli desse un lieve vantaggio. "Tu sei portoghese?"
"Ho questo privilegio."
"Sei pi giovane di quanto mi aspettassi."
"Il senor Rodrigues  molto gentile. Mi fa pi credito di quanto meriti. Ha descritto perfettamente te e anche la tua audacia."
Blackthorne lo vide girarsi a parlare affabilmente e scorrevolmente con Toranaga, e questo lo turb ancora di pi. Di tutti i presenti soltanto Hiro-matsu ascoltava e guardava con attenzione, mentre gli altri fissavano il vuoto, con facce di pietra.
"Ora, pilota, cominceremo," gli comunic padre Alvito. "Ascolterai, per favore, tutto ci che dice il Nobile Toranaga, senza interrompere, poi risponderai. D'ora in poi io tradurr quasi simultaneamente le tue parole, perci rispondi con molta attenzione."
"A che scopo? Non mi fido di te."
Padre Alvito tradusse immediatamente quelle parole a Toranaga, che si oscur.
Stai attento, si disse Blackthorne, ti tiene come un pesce nella rete! Tre ghinee contro un soldo ammaccato che ti porta dove vuole lui. Che traduca o no con precisione, devi dare a Toranaga l'impressione giusta. Pu essere l'unica occasione che ti verr offerta.
"Puoi fidarti: tradurr esattamente e nel miglior modo possibile." Il prete parlava con voce affabile, totalmente padrone della situazione. "Questa  la corte del Signore Toranaga. Io sono l'interprete ufficiale del Consiglio dei reggenti, del generale Toranaga e del generale Ishido. Il Nobile Signore mi onora da molti anni della sua fiducia. Io ti consiglio di rispondere con sincerit, perch ti posso assicurare che sa capire molto a fondo. E vorrei sottolineare che io non sono padre Sebastio, il quale , forse, troppo zelante e purtroppo non parla il giapponese molto bene, n ha, purtroppo, grande esperienza del Giappone. Il tuo arrivo improvviso gli ha tolto la grazia divina e, disgraziatamente, egli ha lasciato che il suo passato lo dominasse... i suoi genitori e fratelli e sorelle sono stati massacrati nel modo pi orribile nei Paesi Bassi dai tuoi... dalle forze del principe d'Orange. Ti chiedo di avere per lui indulgenza e piet." Sorrise benigno. "La parola giapponese per 'nemico'  teki. Se vuoi, puoi usarla. Se mi indicherai, pronunciando questa parola, Toranaga-sama capir bene cosa intendi. Io sono tuo nemico, s, pilota John Blackthorne. Completamente. Ma non il tuo assassino. A questo provvederai tu stesso."
Blackthorne sent che spiegava a Toranaga quanto aveva detto e ud pi volte la parola teki e si chiese se davvero significasse "nemico". Naturalmente s, pens. Questo prete non  come l'altro.
"Per favore, dimentica la mia esistenza, per un po'," disse padre Alvito. "Io non sono che lo strumento per trasmettere le tue risposte al Nobile Toranaga, cos come trasmetter a te le sue domande." Padre Alvito si accomod, si gir verso il signore e si inchin.
Toranaga cominci a parlare. Il prete traduceva quasi simultaneamente,
con un distacco di poche parole e la sua voce ripeteva magicamente ogni inflessione e ogni significato.
"Perch sei nemico di Tsukku-san, mio amico e interprete, che non  nemico di nessuno?" Padre Alvito aggiunse, come spiegazione: "Tsukku-san  il mio soprannome perch i giapponesi non riescono a pronunciare il mio nome. Nella loro lingua non ci sono il suono T n il suono 'th'. Tsukku  un gioco di parole sul termine giapponese fsuyau, interpretare. Per favore, rispondi alla domanda."
"Siamo nemici perch i nostri paesi sono in guerra fra loro."
"Oh? Qual  il tuo paese?"
"L'Inghilterra."
"Dov'?"
" un regno in un'isola, mille miglia a nord del Portogallo. Il Portogallo fa parte di una penisola dell'Europa."
"Da quando siete in guerra col Portogallo?"
"Da quando il Portogallo  diventato uno stato vassallo della Spagna, nel 1580, vent'anni fa. La Spagna ha conquistato il Portogallo. In realt noi siamo in guerra con la Spagna. Da circa trent'anni."
Blackthorne not la sorpresa di Toranaga e il suo sguardo scrutatore a padre Alvito, che fissava serenamente il vuoto.
"Dici che il Portogallo fa parte della Spagna?"
"S, Nobile Toranaga. La Spagna ha conquistato il Portogallo e ora in effetti sono un solo stato con lo stesso re. Ma i portoghesi sono agli ordini degli spagnoli in quasi tutto il mondo e i loro capi sono considerati di nessuna importanza nell'impero spagnolo."
Ci fu un lungo silenzio. Poi Toranaga domand qualcosa al gesuita, che sorrise e parl per alcuni minuti.
"Che cosa ha detto?" chiese Blackthorne, tagliente.
Padre Alvito non rispose ma riprese la sua traduzione quasi simultanea, copiando le inflessioni di voce, in un'esibizione virtuosistica.
Toranaga si rivolse a Blackthorne, guardandolo in faccia, con voce crudele. "Ci che ho detto non ti riguarda. Se voglio che tu sappia qualcosa, te la dir."
"Mi scuso, Toranaga-sama. Non volevo essere scortese. Posso dirvi che noi veniamo in pace..."
"Non puoi dirmi niente per il momento. Trattieni la lingua fino a quando io ti chiedo di rispondere. Hai capito?"
"S."
Errore numero uno. Controllati. Non puoi permetterti errori, si ammon.
"Perch siete in guerra con la Spagna? E il Portogallo?"
"In parte perch la Spagna vuol conquistare il mondo e noi inglesi con i nostri alleati olandesi, rifiutiamo di lasciarci conquistare. E in parte a causa della religione."
"Ah, una guerra di religione? Qual  la tua religione?"
"Sono cristiano. La nostra chiesa..."
"I portoghesi e gli spagnoli sono cristiani! Tu hai detto che la vostra religione era diversa. Qual  la tua religione?"
" cristiana.  difficile spiegarlo in poche parole semplici, Nobile Toranaga. Sono entrambe..."
"Non c' bisogno di poche parole, pilota, ma devi essere preciso. Io ho molto tempo. E sono molto paziente. Tu sei un uomo colto - evidentemente non un contadino - per cui puoi essere semplice o complicato, come vuoi, basta che tu sia chiaro. Se ti allontani dalla questione, ti ci riporter io. Che cosa stavi dicendo?"
"La mia religione  cristiana. Esistono due grandi religioni cristiane, quella protestante e quella cattolica. Gli inglesi sono quasi tutti protestanti."
"Adorate lo stesso Dio, la stessa Madonna e il Bambino?"
"No, signore, non come i cattolici." Che cosa vuole sapere? si chiedeva Blackthorne.  cattolico? Devi rispondere quello che credi lui voglia sapere, o quella che tu credi sia la verit?  anticristiano? Non ha chiamato "amico mio" il gesuita?  un simpatizzante cattolico o sta per convertirsi?
"Credete che Ges sia Dio?"
"Io credo in Dio," disse scegliendo le parole.
"Non sfuggire a una risposta diretta! Credi che Ges sia Dio? S o no?"
Blackthorne sapeva che qualunque tribunale cattolico lo avrebbe gi da tempo condannato per eresia. E anche molti tribunali protestanti, se non tutti. Anche la semplice esitazione davanti a una simile domanda costituiva l'ammissione di un dubbio. E il dubbio era eresia. "Non si pu rispondere a domande su Dio con un semplice 's' o 'no'. Ci sono delle sfumature nel 's' e nel 'no'. Non si conosce con certezza Dio se non dopo la morte. S, io credo che Ges fosse Dio, ma non lo sapr con certezza che dopo la morte."
"Perch hai spezzato la croce del prete quando sei arrivato in Giappone?"
Questa domanda non se l'era aspettata. Toranaga sapeva tutto quanto era avvenuto dal momento dell'arrivo? "Io... volevo mostrare al daimyo Yabu che il gesuita, padre Sebastio - l'unico interprete in quel momento - era un mio nemico, non degno di fiducia, almeno ai miei occhi. Perch ero sicuro che non avrebbe tradotto le mie parole fedelmente, come fa ora padre Alvito. Per esempio, ci ha accusato di essere pirati. E noi non siamo pirati, siamo venuti in pace."
"Ah, s! Pirati. Torneremo fra poco sulla pirateria. Dici che entrambe le vostre sette sono cristiane, entrambe venerano Ges Cristo? Ma l'essenza del suo insegnamento non  'amatevi l'un l'altro'?"
"S."
"E allora come potete essere nemici?"
"La loro fede... la loro versione del cristianesimo  un'interpretazione falsa delle Scritture."
"Ah! Finalmente si arriva a qualcosa. Dunque, siete in guerra per una divergenza d'opinioni su quello che  o non  Dio?"
"S."
"Questo  un motivo molto sciocco per fare la guerra."
"Sono d'accordo," ammise Blackthorne, e guard il prete. "Sono d'accordo con tutto il cuore."
"Di quante navi  composta la tua flotta?"
"Cinque."
"E tu eri il pilota-maggiore?"
"S."
"Dove sono gli altri?"
"In mare," disse Blackthorne, insistendo nella sua bugia con l'idea che Toranaga fosse stato indotto a certe domande dallo stesso padre Alvito. "Siamo stati colti dalla tempesta e dispersi. Ma dove esattamente, non lo so, signore."
"Le tue navi erano inglesi?"
"No, signore, olandesi. Venivamo dall'Olanda."
"Perch un inglese responsabile di navi olandesi?"
"Non  un fatto insolito, signore. Siamo alleati... a volte piloti portoghesi guidano navi e flotte spagnole. E, per quanto ne so, dei piloti portoghesi guidano per legge alcune delle vostre navi sull'oceano."
"Non ci sono piloti olandesi?"
"Molti, signore. Ma per un viaggio cos lungo gli inglesi sono pi esperti."
"Ma perch tu? Perch hanno voluto che tu portassi le loro navi?"
"Probabilmente perch mia madre era olandese e parlo bene la lingua e ho esperienza. Io sono stato lieto dell'occasione."
"Perch?"
"Era la mia prima occasione di navigare in queste acque. Nessuna nave inglese aveva in programma di andare cos lontano. Era l'occasione per circumnavigare la terra."
"Tu personalmente, pilota, ti sei unito alla flotta per via della tua religione e per guerreggiare contro i vostri nemici, Spagna e Portogallo?"
"Sono prima di tutto e soprattutto un pilota, signore. Nessun inglese n olandese  mai stato in queste acque finora. Noi siamo in primo luogo una flotta mercantile, anche se abbiamo i permessi di armare le navi contro il nemico nel Nuovo Mondo. Siamo venuti in Giappone per commerciare"
"Che cosa sono i permessi di armare le navi?"
"Licenze concesse dalla Corona, o dal governo, che conferiscono il potere di guerreggiare contro il nemico."
"Ah! E i vostri nemici sono qui. Pensate di muovere guerra contro di loro qui?"
"Non sapevamo che cosa avremmo trovato qui, signore. Siamo venuti soltanto per commerciare. Il vostro paese  quasi sconosciuto,  una leggenda. I portoghesi e gli spagnoli non parlano certo di questa regione del mondo."
"Rispondi alla domanda. I vostri nemici sono qui. Avete intenzione di muovere guerra contro di loro qui?"
"Se loro la faranno contro di me, s."
Toranaga si mosse, irritato. "Ci che fate in mare o nei vostri paesi  affar vostro. Ma qui c' una sola legge per tutti e gli stranieri restano nel nostro paese solo col nostro permesso. Qualunque agitazione o sommossa pubblica viene punita immediatamente con la morte. Le nostre leggi parlano chiaro ed esigono l'obbedienza. Hai capito?"
"S, signore. Ma noi siamo venuti in pace, siamo venuti per commerciare. Non potremmo parlare di commercio, signore? Io avrei bisogno di carenare la mia nave e ripararla... possiamo pagare tutto. E poi c' il probl..."
"Quando vorr parlare di commercio o di altro, te lo dir. Nel frattempo, per favore, devi limitarti a rispondere alle domande. Dunque, ti sei unito alla flotta per guadagnare, non per senso del dovere o di lealt? Per denaro?"
"S.  il nostro costume signore. Essere pagati e ricevere parte di ogni... commercio e di tutti i beni nemici catturati."
"Perci sei un mercenario?"
"Sono stato ingaggiato come pilota-maggiore per guidare la spedizione. S." Blackthorne avvertiva l'ostilit di Toranaga, ma non ne capiva la ragione. Che cosa ho detto di sbagliato? Ma il prete non mi ha avvertito che mi sarei ucciso da me stesso?
" un costume abituale da noi, Toranaga-sama," ripet.
Toranaga si mise a conversare con Hiro-matsu ed evidentemente le loro opinioni concordavano. A Blackthorne parve di leggere sulle loro facce il disgusto. Perch? Era chiaro che si riferiva alla parola "mercenario". E cosa c' di male? Non devono essere pagati tutti? Come ci si guadagna la vita, altrimenti? Anche se si ereditano delle terre, si deve poi...
"Hai detto prima che siete venuti per commerciare pacificamente," stava dicendo Toranaga. "Perch allora avete tanti cannoni e polvere e moschetti e munizioni?"
"I nostri nemici spagnoli e portoghesi sono molto forti e potenti, Nobile Toranaga. Dobbiamo proteggerci e..."
"Vuoi dire che le vostre sono solo armi difensive?"
"No. Non le usiamo soltanto per difenderci, ma anche per attaccare il nemico. E ne produciamo in abbondanza per venderle, le migliori del mondo. Forse potremmo commerciare in questo campo, o con le altre merci che portavamo."
"Chi  un pirata?"
"Un fuorilegge. Un uomo che violenta, uccide o saccheggia per interesse personale."
"Non  lo stesso che mercenario? E tu non sei questo? Un pirata e un capo di pirati?"
"No. La verit  che le mie navi hanno permessi di armarsi concessi dai legali governanti dell'Olanda, che ci autorizzano a portare la guerra in tutti i mari e i luoghi dominati fino a oggi dai nostri nemici. E a trovare mercati per le nostre merci. Per gli spagnoli - e molti portoghesi - siamo, s, pirati, ed eretici religiosi, ma vi ripeto, in verit non lo siamo."
Padre Alvito fin di tradurre, e si mise a parlare, con calma ma con fermezza, a Toranaga.
Vorrei potergli parlare altrettanto direttamente, pens Blackthorne, imprecando fra s. Toranaga guard Hiro-matsu e il vecchio chiese varie cose al gesuita, che rispose diffondendosi a lungo. Poi Toranaga torn a voltarsi verso Blackthorne e la sua voce suon ancora pi severa.
"Tsukku-san dice che queste 'Olande' - i Paesi Bassi - sono state vassalle del re spagnolo fino a pochi anni fa.  vero?"
S.
"Quindi i Paesi Bassi, i tuoi alleati, sono in stato di rivolta contro il loro legittimo sovrano?"
"Combattono contro gli spagnoli, s. Ma..."
"E questa non  ribellione? S o no?"
"S, ma esistono delle circostanze attenuanti, molto gravi..."
"Non esistono 'circostanze attenuanti' quando si arriva alla ribellione contro un sovrano."
"A meno che si vinca."
Toranaga lo fiss con intensit. Poi rise fragorosamente. Sempre ridendo disse qualcosa a Hiro-matsu e questi annu.
"S, signor straniero dal nome impossibile, s. Hai indicato l'unica circostanza attenuante." Un'altra risatina, poi il buon umore spar rapido com'era arrivato. "Vincerete?"
"Hai."
Toranaga parl di nuovo, ma il gesuita non tradusse subito. Stava sorridendo stranamente, con gli occhi fissi su Blackthorne. Poi sospir e chiese: "Ne sei molto sicuro?"
"Questo lo ha detto lui o lo dici tu?"
"Lo ha detto il Nobile Toranaga. Il mio... lo ha detto lui."
"S. Rispondigli di s, ne sono sicurissimo. Potrei spiegare perch?"
Padre Alvito si rivolse a Toranaga, molto pi a lungo di quanto richiedesse quella frase. Sei calmo come ti dimostri? avrebbe voluto domandargli Blackthorne. Qual  la chiave che pu aprire te? Come ti posso distruggere?
Toranaga parl ed estrasse dalla manica un ventaglio. Padre Alvito riprese a tradurre con la stessa scostante freddezza, piena di ironia. "S, pilota, puoi dirmi perch pensi che vincerete questa guerra."
Blackthorne lott per conservare la propria sicurezza, conscio di come il prete lo dominasse. "Attualmente noi abbiamo la supremazia su tutti i mari in Europa. Sulla maggior parte di essi," si corresse. Non lasciarti trasportare, di' la verit. Modificala leggermente, come certo la modifica il gesuita, ma che sia la verit. "Noi inglesi abbiamo distrutto due grandi flotte da guerra spagnole e portoghesi - che volevano invaderci - ed  molto difficile che essi riescano ad allestirne delle altre. La nostra piccola isola  una fortezza e adesso siamo al sicuro. La nostra marina domina i mari. Le nostre navi sono pi veloci, pi moderne e meglio armate. Gli spagnoli non sono riusciti a sconfiggere gli olandesi dopo pi di cinquant'anni di terrore, di Inquisizione e di sangue. I nostri alleati sono saldi e forti. Stanno dissanguando a morte l'impero spagnolo. Noi vinceremo perch siamo padroni dei mari e perch il re spagnolo, nella sua vuota superbia, non vuole dare la libert a un popolo straniero."
"Voi siete padroni dei mari? Anche dei nostri? Quelli intorno alle nostre coste?"
"Naturalmente no, Toranaga-sama. Non volevo sembrarvi arrogante. Mi riferivo, naturalmente, ai mari d'Europa, anche se..."
"Bene, sono contento che questo sia chiaro. Che altro dicevi..."
"Anche se in tutti i mari aperti presto spazzeremo via il nemico," rispose chiaramente Blackthorne.
"Hai detto il 'nemico'. Forse siamo anche noi vostri nemici? E allora? Cercherete di affondare le nostre navi e devastare le nostre rive?"
"Non riesco a concepire l'idea di essere vostri nemici."
"Io s, molto facilmente. E in quel caso?"
"Se voi muoveste contro il mio paese, vi attaccherei e cercherei di battervi," rispose Blackthorne.
"E se il vostro capo vi ordinasse di attaccarci qui?"
"Cercherei di dissuaderlo, con tutte le mie forze. E la nostra regina ascolterebbe. Lei..."
"Su di voi regna una regina? Non un re?"
"S, Toranaga-sama. La nostra regina  saggia. Non darebbe... non potrebbe dare un ordine cos privo di saggezza."
"E se lo facesse? O se lo facesse il vostro capo legittimo?"
"Allora raccomanderei l'anima a Dio, perch certamente morirei. In un modo o nell'altro."
"S. Moriresti. Tu e tutte le tue squadre." Toranaga tacque per un momento, poi riprese. "Quanto ci avete impiegato per arrivare qui?"
"Quasi due anni. Per essere preciso: un anno, undici mesi e due giorni. Un percorso marittimo di circa quattromila leghe."
Padre Alvito tradusse, poi aggiunse una sua spiegazione. Toranaga e Hiro-matsu gli rivolsero delle domande e il prete annu e rispose. Toranaga si sventagliava, pensoso.
"Ho convertito il tempo e la distanza, pilota Blackthorne, nelle loro unit di misura," spieg cortesemente il gesuita.
"Grazie."
Toranaga si rivolse direttamente a lui. "Come siete arrivati? Seguendo quale rotta?"
"Per lo Stretto di Magellano. Se avessi le mie mappe e i miei rutter potrei indicarvelo chiaramente, ma sono stati rubati, sono stati portati via dalla mia nave, insieme ai permessi e a tutte le mie carte. Se voi..."
Blackthorne si ferm mentre Toranaga si rivolgeva brusco a Hiro-matsu, che appariva altrettanto turbato.
"Tu asserisci che tutte le tue carte sono state portate via... rubate?"
S.
"Se  vero,  terribile. Noi odiamo il furto, in Giappone. La punizione per il furto  la morte. Si indagher immediatamente su questa questione. Mi sembra incredibile che un giapponese, qualunque giapponese, abbia compiuto un simile gesto, anche se qua e l esistono degli sporchi banditi e pirati."
"Forse le mie carte sono state messe in un altro posto," disse Blackthorne, "e portate al sicuro. Ma hanno molto valore, Nobile Toranaga. Senza le mie mappe, sarei come un cieco in un labirinto. Volete che vi spieghi la mia rotta?"
"S, ma pi tardi. Prima dimmi perch avete voluto giungere cos lontano."
"Siamo venuti per commerciare, in pace," ripet Blackthorne, dominando la sua impazienza. "Per commerciare e tornare a casa. Per fare pi ricchi voi e noi. E tentare..."
"Pi ricchi voi e noi? Chi dei due  pi importante?"
"Entrambi i contraenti devono trarre vantaggio dal commercio, naturalmente, e gli affari devono essere onesti. Noi cerchiamo accordi commerciali a lunga scadenza. Vi proporremo condizioni pi vantaggiose dei portoghesi e degli spagnoli, e con servizi migliori. I nostri mercanti..." Blackthorne s'interruppe al risuonare di voci alte fuori dalla porta. Hiro-matsu e met delle guardie in un istante furono sulla soglia, mentre le altre si stringevano saldamente intorno alla pedana. Anche i samurai di guardia alle porte interne si misero in posizione di difesa.
Toranaga non si mosse e si rivolse a padre Alvito.
"Devi venire qua, capitano Blackthorne, lontano da quella porta," lo esort con controllata urgenza il padre. "Se tieni alla vita, non muoverti di scatto e non parlare." Poi il prete si avvicin lentamente alla porta interna di sinistra e si sedette.
Blackthorne, a disagio, si inchin a Toranaga, che lo ignor, poi and con prudenza verso il prete, perfettamente consapevole che il colloquio, dal suo punto di vista, era stato un disastro. "Che cosa succede?" sussurr, sedendosi.
Le guardie vicino a lui si irrigidirono minacciose e il prete si affrett a rassicurarle. "Un'altra parola, e sarai un uomo morto," disse poi a Blackthorne, pensando: prima , meglio . Con lentezza misurata estrasse dalla manica un fazzoletto e si asciug le mani sudate. Gli ci erano volute tutta la sua forza di volont e tutta la sua esperienza per restare calmo e condiscendente durante il colloquio con l'eretico, colloquio che era stato peggio di quanto lui e il padre-visitatore si fossero aspettati.
"Dovrai essere presente?" gli aveva chiesto il padre la sera prima.
"Toranaga mi ha chiamato specificamente."
"Credo che sia molto pericoloso per te e per tutti noi. Forse potresti darti malato. Essendo presente, sarai costretto a tradurre quello che dice il pirata... e stando alle notizie scritte da padre Sebastio quell'uomo  un diavolo, astuto come un ebreo."
"Sar molto meglio che io sia presente, eminenza. Per lo meno potr intercettare alcune delle menzogne pi smaccate di Blackthorne."
"Perch  venuto qua? Perch adesso, quando tutto stava tornando alla perfezione? Veramente hanno altre navi nel Pacifico?  possibile che abbiano spedito una flotta contro Manila? Non che mi importi qualcosa di quella citt pestilenziale o delle altre colonie spagnole nelle Filippine, ma una flotta nemica nel Pacifico! Porterebbe delle terribili complicazioni per noi in Asia. E se il pirata riuscisse a farsi ascoltare da Toranaga o da Ishido, o da uno dei daimyo pi potenti... ebbene, sorgerebbero delle difficolt spaventose, a dir poco."
"Blackthorne  una realt. Per fortuna siamo in condizioni di trattare con lui."
"Dio mi  giudice che, se non fossi certo del contrario, penserei quasi che gli spagnoli - o pi probabilmente i loro sconsiderati servi, i francescani e i benedettini - lo abbiano mandato qui deliberatamente per mettere nei guai noi."
"Forse  stato cos, eminenza. Non esiste nulla che i frati non farebbero per distruggerci. Ma soltanto per gelosia, perch noi riusciamo dove loro falliscono! Certo Dio mostrer quanto sia sbagliato il loro cammino! Forse l'inglese si 'toglier di mezzo' prima di recare danno. I suoi rutter provano chi sia in realt: un pirata, capo di pirati!"
"Leggili a Toranaga, Martin. Le parti in cui descrive il saccheggio degli insediamenti indifesi dall'Africa al Cile, e l'elenco del bottino e di tutte le stragi."
"Forse sarebbe meglio aspettare, eminenza. Potremo sempre mostrare i rutter a suo tempo. Auguriamoci che si condanni da s, anche senza quei documenti."
Padre Alvito si asciug di nuovo le palme delle mani. Sentiva su di s lo sguardo di Blackthorne. Che Dio abbia piet di te, pens. Dopo quanto hai detto oggi a Toranaga, la tua vita non vale un soldo bucato, e, peggio ancora, la tua anima  al di l di ogni redenzione. Sei crocifisso, anche senza i tuoi rutter. Dobbiamo rimandarli a padre Sebastio, cos che possa restituirli a Mura? Che farebbe Toranaga se le carte non venissero pi ritrovate? No, sarebbe troppo pericoloso per Mura.
La porta sull'altro lato della stanza si apr di colpo.
"Il Nobile Ishido desidera vedervi, signore," annunci Naga. "...  qui in corridoio e desidera vedervi. Subito, dice."
"Tutti voi, ai vostri posti!" ordin Toranaga ai suoi uomini, che obbedirono all'istante, sedendo per rivolti verso la porta, con Hiro-matsu davanti a tutti, e con le spade semisfilate dal fodero. "Naga-san, annuncia al Nobile Ishido che  sempre il benvenuto e invitalo a entrare."
Un uomo alto entr nella sala. Lo seguivano dieci suoi uomini - Grigi - che per rimasero accanto alla porta e, a un suo segno, sedettero sul pavimento.
Toranaga si inchin secondo l'etichetta e l'altro gli rispose con altrettanta formalit.
Padre Alvito benedisse la fortuna di trovarsi presente. L'imminente scontro fra i due capi rivali avrebbe influito in modo determinante sul futuro dell'impero e su quello della Madre Chiesa in Giappone, perci ogni minima indicazione e notizia che aiutasse i gesuiti a decidere da quale parte schierarsi, era di importanza incommensurabile. Ishido era un buddista zen, fanaticamente anticristiano, Toranaga era pure un buddista zen, ma simpatizzava apertamente per i cristiani. Per la maggior parte dei daimyo cristiani sostenevano Ishido, per paura - una paura giustificata, secondo padre Alvito - dell'ascendente di Toranaga. Temevano infatti che Toranaga, se fosse riuscito a eliminare dal Consiglio dei reggenti l'influenza di Ishido, usurpasse tutto il potere. E una volta in possesso di un simile potere, ritenevano che avrebbe messo in vigore gli editti di espulsione del Taiko, e cancellato dal paese la Vera Fede. Se invece Toranaga fosse stato eliminato, la successione, per quanto debole, sarebbe stata assicurata e la Madre Chiesa avrebbe prosperato.
Come vacillava la fedelt dei daimyo cristiani, cos avveniva con i daimyo di tutta la nazione, e l'equilibrio del potere fra i due capi ondeggiava di continuo, tanto che nessuno sapeva con certezza quale fazione fosse, in realt, la pi potente. Neppure lui, padre Alvito, l'europeo meglio informato dell'impero, poteva prevedere con sicurezza con chi si sarebbero schierati i daimyo cristiani, una volta che lo scontro fosse stato esplicito, n quale fazione potesse prevalere. Osserv Toranaga scendere dalla pedana, attraversando il cerchio di sicurezza dei suoi uomini.
"Benvenuto, Nobile Ishido. Sedete, vi prego," e Toranaga accenn al cuscino sulla pedana. "Desidero che siate comodo."
"Grazie, no, Nobile Toranaga." Ishido Kazunari era snello e bruno e molto duro e asciutto. Aveva un anno in meno di Toranaga. La loro inimicizia era antica. Ottantamila samurai, dentro e intorno al castello di Osaka, obbedivano agli ordini di Ishido, perch era comandante della guarnigione - e quindi comandante della guardia del corpo dell'erede - comandante generale delle Armate dell'Ovest, conquistatore della Corea, membro del Consiglio dei reggenti e formalmente ispettore generale di tutti gli eserciti del defunto Taiko. che rappresentavano legalmente tutti gli eserciti di tutti i daimyo dell'intero regno.
"Grazie, no," ripet. "Mi sentirei in imbarazzo trovandomi comodo mentre voi non lo siete. Un giorno prender il vostro cuscino, ma oggi no."
Una reazione rabbiosa insorse nei Marroni alla minaccia sottintesa nelle parole di Ishido, ma Toranaga rispose con amabilit: "Siete giunto in un momento opportuno. Stavo per concludere il colloquio con il nuovo barbaro. Tsukku-san, vi prego, ditegli di alzarsi in piedi."
Il prete obbed. Anche all'altro capo della stanza avvertiva l'ostilit di Ishido. Oltre a essere anticristiano, Ishido aveva sempre condannato violentemente la presenza degli europei e voleva che l'impero fosse loro chiuso per sempre.
Ishido osserv Blatkthorne con evidente disgusto. "Avevo sentito dire che era brutto, ma non immaginavo che lo fosse tanto. Si racconta che sia un pirata.  vero?"
"Potete dubitarne? E anche un bugiardo."
"Allora, prima di crocifiggerlo, lasciatemelo per una mezza giornata, vi prego: forse l'erede si divertir a vederlo con la testa ancora sul collo." Ishido rise aspro. "O forse si potrebbe insegnargli a ballare come un orso, cos poi lo mandereste in mostra per tutto l'impero, con un cartello: Il Mostro dell'Est."
Anche se era vero che Blackthorne era giunto dai mari orientali - mentre i portoghesi arrivavano sempre dal sud e quindi venivano chiamati "barbari meridionali" - Ishido manifestamente sottintendeva che il vero mostro era Toranaga, il padrone delle province orientali.
Toranaga sorrise, come se non avesse capito. "Siete dotato di grande umorismo, Nobile Ishido," osserv. "Ma sono d'accordo con voi che prima verr allontanato il barbaro, meglio sar.  tortuoso, arrogante, chiassoso... una curiosit, s, ma di scarso valore, e assolutamente maleducato. Naga-san, mandalo con qualche uomo fra i criminali comuni. Tsukku-san, ditegli di seguirli."
"Pilota, devi seguire questi uomini."
"Dove devo andare?"
Padre Alvito esit. Era lieto di aver vinto, ma il suo avversario era coraggioso e possedeva un'anima immortale che si poteva ancora salvare. "Sarai messo in prigione," rispose.
"Fino a quando?"
"Non lo so, figlio mio. Fino a quando vorr Toranaga-sama."
...
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...
12.
...
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...
Guardando il barbaro uscire dalla sala, Toranaga con rimpianto distolse la mente dallo sconcertante colloquio avuto con lui, per affrontare il pi immediato problema di Ishido.
Toranaga aveva deciso di non mandare via il gesuita, sapendo che la sua presenza avrebbe ulteriormente irritato Ishido, anche se quella presenza per lui poteva essere rischiosa. Meno stranieri sono al corrente, meglio . Meno sa chiunque, meglio , pensava. L'influenza di Tsukku-san sui daimyo cristiani sar a mio favore o contro di me? Fino a oggi mi sarei fidato di lui, senza alcun dubbio, ma durante l'incontro col barbaro sono emersi elementi strani, che ancora non ho capito.
Ishido, premeditatamente, trascur il solito cerimoniale per venire subito al punto: "Debbo chiedervelo ancora una volta: qual  la vostra risposta al Consiglio dei reggenti?"
"Ripeto di nuovo: quale presidente del Consiglio dei reggenti non ritengo necessaria una risposta. Ho stretto alcune parentele prive di importanza e non occorre nessuna risposta."
"Avete fidanzato vostro figlio Naga-san con la figlia del Nobile Masamune - avete sposato una nipote col figlio e erede del Nobile Zataki - e un'altra nipote col figlio del Nobile Kiyama. Sono tutti matrimoni con dei feudatari e loro congiunti stretti e quindi non sono di poca importanza e sono del tutto opposti agli ordini del nostro padrone."
"Il nostro defunto padrone, il Taiko,  morto da un anno. Disgraziatamente. S, rimpiango la morte di mio cognato e avrei preferito che fosse ancora tra noi e reggesse il destino dell'impero." Con gentilezza, girando il coltello in una ferita sempre aperta, Toranaga aggiunse: "Se mio cognato fosse vivo, certo approverebbe queste unioni. Le sue norme si riferivano a matrimoni che minacciassero la successione nella sua casata. Io non minaccio questa casata n mio nipote Yaemon, l'erede. Io sono semplicemente signore del Kwanto. Non cerco altri territori. Sono in pace con i miei vicini e voglio che la pace continui. In nome di Budda, non sar io il primo a rompere la pace."
Per sei secoli il regno era stato dilaniato da un'incessante guerra civile. Trentacinque anni prima un daimyo minore, Goroda, si era impadronito di Kyoto, sostenuto soprattutto da Toranaga. Nel corso dei successivi vent'anni quel guerriero era riuscito miracolosamente a sottomettere mezzo Giappone, aveva innalzato una montagna di teschi e si era proclamato dittatore, pur non essendo abbastanza potente per implorare dall'imperatore regnante il titolo di Shogun, anche se la sua ascendenza risaliva confusamente a un ramo dei Fujimoto. Poi, sedici anni prima, Goroda era stato assassinato da uno dei suoi generali e il suo potere era passato nelle mani del suo maggiore vassallo e miglior generale, il contadino Nakamura.
In quattro brevi anni il generale Nakamura, spalleggiato da Toranaga, aveva eliminato i discendenti di Goroda ed era diventato padrone di tutto il paese, con un potere assoluto e unico, primo esempio nella storia di un uomo capace di soggiogare tutto il regno. In trionfo si era presentato a Kyoto, per rendere omaggio a Go-Nijo, Figlio del Cielo. Ed essendo nato contadino, Nakamura aveva dovuto accontentarsi del titolo meno importante di Kwampaku, consigliere capo, a cui in seguito aveva rinunciato a favore del proprio figlio, prendendo per s il titolo di Taiko. Ma ogni daimyo gli si inchinava, anche Toranaga. Incredibilmente, per dodici anni la pace aveva regnato. Il Taiko era morto l'anno prima.
"In nome di Budda," ripet Toranaga, "non sar io il primo a rompere la pace."
"Ma farete la guerra?"
"Un saggio si tiene pronto al tradimento. In ogni provincia esistono dei malvagi. Alcuni in alte posizioni. Entrambi sappiamo come il tradimento non abbia limiti nel cuore degli uomini." Toranaga si irrigid. "Dove il Taiko" aveva lasciato come sua eredit l'unione, ora siamo divisi: il mio Est e il vostro Ovest. Il Consiglio dei reggenti  diviso. I daimyo sono ai ferri corti. Un Consiglio non pu governare un villaggio infestato dai vermi, figuriamoci dunque un impero. Pi presto il figlio del Taiko sar maturo e pronto, meglio sar. Pi presto avremo un altro Kwampaku, meglio sar."
"O forse uno Shogun?" chiese Ishido con tono insinuante.
"Kwampaku o Shogun o Taiko, il potere  lo stesso," rispose Toranaga. "Qual  il valore reale di un titolo? L'unica cosa importante  il potere. Goroda non divent mai Shogun. Nakamura fu pi che soddisfatto di essere Kwampaku e poi Taiko. Egli governava, ed  questo che conta. Che importa che mio cognato fosse stato un tempo contadino? Che importa che la mia famiglia sia antica? Che importa che voi siate di umili origini? Siete un generale, un Nobile e membro del Consiglio dei reggenti."
Importa molto, pens Ishido. Tu lo sai, e io lo so. Ogni daimyo lo sa. E anche il Taiko lo sapeva. "Yaemon ha sette anni. Fra sette anni sar Kwampaku. Fino ad allora..."
"Fra otto anni, generale Ishido. Questa  la nostra legge storica. Quando mio nipote compir quindici anni, sar adulto e ricever la sua eredit. Fino ad allora noi cinque reggenti governeremo in suo nome. Questa era la volont del nostro padrone scomparso."
"S. E aveva ordinato anche che i reggenti non prendessero ostaggi. La Nobile Ochiba, madre dell'erede, vive in ostaggio nel vostro castello di Yedo, per proteggere la vostra sicurezza qui, e questo rappresenta una violazione della volont del Taiko. Voi avete accettato formalmente di obbedire alle sue condizioni, come tutti i reggenti. Avete addirittura firmato col vostro sangue il documento."
Toranaga sospir. "La Nobile Ochiba  in visita a Yedo, dove la sua unica sorella sta per dare alla luce un figlio. Sua sorella  moglie del mio figlio ed erede. Il posto di mio figlio, mentre io sono qui,  a Yedo. Che cosa c' di pi naturale che una sorella si rechi presso l'altra in una simile occasione? Non viene forse giustamente onorata? Forse avr un primo nipote."
"La madre dell'erede  la dama pi importante dell'impero. Non dovrebbe trovarsi in..." Ishido stava per dire "mani nemiche", ma si trattenne, "...una citt a lei estranea." Fece una pausa, poi aggiunse, molto chiaramente: "Il Consiglio vorrebbe che oggi stesso le ordinaste di rientrare a casa sua."
Toranaga evit il tranello. "Vi ripeto, la Nobile Ochiba non  un ostaggio e quindi non ho, n ho mai avuto, il diritto di darle degli ordini."
"Allora user altri termini: il Consiglio esige la sua presenza a Osaka immediatamente."
"Chi lo chiede?"
"Io. Il Nobile Sugiyama. Il Nobile Onoshi e il Nobile Kiyama. Inoltre siamo tutti d'accordo di aspettare qui fino a quando lei non sar tornata a Osaka. Ecco le firme."
Toranaga era livido. Fino ad allora aveva manovrato il Consiglio in modo che i voti fossero sempre due contro tre. Non era mai riuscito a ottenere una maggioranza di quattro voti contro Ishido, ma neppure Ishido ci era riuscito. Quattro a uno significava isolamento e disastro. Perch Onoshi lo aveva abbandonato? E Kiyama? Erano stati dei nemici implacabili anche prima di convertirsi alla religione straniera. Che forza possedeva adesso Ishido su di loro?
Ishido cap di aver scosso l'avversario, ma gli mancava ancora una mossa per rendere la vittoria completa. Port a conclusione il piano concertato con Onoshi. "Noi reggenti abbiamo deciso tutti d'accordo che  ora di finirla con chi medita di usurpare il potere del defunto padrone e uccidere l'erede. I traditori saranno condannati. Saranno trascinati per le vie come criminali comuni, con tutti i loro discendenti. Fujimoto, Takashima, di alte o di umili origini, chiunque siano. Anche i Minowara!"
Un fremito di rabbia percorse tutti i samurai di Toranaga, perch un tale sacrilegio contro le famiglie semiregali era inconcepibile; poi il giovane Usagi, marito della nipote di Hiro-matsu, balz in piedi, rosso in volto per l'ira. Estrasse la spada lunga e si lanci contro Ishido, con la lama nuda brandita a due mani, pronto a piombare su di lui.
Ishido era pronto al colpo mortale e non fece nessun gesto per difendersi. Proprio questo aveva progettato e sperato, e i suoi uomini avevano ricevuto l'ordine di non intervenire se non dopo la sua morte. Se lui, Ishido, fosse stato ucciso in quel momento, in quel luogo, da un samurai di Toranaga, l'intera guarnigione di Osaka avrebbe potuto legittimamente gettarsi su Toranaga e ucciderlo, senza pensare all'ostaggio. Poi la Nobile Ochiba sarebbe stata eliminata per vendetta dai figli di Toranaga e i reggenti rimasti sarebbero stati costretti a muovere tutti uniti contro il clan degli Yoshi che, isolato, sarebbe stato cancellato dall'impero. Soltanto allora la successione sarebbe stata garantita all'erede e lui, Ishido, avrebbe compiuto il suo dovere verso il Taiko.
Ma il colpo non arriv a destinazione. All'ultimo momento Usagi torn in s e tremando ringuain la spada.
"Vi chiedo perdono, Toranaga-sama," esclam, prostrandosi a terra. "Non ho saputo sopportare la vergogna di... di vedervi costretto ad ascoltare simili... simili ingiurie. Vi chiedo il permesso, domandando perdono, vi chiedo il permesso di fare seppuku immediatamente, perch non posso vivere con questa vergogna."
Per quanto fosse rimasto fermo, Toranaga si era preparato a impedire il colpo e sapeva che Hiro-matsu e gli altri erano altrettanto pronti e che probabilmente Ishido sarebbe stato solamente ferito. Capiva anche perch Ishido fosse stato cos ingiurioso e duro. Ti ripagher con interessi enormi, Ishido, si ripromise in silenzio.
Rivolse la sua attenzione al giovane inginocchiato. "Come hai osato pensare che nelle parole del Nobile Ishido ci fosse l'intenzione di ingiuriare me? Evidentemente non sarebbe mai stato cos scorretto. E come osi ascoltare conversazioni che non ti riguardano... No, non ti sar permesso di fare seppuku. Quello  un onore. Tu non hai onore n disciplina. Verrai crocifisso oggi come un criminale comune. Le tue spade verranno spezzate e seppellite nel villaggio eta. Tuo figlio verr sepolto nel villaggio eta. La tua testa sar infilzata su una picca, perch tutto il popolo possa deriderla e porter un cartello: QUEST'UOMO  NATO SAMURAI PER SBAGLIO. IL SUO NOME CESSA DI ESISTERE!"
Con uno sforzo supremo Usagi controllava il suo ansito, ma il sudore gli scorreva sul viso e la vergogna di quel sudore lo torturava. Si inchin a Toranaga, accettando con calma apparente il suo destino.
Hiro-matsu avanz e strapp le spade dalla cintura del giovane.
"Nobile Toranaga," disse con solennit, "col vostro permesso, mi occuper personalmente dell'esecuzione dei vostri ordini."
Toranaga annu. Il giovane si inchin un'ultima volta poi cominci ad alzarsi, ma Hiro-matsu lo rigett sul pavimento. "I samurai camminano," disse. "E gli uomini. Ma tu non sei n l'uno n l'altro. Tu andrai alla morte strisciando."
In silenzio Usagi obbed.
E tutti nella stanza si sentirono rincuorati dalla forza di autodisciplina che il giovane mostrava adesso, e dal suo coraggio. Sarebbe rinato samurai, si dissero contenti.

13
Quella notte Toranaga non riusciva a dormire. Era un avvenimento eccezionale, perch di solito era capace di rinviare al giorno seguente anche i problemi pi urgenti, conscio che il giorno seguente, se fosse stato vivo, li avrebbe risolti al meglio delle sue capacit. Da lungo tempo sapeva che un sonno tranquillo pu fornire una risposta a quasi tutti i dilemmi. E se non era cos, che importava in fondo? La vita non era forse una goccia di rugiada in una goccia di rugiada?
Ma quella notte aveva troppe domande su cui meditare, che lo lasciavano perplesso.
Che far con Ishido?
Perch Onoshi  passato al nemico?
Come mi devo comportare con il Consiglio?
Ci si sono di nuovo immischiati i preti cristiani?
Da che parte verr il prossimo tentativo di assassinio?
Quando sar il momento di occuparmi di Yabu?
E che fare con il barbaro?
Diceva la verit?
Strano che il barbaro sia uscito dai mari orientali proprio in questo momento.  un presagio? Toccher forse al suo karma essere la scintilla che accende le polveri?
Karma era una parola indiana che i giapponesi avevano adottato e faceva parte della filosofia buddista: si riferiva al destino di un individuo in questa vita, il destino immutabile fissato per lui dalle azioni compiute in una vita precedente, di cui quelle buone davano una posizione migliore nella vita presente, quelle cattive una peggiore. Allo stesso modo le azioni di questa vita avrebbero influito sulla prossima reincarnazione. Un individuo continuava a rinascere in questo mondo di dolore fino a quando, dopo aver sopportato e sofferto e imparato attraverso molte reincarnazioni, giungeva infine alla perfezione e al nirvana, il luogo della Pace Perfetta, da cui non si dovr pi tornare a soffrire la reincarnazione.
Strano che Budda o qualche altro dio o forse solo il karma avesse portato l'Anjin-san proprio nel feudo di Yabu. Strano che fosse sbarcato proprio nel villaggio in cui Mura, capo segreto dello spionaggio dell'Izu, si era sistemato tanti anni prima sotto il naso del Taiko e del sifilitico padre di Yabu. Strano che Tsukku-san si trovasse a fare da interprete qui a Osaka e non a Nagasaki, dove si sarebbe normalmente trovato. E che anche il sacerdote capo dei cristiani fosse a Osaka, e anche il capitano-generale dei portoghesi. Strano che il pilota Rodrigues fosse pronto a condurre Hiro-matsu ad Anjiro in tempo per catturare il barbaro vivo e impadronirsi dei cannoni. E poi c' anche Kasigi Omi, il figlio dell'uomo che mi dar la testa di Yabu, se appena alzo un dito.
Com' splendida la vita e com' triste! Come fuggevole, senza passato e senza futuro. Solo un infinito presente.
Toranaga sospir. Una cosa  certa: il barbaro non se ne andr mai, n vivo n morto. Appartiene al regno per sempre.
Le sue orecchie afferrarono un suono quasi impercettibile di passi e la spada fu subito pronta. Ogni notte cambiava stanza da letto, guardie e parola d'ordine, a caso, per proteggersi dagli assassini sempre in agguato. I passi si fermarono fuori dallo shoji, poi gli giunse la voce di Hiro-matsu e l'inizio della parola d'ordine: "Se la Verit  gi chiara, a che scopo meditare?"
"E se la Verit  nascosta?" rispose Toranaga.
" gi chiara," rispose a sua volta, come concordato, Hiro-matsu. La citazione era tolta da Saraha, l'antico maestro di buddismo tantra.
"Entra."'
Solo dopo aver constatato che si trattava veramente del suo consigliere, Toranaga ripose la spada. "Siediti."
"Ho sentito che non dormivate. E ho pensato che forse avevate bisogno di qualcosa."
"No, grazie." Toranaga osserv le rughe profonde intorno agli occhi del vecchio. "Sono contento di vederti qui, mio vecchio amico."
"Siete sicuro di stare bene?"
"Oh, s."
"Allora vi lascio. Scusate se vi ho disturbato, padrone."
"No, entra, ti prego, sono contento che tu sia qui. Siediti."
Il vecchio si mise a sedere accanto alla porta, con la schiena rigida. "Ho raddoppiato la guardia."
"Bene."
Dopo un po', Hiro-matsu disse: "A proposito di quel pazzo, tutto  stato compiuto secondo i vostri ordini. Tutto."
"Grazie."
"Sua moglie... appena saputa la sentenza, mia nipote mi ha chiesto il permesso di uccidersi, per accompagnare suo marito e suo figlio nel Grande Vuoto. Le ho negato il permesso e le ho ordinato di aspettare la vostra approvazione." Hiro-matsu sanguinava in cuor suo. Com' terribile la vita!
"Hai agito bene."
"Io vi chiedo formalmente il permesso di porre termine alla mia vita. Il suo gesto vi ha messo in pericolo mortale, ma la colpa  stata mia. Avrei dovuto scoprire la sua debolezza. Ho mancato verso di voi."
"Tu non puoi fare seppuku."
"Vi prego. Ve ne chiedo formalmente il permesso."
"No. Sei necessario vivo."
"Vi obbedir. Ma, vi prego, accettate le mie scuse."
"Le tue scuse sono accettate."
Ci fu un lungo silenzio, poi Toranaga chiese: "Che mi dici del barbaro?"
"Molte cose, signore. Primo: se oggi non aveste dovuto aspettare il barbaro, fin dall'alba sareste stato a caccia col falco, e Ishido non vi avrebbe mai immischiato in quel disgustoso incontro. Adesso non avete altra scelta che dichiarargli guerra... ammesso che possiate uscire da questo castello e tornare a Yedo."
"Secondo?"
"E terzo e quarantatreesimo e centoquarantatreesimo? Io sono ben lontano dal possedere la vostra intelligenza, Nobile Toranaga, ma perfino io ho capito che non tutto quello che ci hanno fatto credere i barbari meridionali  vero." Hiro-matsu era lieto di parlare. Lo aiutava a lenire la sofferenza. "Ma se esistono due religioni cristiane, che si odiano a vicenda, e se i portoghesi fanno parte di una pi grande nazione spagnola e il paese di questo nuovo barbaro - comunque si chiami -  in guerra con portoghesi e spagnoli e li sconfigge, e se quel paese  una nazione formata da isole come la nostra e se - il grande 'se' di tutto questo - lui ha detto la verit e il prete ha riferito con fedelt ci che lui diceva... Ebbene, mettendo insieme tanti 'se', voi potete trarne un senso e studiare un piano. Io non ne sono in grado, mi dispiace. Io so solo quello che ho visto ad Anjiro e a bordo della nave. Che l'Anjin-san possiede una mente forte, anche se al momento il suo fisico  debole, probabilmente per il lungo viaggio, e che sul mare  padrone. Non capisco niente di lui. Come pu avere queste doti eppure permettere a un altro di pisciargli sulla schiena? Perch ha salvato la vita a Yabu, dopo quello che gli aveva fatto, e insieme ha salvato la vita del suo nemico semiconfesso, il portoghese Rodrigu? Mi gira la testa con tante domande, come se fossi ubriaco di sak." Hiro-matsu tacque a lungo. Si sentiva molto stanco. "Ma credo che dovremmo trattenerlo a terra, e con lui gli altri come lui, se ne verranno, e ammazzarli molto rapidamente."
"Che ne dici di Yabu?"
"Ordinategli di fare seppuku stanotte stessa."
"Perch?"
"Non sa stare al suo posto. Voi avevate previsto come si sarebbe comportato al mio arrivo ad Anjiro. Era sul punto di derubarvi della vostra propriet. Ed  un bugiardo. Non state a riceverlo domani, come stabilito, e invece lasciate che gli porti subito il vostro ordine. Prima o poi dovrete ucciderlo. Meglio adesso che  a portata di mano, senza vassalli intorno. Io vi consiglio di non tardare."
Si ud un bussare lieve alla porta interna. "Tora-chan?"
Toranaga sorrise, come sempre, a quella particolarissima voce, e a quel particolarissimo diminutivo. "S, Kiri-san?"
"Mi sono presa la libert di portare del cha per voi e il vostro ospite, signore. Posso entrare?"
"S."
I due uomini ricambiarono l'inchino. Kiri chiuse la porta e si diede da fare con le tazze. Aveva cinquantatr anni ed era la matrona delle dame di palazzo di Toranaga. Si chiamava Kiritsubo-noh-Toshiko, detta Kiri, la pi anziana delle dame. I capelli erano spruzzati di grigio, la vita larga, ma il suo viso era illuminato sempre dalla gioia. "Non dovreste vegliare a quest'ora della notte, Tora-chan! Presto sar l'alba e immagino che andrete sulle colline con i vostri falchi, ne? Avete bisogno di dormire!"
"S, Kiri-chan!" Toranaga le diede un'affettuosa pacca sul didietro abbondante.
"Per piacere, niente Kiri-chan!" rise Kiri. "Sono vecchia e merito molto rispetto. Le altre vostre signore mi danno gi abbastanza grattacapi. Kiritsubo-Toshiko-san, vi prego, mio Nobile Yoshi Toranaga-noh-Chikitada!"
"Lo vedi, Hiro-matsu, dopo vent'anni cerca ancora di spadroneggiare con me!"
"Scusate, ma sono pi di trent'anni, Tora-sama," rispose lei con orgoglio. "E allora eravate maneggevole quanto oggi!"
Toranaga sui vent'anni era stato ostaggio del dispotico Ikawa Tadazaki, signore di Suruga e Totomi, padre di Ikawa Jikkyu, il nemico di Yabu. Il samurai responsabile della buona condotta di Toranaga aveva appena preso come seconda moglie Kiritsubo, allora diciassettenne. Sia il samurai che sua moglie Kiri avevano trattato molto onorevolmente Toranaga, dandogli buoni consigli, e quando poi Toranaga si era ribellato a Tadazaki, unendosi a Goroda, lo avevano seguito con molti guerrieri e avevano combattuto coraggiosamente al suo fianco. Poi battendosi per conquistare la capitale, il marito di Kiri era morto. Toranaga le aveva chiesto di diventare una delle sue concubine e lei aveva accettato con piacere. A quei tempi non era grassa, ma altrettanto materna e saggia. Lei aveva diciannove anni e lui ventiquattro, e da allora in poi Kiri era stata una delle colonne della sua casa che dirigeva ormai da anni senza problemi.
Come pu essere senza problemi una casa dove ci sono delle donne, pens Toranaga.
"Stai diventando grassa," comment, indifferente alla cosa.
"Nobile Toranaga! Davanti al Nobile Toda! Oh, perdonate, dovr fare seppuku... o almeno radermi la testa e farmi monaca, e io che mi credevo giovane e snella!" Scoppi a ridere. "In realt ammetto di avere un grosso sedere, ma come rimediare? Mi piace mangiare e questo  un problema di Budda e il mio karma, ne?" Offr il cha. "Ecco, adesso me ne vado. Volete che vi mandi la Nobile Sazuko?"
"No, mia premurosa Kiri-san, no, grazie. Parleremo ancora un poco e poi dormir."
"Buonanotte, Tora-sama. Un dolce sonno senza sogni." Si inchin a lui e a Hiro-matsu e scomparve.
Sorseggiarono il t con gusto.
"Mi dispiace che Kiri-san e io non abbiamo avuto un figlio. Una volta lo concep, ma ha abortito. Mentre noi eravamo alla battaglia di Nagakud," osserv Toranaga.
La battaglia si era svolta subito dopo l'assassinio del dittatore Goroda, mentre il generale Nakamura - il futuro Taiko - cercava di consolidare il potere, riunendolo tutto nelle proprie mani. L'esito era ancora dubbio in quel momento, perch Toranaga appoggiava uno dei figli di Goroda, erede legittimo. Nakamura aveva attaccato Toranaga presso il villaggio di Nagakud, ma le sue forze erano state sconfitte e messe in fuga ed egli aveva perso la battaglia. Toranaga si era abilmente ritirato, inseguito da un nuovo esercito, guidato per Nakamura da Hiro-matsu. Toranaga aveva evitato la trappola e si era rifugiato nelle sue province, con l'esercito intatto, pronto a riprendere i combattimenti. A Nagakud erano morti cinquantamila uomini, di cui pochi erano di Toranaga. Saggiamente il futuro Taiko aveva interrotto la guerra civile con Toranaga, anche se alla fine l'avrebbe vinta. Nagakud era stata la sola sconfitta del Taiko e Toranaga l'unico generale capace di batterlo.
"Sono lieto che non ci siamo mai scontrati in battaglia," disse Hiro-matsu.
"Anch'io."
"Avreste vinto."
"No. Il Taiko era il generale migliore e pi saggio, l'uomo pi intelligente che si sia mai visto."
Hiro-matsu sorrise. "S. Tranne voi."
"No, ti sbagli. Per quello diventai suo vassallo."
"Mi dispiace che sia morto."
"Anche a me."
"E Goroda... era un uomo notevole. Tanti uomini degni scomparsi. Hiro-matsu senza avvedersene tormentava con le mani il fodero logoro della spada. "Dovreste muovere contro Ishido. Questo costringer tutti i daimyo a scegliere una volta per tutte con chi schierarsi. Alla fine noi vinceremo la guerra e allora potrete sciogliere il Consiglio e diventare Shogun."
"Non cerco un tale onore," ribatt Toranaga, in tono tagliente. "Quante volte devo dirtelo?"
"Perdonate, signore, lo so. Ma sento che sarebbe meglio per il Giappone."
"Questo  tradimento."
"Contro chi, signore? Contro il Taiko?  morto. Contro la sua volont e il suo testamento? Non  che un pezzo di carta. Contro il ragazzo, Yaemon? Yaemon  il figlio di un contadino che ha usurpato il potere e l'eredit di un generale, di cui ha eliminato gli eredi legittimi. Noi eravamo alleati di Goroda, poi vassalli del Taiko,  vero. Ma entrambi sono ben morti."
"Me lo consiglieresti se tu fossi uno dei reggenti?"
"No, ma non sono uno dei reggenti, e ne sono ben felice. Sono soltanto vostro vassallo. Io ho scelto un anno fa. E liberamente."
"Perch?" Toranaga non gli aveva mai posto quella domanda.
"Perch siete un uomo vero, perch siete un Minowara e perch agite saggiamente. Quanto avete detto a Ishido era giusto: non siamo un popolo che si possa governare in commissione. Ci occorre un capo. Chi avrei dovuto scegliere fra i cinque reggenti? Il Nobile Onoshi?  molto saggio, s, e un buon generale, ma  cristiano e zoppo e la sua carne  cos divorata dalla lebbra che puzza a cinquanta passi di distanza. Il Nobile Sugiyama?  il daimyo pi ricco e appartiene a una famiglia antica quanto la vostra, ma  un voltagabbana senza fegato e lo conosciamo entrambi da sempre. Il Nobile Kiyama? Saggio, coraggioso, grande generale, e un vecchio compagno d'armi. Ma anche lui  cristiano e secondo me in questo Paese degli Dei abbiamo gi abbastanza divinit nostre senza bisogno di mostrarsi tanto superbi da adorarne una sola. Ishido? Detesto quel rampollo di contadini da quando lo conosco e l'unica ragione per cui non l'ho mai ucciso  che era il cane del Taiko." La sua faccia coriacea si apr in un sorriso. "Cos vedete, Yoshi Toranaga-noh-Minowara, che non mi restava altra scelta."
"E se io non seguissi il tuo consiglio? Se manovrassi il Consiglio dei reggenti, compreso lo stesso Ishido, e mettessi al potere Yaemon?"
"Qualunque cosa decidiate, sar saggia. Ma tutti i reggenti vi vorrebbero morto, questa  la verit. Io sostengo calorosamente una guerra immediata. Immediata. Prima che vi isolino del tutto. O, pi probabilmente, vi uccidano."
Toranaga meditava sui suoi nemici. Erano potenti e numerosi.
Gli ci volevano tre settimane intere per tornare a Yedo, lungo la via del Tokaido, la strada principale che seguiva la costa fra Yedo e Osaka. Andare per nave era pi pericoloso, e forse pi lungo, salvo con una galea che potesse viaggiare a dispetto del vento e delle maree.
Toranaga ripass nella mente il piano che aveva gi elaborato. Non ci trovava difetti.
"Ieri ho saputo in segreto che la madre di Ishido  in visita presso suo nipote a Nagoya," disse e Hiro-matsu si fece subito attento. Nagoya era una grande citt-stato, ancora non legata a nessuna fazione. "La dama dovrebbe essere 'invitata' dall'abate a visitare il tempio Johji. Per ammirare i ciliegi in fiore."
"Immediatamente," rispose Hiro-matsu. "Con un piccione viaggiatore." Il tempio Johji era famoso per tre cose: il suo viale di ciliegi, lo zelo dei suoi monaci buddisti zen, e la sua dichiarata, incrollabile fedelt a Toranaga, che, anni prima, aveva pagato la costruzione del tempio e poi aveva provveduto sempre alla sua conservazione. "I fiori non saranno pi in piena fioritura, ma la madre di Ishido arriver domani. Non dubito che la venerabile dama vorr fermarsi qualche giorno.  un luogo cos rasserenante. E anche suo nipote dovrebbe andarci, ne?"
"No. Lei sola. Altrimenti 'l'invito' dell'abate sarebbe troppo evidente. Poi: manda un messaggio segreto e cifrato a mio figlio Sudara: Lascer Osaka al momento stesso in cui il Consiglio concluder questa sessione... entro quattro giorni. Fallo portare da una staffetta e confermalo domani con un piccione viaggiatore."
La disapprovazione di Hiro-matsu apparve chiara sul suo viso. "Allora posso chiamare diecimila uomini subito? A Osaka?"
"No, quelli che abbiamo qui bastano. Grazie, mio vecchio amico. Credo che adesso dormir."
Hiro-matsu si alz per uscire, poi, giunto sulla soglia, chiese: "Posso dare a mia nipote Fujiko il permesso di uccidersi?"
"No."
"Ma Fujiko  una samurai, signore, e sapete cosa provano le madri per i figli. Il bambino era il suo primogenito."
"Fujiko potr avere molti figli. Quanti anni ha? Diciotto... non ancora diciannove. Le trover un altro marito."
Hiro-matsu scosse il capo. "Non lo accetter. La conosco troppo bene. Il suo desiderio pi ardente  cessare di vivere. Vi prego."
"Rispondi a tua nipote che non approvo le morti inutili. Il permesso  rifiutato."
Hiro-matsu si inchin e si avvi per uscire.
"Quanto sopravviver il barbaro in quella prigione?" chiese Toranaga.
Hiro-matsu non si volt. "Dipende dalla sua capacit di resistenza e di combattimento."
"Grazie. Buonanotte, Hiro-matsu." Quando fu sicuro di essere solo, chiam piano: "Kiri-san?"
La porta interna si apr, la donna entr e si inginocchi.
"Manda immediatamente un messaggio a Sudara: Tutto bene. Mandalo con i piccioni pi veloci, tre allo stesso momento, all'alba. E ripeti l'invio a mezzogiorno."
"S, signore." Kiri se ne and.
Uno passer, pens Toranaga. Almeno quattro cadranno per frecce, spie o falchi, ma il messaggio non significher comunque niente per Ishido, a meno che non abbia scoperto il nostro codice.
Il codice era segretissimo, noto solo a quattro persone: il figlio maggiore, Noboru; il secondogenito e erede, Sudara; Kiri e lui stesso. Una volta decifrato, il messaggio diceva: Ignorate ogni altro messaggio. Mettete in esecuzione il piano cinque. Il piano cinque, gi predisposto, conteneva l'ordine di radunare immediatamente nella capitale Yedo tutti i capi del clan Yoshi e i loro consiglieri pi fidati, e mobilitarsi per la guerra. L'espressione in codice per la guerra era "Cielo rosso". Se lui fosse stato ucciso o fatto prigioniero, il Cielo rosso sarebbe stato inevitabile: un attacco immediato di fedelissimi contro Kyoto, condotto dal suo erede Sudara, con tutti i loro armati, per impadronirsi della citt e dell'imperatore-marionetta. A quell'operazione si sarebbe unita l'insurrezione, segreta e meticolosamente calcolata, di cinquanta province, da anni preparate all'evento. Da lungo tempo erano gi stati scelti tutti gli obiettivi, i passi, le citt, i castelli, i ponti e armi, uomini e determinazione erano sufficienti a conquistare la vittoria.  un buon piano, pens Toranaga, ma fallir, se non lo guido io. Sudara fallirebbe. Non per mancanza di coraggio o di intelligenza, o a causa di qualche tradimento, semplicemente perch ancora non possiede cognizioni e esperienza sufficienti e non potrebbe trascinare con s abbastanza daimyo fra quelli ancora non schierati. E anche perch il castello di Osaka e l'erede Yaemon gli bloccano la strada, inviolati, raccogliendo intorno a s tutte le inimicizie e le gelosie che mi sono attirato in cinquantadue anni di guerre.
La guerra di Toranaga era cominciata quando lui aveva sei anni ed era stato inviato come ostaggio nel campo nemico, poi restituito, poi catturato da altri nemici e di nuovo dato in pegno e poi riscattato quando aveva dodici anni. A dodici anni aveva guidato vittorioso la sua prima pattuglia.
Tante battaglie, e nessuna perduta. Ma tanti nemici. Che adesso si andavano raccogliendo tutti insieme.
Sudara fallirebbe. Tu sei l'unico che possa vincere nel Cielo rosso, forse. Il Taiko lo potrebbe, senza alcun dubbio. Ma sarebbe meglio non dover scatenare il Cielo rosso.

14
Per Blackthorne fu un'alba d'inferno. Era avvinghiato in una lotta mortale con un compagno di prigionia per la conquista di una tazza di brodaglia. Entrambi erano nudi, perch quando un prigioniero veniva rinchiuso nel vasto edificio di legno, a un solo piano, i vestiti gli venivano portati via: un uomo vestito occupa pi spazio e inoltre pu nascondere delle armi.
La cella fangosa e soffocante era lunga cinquanta passi e larga dieci, ed era piena di giapponesi nudi e sudati. Fra le travi e le assi che formavano le pareti e il soffitto basso non passava quasi luce.
Blackthorne riusciva a fatica a stare dritto. Era coperto di graffi e di segni lasciati dalle unghie spezzate dell'avversario e dagli spuntoni di legno delle pareti. Alla fine sbatt la testa contro la faccia dell'uomo, lo strinse alla gola e gli picchi il capo contro una trave, fino a ridurlo all'incoscienza. Spinse il corpo da parte e caric attraverso la massa sudata per raggiungere il posto conteso, in un angolo, preparandosi a un altro attacco.
All'alba distribuivano il pasto e le guardie passavano tazze di brodaglia e di acqua attraverso la piccola apertura. Erano il primo cibo e la prima acqua che venivano dati ai prigionieri da quando, il giorno precedente, al tramonto, Blackthorne era stato portato l dentro. La fila per prendere le tazze si era formata con insolita calma, ma senza disciplina non avrebbe mangiato nessuno. E poi quell'uomo-scimmia - sudicio, con la barba lunga e coperto di pidocchi - gli aveva dato un pugno nelle reni e si era impadronito della sua razione, mentre gli altri stavano fermi ad aspettare il seguito della scena. Ma Blackthorne si era trovato in mezzo a troppe risse di marinai per lasciarsi abbattere da un colpo a tradimento, perci aveva finto debolezza, poi con un calcio ben misurato aveva dato il via allo scontro. Adesso, ritirato nel suo angolo, vide con stupore che uno degli altri gli porgeva la brodaglia e l'acqua che aveva creduto perse per sempre. Le prese e ringrazi l'uomo.
Gli angoli erano i posti preferiti. Lungo il pavimento di terra battuta correva una trave che divideva la stanza in due sezioni, in ognuna delle quali stavano tre file di uomini: una con le spalle alla trave, una con le spalle al muro e la terza fila in mezzo. In quella di mezzo finivano solo i pi deboli o gli ammalati. Quando i pi robusti, nelle file laterali, volevano allungare le gambe, dovevano metterle sopra a quelli in mezzo.
In una delle file centrali Blackthorne vide due cadaveri, gonfi e coperti di mosche; ma i loro vicini, abbandonati e morenti, sembravano ignorarli. Nella semioscurit densa di caldo, non riusciva a guardare lontano. Il sole arrostiva gi le pareti di legno. C'erano dei vasi come latrine, ma la puzza era spaventosa dovunque, perch gli ammalati sporcavano se stessi e il posto in cui giacevano.
Di tanto in tanto le guardie aprivano la porta di ferro e chiamavano qualcuno. I chiamati si inchinavano ai compagni e uscivano, ma altri venivano portati dentro e lo spazio si riempiva di nuovo. Sembrava che tutti i prigionieri avessero accettato il proprio destino e cercassero di vivere non egoisticamente in pace con i vicini, nel miglior modo possibile.
Uno accanto alla parete si mise a vomitare e venne rapidamente spinto nella fila centrale, dove si accasci, mezzo soffocato, sotto il peso delle gambe degli altri.
Blackthorne dovette chiudere gli occhi per combattere il terrore e la claustrofobia. Bastardo Toranaga! Prego il cielo di avere l'occasione di mettere te qui dentro, un giorno.
Bastarde le guardie! La notte prima, quando gli avevano ordinato di spogliarsi, aveva lottato, con un senso di amara disperazione, sapendosi gi battuto e resistendo solo per non arrendersi passivamente. E poi era stato spinto attraverso la porta di ferro.
Gli edifici della prigione erano quattro, ai margini della citt, in un agglomerato chiuso da alte mura di pietra. Fuori dalle mura si stendeva una zona in terra battuta, lungo il fiume, recintata da corde. Vi erano state erette cinque croci. Quattro uomini e una donna, tutti nudi, pendevano legati ai brcci delle croci per i polsi e le caviglie, e Blackthorne, mentre percorreva il perimetro dietro alle sue guardie samurai, aveva visto gli aguzzini gettare le lance nel petto delle vittime, con tiri incrociati, fra le acclamazioni della folla. Quindi i cinque erano stati calati e sostituiti da altri cinque e i samurai si erano fatti avanti per tagliare i cadaveri a pezzi con le lunghe spade, continuando a ridere.
Bastardi appestati e sanguinari!
L'uomo abbattuto da Blackthorne stava riprendendo i sensi, fra l'indifferenza generale. Giaceva nella fila centrale. Il sangue gli si era raggrumato su un lato della faccia e il naso era rotto. D'improvviso balz su Blackthorne, senza badare a quelli che gli intralciavano il passo. Blackthorne lo scorse all'ultimo momento, par con un gesto fulmineo il colpo e lo rigett indietro tutto raggomitolato. I prigionieri su cui l'uomo and a cadere imprecarono contro di lui e uno, massiccio e somigliante a un bulldog, lo colp violentemente sul collo, con un colpo di taglio della mano. Si ud un suono secco e la testa dell'uomo si pieg.
Il bulldog sollev quella testa per la sua capigliatura pidocchiosa, poi la lasci ricadere. Alz lo sguardo verso Blackthorne, disse qualcosa con voce gutturale, sorrise con le gengive sdentate e si strinse nelle spalle.
"Grazie," mormor Blackthorne, ancora senza fiato e contento che il suo assalitore non possedesse la bravura di Mura nella lotta senza armi. "Mi chiamo Anjin-san," continu, indicando se stesso, "e tu?"
"Ah, so desu! Anjin-san!" Bulldog punt il dito contro di s e inspir profondamente. "Minikui."
"Minikui-san?"
"Hai," e continu con una bordata di giapponese.
Blackthorne scosse il capo, stancamente. ""Wakarimasen." Non capisco.
"Ah, so desu!" Bulldog parl brevemente con i suoi vicini, poi si strinse nelle spalle, Blackthorne fece altrettanto e tutti e due insieme sollevarono il cadavere e lo misero accanto agli altri. Quando tornarono, videro che nessuno aveva usurpato i loro posti.
La maggior parte dei prigionieri dormiva o cercava di dormire.
Blackthorne si sentiva malissimo, sudicio e prossimo alla morte. Non ti angustiare, diceva a se stesso, c' ancora una lunga via prima della tua morte... No, in questo buco infernale non vivr a lungo. Ci sono troppi uomini qui dentro. Oh, Dio, fammi uscire! Perch la stanza va su e gi?  Rodrigues quello che sale fluttuando dal profondo, con un paio di chele al posto degli occhi? Non posso respirare, non posso respirare. Devo uscire di qui, per piacere, per piacere, non mettete altra legna nel fuoco, e tu che fai qua, Croocq, ragazzo, credevo che ti avessero lasciato andare. Credevo fossi tornato nel villaggio, ma adesso siamo nel villaggio e io come ci sono arrivato...  cos fresco e c' quella ragazza, cos bella, vicino al molo, ma perch la stanno trascinando sulla spiaggia? C' il samurai nudo, Omi, che ride. Perch attraverso la sabbia? Ci sono impronte di sangue nella sabbia, tutti nudi, io e le vecchie e i contadini e i bambini, e c' il calderone e siamo dentro il calderone, no, basta legna, basta legna, io affogo nella sporcizia liquida, oh Dio oh Dio oh Dio, sto morendo morendo morendo! In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Questa  l'estrema unzione e tu sei cattolico siamo tutti cattolici e tu brucerai o annegherai nell'urina e brucerai col fuoco il fuoco il fuoco...
Si trascin fuori dall'incubo, ma ancora provava il senso di definitiva e pacifica morte dell'estrema unzione. Per un momento non cap se fosse sveglio o addormentato, perch le sue incredule orecchie udivano di nuovo la formula latina e i suoi occhi increduli fissavano un vecchio rugoso europeo, simile a un corvo, chino sulla fila centrale, a quindici passi di distanza. Il vecchio sdentato aveva lunghi capelli sporchi, una barba arruffata e le unghie spezzate, e indossava una lurida tonaca consunta. Alzando una mano simile all'artiglio di un avvoltoio, sollev un crocifisso di legno sopra un corpo seminascosto. Un raggio di sole lo illumin per un attimo. Poi chiuse gli occhi del morto, recit piano una preghiera e alz lo sguardo. Vide Blackthorne che lo fissava.
"Madre di Dio, sei vero?" gracchi in rozzo spagnolo contadinesco, segnandosi con la croce.
"S," rispose Blackthorne in spagnolo. "Tu chi sei?"
Il vecchio si fece strada verso di lui, mormorando qualcosa fra s. Gli altri lo lasciarono passare fra loro o sopra di loro, senza una parola. Egli contempl Blackthorne con occhi acquosi nel viso stravolto. "Oh, beata Vergine, questo senor  vero. Chi sei? Io... io sono frate Domingo... Domingo... Domingo del santo ordine di san Francesco... l'ordine..." e il suo discorso si mut in un torrente di giapponese e latino e spagnolo, tutti insieme. Contraeva la faccia e si asciugava di tanto in tanto la saliva che gli colava sul mento di continuo. "Il senor  proprio vero?"
"S, sono in carne e ossa," disse Blackthorne, alzandosi in piedi.
Il frate mormor un'altra avemaria, con le guance rigate di lacrime. Baci pi volte la croce e sarebbe caduto in ginocchio se ci fosse stato lo spazio. Bulldog con uno scossone svegli il suo vicino e tutti e due si spostarono quanto bastava per lasciare sedere il frate.
"Grazie al beato san Francesco, le mie preghiere sono state esaudite! Oh tu, tu, tu... ho creduto fossi un'apparizione, uno spettro, senor. S, uno spirito maligno. Ne ho visti tanti... tanti... da quando  qui, il senor?  difficile vederci in questo buio e i miei occhi... Da quando?"
"Da ieri. E tu?"
"Non lo so, senor. Da molto tempo. Mi hanno portato qui un settembre... era l'anno del Signore 1598."
"Adesso siamo nel maggio del 1600."
"1600?"
Un grido lamentoso richiam l'attenzione del frate, che si alz e si mosse fra i corpi come un ragno, incoraggiando qua un disgraziato, l sfiorandone un altro, sempre parlando correntemente in giapponese. Non riusc a trovare il moribondo e impart la benedizione vagamente in quella parte della cella, a tutti, e nessuno se ne risent.
"Vieni con me, figlio mio."
Senza aspettarlo, il vecchio arranc, attraverso la massa umana, verso il buio pi fitto. Blackthorne esit, poco desideroso di abbandonare il suo posto, poi si alz e lo segu. Dopo dieci passi si volt: il suo posto era scomparso e sembrava impossibile che egli ci fosse mai stato.
Percorse lo stanzone fino in fondo. Nell'angolo estremo, incredibile a vedersi, c'era uno spazio libero, giusto lo spazio sufficiente per una persona sdraiata. Conteneva qualche recipiente e una vecchia stuoia di paglia.
Padre Domingo raggiunse quello spazio, scavalcando gli ultimi uomini, e lo chiam con un cenno. I giapponesi lasciarono passare Blackthorne, osservandolo in silenzio.
"Sono il mio gregge, senor. Sono tutti miei figli nel nome del benedetto Signore Ges. Ne ho convertiti tanti qui dentro... questo  Giovanni, ed ecco Marco e Matusalemme..." Il frate s'interruppe per riprendere fiato. "Sono cos stanco. Stanco. Io... devo... devo..." La sua voce si spense ed egli si addorment.
Al tramonto arriv una nuova razione di cibo. Quando Blackthorne si mosse, uno dei giapponesi vicino a lui gli fece segno di fermarsi e poi gli port una ciotola ben riempita. Un altro svegli gentilmente il frate, offrendogli il pasto.
"Iy," rispose il vecchio, scuotendo la testa con un sorriso, e rimise la ciotola nelle mani del prigioniero.
"Iy, Parddeh-sama."
Il frate si lasci convincere e mangi qualche boccone, poi si alz, con le giunture scricchiolanti, e offr la sua ciotola a uno della fila centrale. Questi si port la mano del frate alla fronte e venne benedetto.
"Sono cos contento di vedere un altro della mia razza," disse il frate, tornando a sedere accanto a Blackthorne, con la sua voce spessa e sibilante da contadino. Indic con la mano debole l'altra estremit della cella. "Uno del mio gregge dice che il senor ha usato la parola 'pilota', anjin. Il senor  un pilota?"
S.
"Ci sono altri dell'equipaggio del senor, qui dentro?"
"No, io solo. Perch sei qui?"
"Se il senor  solo...  venuto da Manila?"
 "No. Non ero mai stato in Asia prima d'ora," rispose cauto Blackthorne, in ottimo spagnolo. "Era il mio primo viaggio da pilota. Ero diretto altrove. Perch sei qui?"
"Mi ci hanno messo i gesuiti, figlio mio. I gesuiti e le loro sporche bugie. Il senor era diretto altrove? Non sei spagnolo... n portoghese..." Il frate lo scrut con sospetto e Blackthorne si sent investire dal suo fiato puzzolente. "La nave era portoghese? Dimmi la verit, davanti a Dio!"
"No, padre. Non era portoghese, davanti a Dio!"
"Oh, grazie, santa Vergine! Perdonami, senor. Ho avuto paura... sono vecchio e stupido, e ammalato. La tua nave era spagnola? e di dove? Son cos contento... da dove vieni, senor? Dalle Fiandre spagnole? O forse dal ducato di Brandeburgo? Da qualcuno dei nostri possedimenti in Germania? Oh, che meraviglia poter parlare di nuovo la mia lingua! Il senor ha fatto naufragio come noi? E poi  stato malvagiamente gettato in questa prigione, accusato dai diavoli gesuiti? Possa Dio maledirli e mostrare loro il peccato del tradimento che hanno commesso!" Gli occhi gli scintillarono d'ira. "Il senor ha detto di non essere mai stato in Asia prima d'ora?"
"No."
"Se non  mai stato in Asia, sar come un bambino sperduto nel deserto. Oh, s, c' tanto da raccontare! Il senor sa che i gesuiti non sono che mercanti, trafficanti d'armi e usurai? Che qui controllano tutto il commercio della seta, tutto il commercio con la Cina? Che la Nave Nera che viene ogni anno vale un milione in oro? Che hanno costretto sua santit il papa a dare loro potere assoluto in Asia... a loro e ai loro cani, i portoghesi? Che a tutti gli altri religiosi  proibito venire qui? Che i gesuiti commerciano l'oro, e comprano e vendono a scopo di lucro - per s e per i pagani - contro gli ordini di sua santit, papa Clemente e del re Filippo, e contro le leggi di questo paese? Che hanno contrabbandato in segreto delle armi in Giappone per i re cristiani di qui, incitandoli alla rivolta? Che intervengono nella politica e mestano per i re, mentono e truffano e rendono falsa testimonianza contro di noi? Che il loro padre superiore ha mandato un messaggio segreto al nostro vicer spagnolo a Luzon, chiedendogli dei conquistadores per impadronirsi del paese... hanno chiesto un'invasione spagnola per coprire altre colpe dei portoghesi. Tutti i nostri mali vengono da loro, senor. Sono i gesuiti che hanno mentito e imbrogliato e sparso veleno contro la Spagna e il nostro amato re Filippo! Sono state le loro menzogne a rinchiudere me qua dentro e a mandare al martirio ventisei religiosi! Credono che io, perch ero un contadino, non capisca... ma io so leggere e scrivere, senor, so leggere e scrivere! Ero uno dei segretari di sua eccellenza il vicer. Secondo loro, noi francescani non capiamo..." e a questo punto si addentr in un altro sproloquio misto di spagnolo e latino.
In Blackthorne si era ravvivato lo spirito e i discorsi del frate gli avevano aguzzato la curiosit. Quali cannoni? Quale oro? Quale commercio? Quale Nave Nera? Un milione? E quale invasione? Quali re cristiani?
Non stai forse imbrogliando questo poveretto ammalato? si chiese. Lui ti crede un amico, non un nemico.
Non gli ho mentito.
Ma non gli hai lasciato intendere che gli sei amico?
Ho risposto alle sue domande.
Ma non hai aggiunto niente spontaneamente?
No.
Ti sembra onesto?
 la prima regola per sopravvivere in acque nemiche: non dire mai niente spontaneamente.
Il borbottio del frate and aumentando rapidamente e il giapponese vicino a loro si agit, preoccupato. Un altro si alz e and a scuotere gentilmente il vecchio, parlandogli piano. Padre Domingo gradatamente usc dalla sua frenesia, con gli occhi pi limpidi. Guard Blackthorne riconoscendolo, rispose al giapponese e calm gli altri.
"Scusami, senor," disse, ansante. "Loro credono che fossi arrabbiato contro di te, senor. Dio perdoni la mia stupida collera! Era solo..; que va! i gesuiti vengono dall'inferno, insieme agli eretici e ai pagani. Potrei raccontartene tante su di loro." Si asciug la saliva sul mento e cerc di calmarsi, imprimendosi il petto, per alleviare il dolore. "Che cosa diceva il senor? La tua nave  stata sbattuta a riva?"
"S. In un certo senso. Ci siamo incagliati," rispose Blackthorne. Allung con precauzione le gambe. Gli uomini che li stavano osservando e ascoltando si spostarono, dandogli spazio. Uno si alz e gli fece cenno di sdraiarsi. "Grazie," esclam lui. "Oh, come si dice 'grazie', padre?"
"Domo. A volte invece arigato. E una donna deve essere molto gentile, senor, e dice arigato goziemashita."
"Grazie. Come si chiama lui?" Blackthorne indic l'uomo che si era alzato.
"Quello  Gonzalez."
"Ma il suo nome giapponese com'?"
"Ah, s!  Akabo. Ma vuol dire semplicemente 'facchino', senor. Non hanno nomi, loro. Solo i samurai hanno un nome."
"Come?"
"Solo i samurai hanno nomi, cognomi e soprannomi.  la loro legge, senor. Tutti gli altri prendono nome dal proprio mestiere... facchino, pescatore, cuoco, carnefice, contadino e cos via. Figli e figlie in genere sono semplicemente la Prima Figlia, la Seconda Figlia, e cos avanti. A volte chiamano qualcuno 'il pescatore che abita vicino all'olmo' o 'il pescatore dalla vista cattiva'." Il frate s'interruppe e trattenne uno sbadiglio. "Ai giapponesi comuni non  permesso avere un nome. Le prostitute si scelgono dei nomi da s, come Carpa o Luna o Petalo, Anguilla o Stella.  una cosa strana, senor, ma  la loro legge. Noi, quando li battezziamo portando loro la salvezza e la parola di Dio, gli diamo dei nomi cristiani, dei nomi veri..." la voce si spense e il vecchio si addorment.
"Domo, Akabo-san," disse Blackthorne al facchino, il quale sorrise timidamente, s'inchin e inspir profondamente.
Pi tardi il frate si svegli, recit una breve orazione e si gratt. "Solo ieri, hai detto, senor? Sei venuto qui solo ieri? Che cosa  accaduto al senor?"
"Quando siamo arrivati a terra, c'era un gesuita," rispose Blackthorne. "Ma tu, padre, stavi dicendo che ti hanno accusato? Che cosa  capitato a te e alla tua nave?"
"La nostra nave? Il senor chiede della nostra nave? Il senor  arrivato da Manila come noi? Oppure... oh. come sono stupido! Ora ricordo, il senor era diretto altrove e non  mai stato in Asia. Per il santo corpo di Cristo,  cos bello parlare di nuovo a un uomo civile, nella mia benedetta lingua! Que va! era da tanto tempo... La testa mi fa male, senor. La nostra nave? Eravamo diretti a casa, finalmente, a casa, da Manila ad Acapulco, nella terra di Cortes, nel Messico, e poi per terra a Vera Cruz. E da l in un'altra nave, attraverso l'Atlantico e finalmente, finalmente, a casa. Il mio villaggio  vicino a Madrid, senor, sui monti. Si chiama Santa Veronica. Da quarant'anni ne sono lontano, senor. Nel Nuovo Mondo, nel Messico, nelle Filippine. Sempre con i nostri gloriosi conquistadores, che la Vergine vegli su di loro! Io ero a Luzon quando fu abbattuto il locale re pagano, Lumalon, e conquistammo Luzon, portando ai filippini la parola di Dio. Molti convertiti giapponesi combattevano con noi gi allora, senor. Che combattenti! Era il 1575. La Madre Chiesa ha salde radici laggi figlio mio, e non si incontra mai uno sporco gesuita o un portoghese. Io sono stato in Giappone per quasi due anni, ma ho dovuto partire per Manila di nuovo quando i gesuiti ci hanno tradito."
Il frate s'interruppe e chiuse gli occhi, abbandonandosi. Poi si riprese, come fanno a volte i vecchi, e ricominci a parlare come se non avesse dormito nel frattempo. "La mia nave era il grande galeone San Felipe. Portavamo un carico di spezie, oro e argento e monete per un milione e mezzo di pesos d'argento. Ci travolse una delle grandi tempeste e ci butt sulle rive di Shikoku. La nave si spezz sul fondale sabbioso, il terzo giorno, dopo che avevamo scaricato il tesoro e quasi tutte le merci. E poi ci dissero che tutto era confiscato, confiscato dallo stesso Taiko, che noi eravamo pirati e..." si ferm, colpito dal silenzio improvviso intorno a lui.
La porta di ferro della cella si era spalancata.
Le guardie cominciarono a scandire dei nomi. Uno dei chiamati fu Bulldog, l'uomo che aveva mostrato simpatia per Blackthorne. Usc, senza guardarsi indietro. Anche uno di quelli intorno al padre fu chiamato: Akabo. Egli si inginocchi accanto al frate, che lo benedisse, gli tracci un segno di croce e gli diede rapidamente l'estrema unzione. L'uomo baci il crocifisso e si allontan.
La porta si richiuse.
"Lo giustizieranno?" chiese Blackthorne.
"S, il suo calvario comincia fuori da quella porta. Possa la Vergine santa raccoglierne presto l'anima e dargli l'eterna ricompensa."
"Che cosa aveva fatto?"
"Non ha rispettato la legge, la loro legge, senor. I giapponesi sono gente semplice, e molto severa. Hanno un unico castigo: la morte. Sulla croce, o per strangolamento, o per decapitazione. Per l'incendio doloso, muoiono bruciati. Non esiste quasi nessun'altra punizione... a volte la messa al bando, altre volte, per le donne, la rasatura della testa. Ma," sospir il vecchio, "ma  quasi sempre la morte."
"Hai dimenticato la prigione."
Le unghie del vecchio grattarono distrattamente le croste sul suo braccio. "Non  una punizione, figlio mio. Per loro la prigione  soltanto un luogo dove tenere temporaneamente una persona fino a quando emettono la sentenza. Solo i colpevoli ci entrano. E solo per poco."
" assurdo. E tu? Sei qui da pi di un anno, quasi due."
"Un giorno chiameranno anche me, come gli altri. Questo non  che un luogo di sosta fra l'inferno della terra e la gloria della vita eterna."
"Non ti credo."
"Non avere paura, figlio mio.  la volont di Dio. Io sto qui e posso ascoltare la tua confessione, senor, e darti l'assoluzione e renderti perfetto... la gloria della vita eterna non dista pi di cento gradini e cento istanti da quella porta. Il senor vuole che ascolti subito la sua confessione?"
"No, no, grazie. Non adesso." Blackthorne osserv la porta di ferro. "Nessuno ha mai cercato di fuggire da qui?"
"Perch dovrebbero? Non c' dove scappare o dove nascondersi. Le autorit sono molto rigide: chiunque aiuti un evaso o l'autore di un crimine..." indic vagamente la porta. "Gonzalez... Akabo... l'uomo che... ci ha lasciato.  un uomo-kaga. Mi ha raccontato..."
"Che vuol dire?"
"Oh, senor, sono portatori, quelli che portano i palanchini, o i kaga, quelli pi piccoli, con due portatori soli, simili a un'amaca appesa a un palo. Ci ha raccontato che il suo collega aveva rubato a un cliente una sciarpa di seta, poveretto, e lui  stato condannato per non aver denunciato quel furto. Il senor pu credermi, tentare di fuggire o di aiutare altri a fuggire, significa perdere la vita propria e dei familiari. Sono severissimi, senor."
"Cos, dunque, tutti vanno alla morte come pecore?"
"Non c' scelta.  la volont di Dio."
Non ti arrabbiare, non lasciarti prendere dal panico, si disse Blackthorne, sii paziente. Puoi escogitare un modo. Non tutto quello che dice il frate  vero. La sua mente  confusa. E come potrebbe non esserlo, dopo tanto tempo?
"Queste prigioni sono nuove per loro, senor," riprese il frate. "Il Taiko ha istituito le prigioni pochi anni fa, dicono. Prima di lui non esistevano. Nei tempi passati, quando uno era preso, confessava il suo delitto e veniva giustiziato."
"E se non confessava?"
"Tutti confessano, e meglio farlo al pi presto, senor. Anche nel nostro mondo  lo stesso, quando ti prendono."
Il prete si addorment di nuovo, grattandosi e mormorando nel sonno. Quando si svegli, Blackthorne gli disse: "Ti prego, padre, spiegami come hanno potuto i maledetti gesuiti cacciare in questo buco un uomo di Dio."
"Non c' molto da raccontare. Dopo che gli uomini del Taiko furono venuti a prendersi il nostro tesoro e le nostre merci, il nostro capitano-generale volle a tutti i costi recarsi alla capitale per protestare, perch non c'erano motivi che giustificassero la confisca. Non eravamo forse sudditi del cattolicissimo Filippo re di Spagna, signore del pi grande e pi ricco impero del mondo? Il monarca pi potente del mondo? Il Taiko non chiedeva forse agli spagnoli di Manila di commerciare direttamente col Giappone, per spezzare il losco monopolio dei portoghesi? La confisca era uno sbaglio, doveva esserlo per forza.
Io andai col capitano-generale perch sapevo parlare un po' il giapponese... non molto, a quei tempi. Senor, il San Felipe  affondato nell'ottobre del 1597. I gesuiti - uno si chiamava padre Martin Alvito - ebbero il coraggio di offrirsi come mediatori per noi, qui nella capitale, Kyoto. L'insolenza! Il nostro padre superiore dei francescani, frate Braganza, si trovava nella capitale, come ambasciatore... ambasciatore vero e proprio della Spagna alla corte del Taiko! Il benedetto frate Braganza era a Kyoto da cinque anni e lo stesso Taiko in persona aveva chiesto al nostro vicer a Manila di mandare in Giappone dei francescani e un ambasciatore. Perci era venuto il benedetto frate Braganza. E noi, senor, noi del San Felipe, sapevamo che ci potevamo fidare di lui, non era come i gesuiti.
Dopo moltissimi giorni di attesa, avemmo un colloquio col Taiko... era un ometto piccolo e brutto, senor... e chiedemmo che ci restituissero le nostre merci e ci dessero un'altra nave, o un passaggio su una nave, per cui il capitano-generale si offr di pagare generosamente. A noi parve che il colloquio fosse andato bene e il Taiko ci conged. Ci recammo nel nostro convento di Kyoto e aspettammo e durante i mesi in cui aspettavamo la sua decisione, continuammo a portare ai pagani il Verbo di Dio. Celebravamo apertamente i nostri servizi religiosi, non come ladri nella notte, come fanno i gesuiti." La voce di frate Domingo era piena di disprezzo. "Portavamo i nostri abiti consueti, senza travestirci da preti locali, come fanno loro. Diffondevamo il Verbo fra la gente, gli storpi e i malati e i poveri, non come i gesuiti che si mescolano soltanto ai principi. Le nostre congregazioni aumentavano di numero, avevamo un ospedale per i lebbrosi, la nostra Chiesa e il nostro gregge prosperavano, senor, grandemente. Eravamo sul punto di convertire molti dei loro sovrani, ma un giorno fummo traditi.
In un giorno di gennaio tutti noi francescani fummo condotti davanti al magistrato e accusati, con un atto che portava il sigillo personale del Taiko, accusati di aver violato la loro legge, e disturbato la pace del paese, e fummo condannati a morire in croce. Eravamo quarantatr. Tutte le nostre chiese nel territorio giapponese dovevano essere distrutte, tutte le nostre congregazioni disperse - quelle dei francescani, senor, non dei gesuiti. Soltanto noi, senor. Eravamo stati accusati falsamente, i gesuiti avevano versato veleno nell'orecchio del Taiko, insinuando che eravamo dei conquistadores, decisi a invadere il suo paese, mentre erano stati loro, i gesuiti, a pregare sua eccellenza il vicer di mandare un esercito da Manila. Ho visto la lettera con i miei occhi! Firmata dal loro padre superiore! Sono diavoli che fingono di servire la Chiesa e Cristo, ma servono solo se stessi. Hanno una smania invincibile di potere, potere a ogni costo. Si nascondono dietro un velo di povert e di religiosit, ma sotto quel velo mangiano come re e ammassano fortune. Que va, senor, la verit  che erano gelosi della nostra purezza e del nostro modo di vivere. Il daimyo di Hizen, Dom Francisco - il suo nome giapponese  Harima Tadao, ma  stato battezzato Dom Francisco - cerc di intercedere per noi.  come un re... tutti i daimyo'sono come re... e lui  un francescano e preg per noi, ma senza frutto.
Alla fine ventisei di noi vennero uccisi: sei spagnoli, diciassette neofiti giapponesi e altri tre. Il benedetto Braganza fu tra i martiri e fra i neofiti tre erano ragazzi... Oh, senor, i fedeli vennero a migliaia quel giorno. Cinquanta, centomila persone hanno assistito al santo martirio di Nagasaki, mi hanno raccontato. Era febbraio, un giorno molto rigido di un'annata molto rigida. Fu l'anno dei terremoti e dei tifoni e di inondazioni e tempeste e incendi, quando la mano di Dio cadde pesante sul Grande Assassino e abbatt perfino il suo grande castello di Fushimi, quando scosse la terra. Fu spaventoso ma mirabile il dito di Dio che puniva i pagani e i peccatori.
Cos vennero fatti martiri, senor, sei buoni spagnoli. Il nostro gregge e la nostra Chiesa andarono distrutti e l'ospedale fu chiuso." Le rughe si approfondirono nel volto del vecchio. "Io... ero fra quelli prescelti per il martirio, ma... quell'onore non era per me. Ci mandarono da Kyoto a Osaka e qui misero alcuni in una nostra missione e gli altri... con un orecchio tagliato furono condotti per le vie come criminali comuni. Poi i fratelli furono avviati verso ovest. Camminarono per un mese. Il loro viaggio benedetto termin alla collina che si chiama Nishizaki, sopra al grande porto di Nagasaki. Io implorai il samurai di lasciarmi andare con gli altri ma lui, senor, mi ordin di tornare alla missione, a Osaka. Senza nessuna ragione. E poi, dopo mesi, ci rinchiusero in questa cella. Eravamo in tre... credo che fossimo tre, ma io ero l'unico spagnolo. Gli altri erano neofiti giapponesi, laici. Dopo pochi giorni le guardie li chiamarono e invece non hanno mai chiamato me. Forse  la volont di Dio, senor, o forse gli sporchi gesuiti mi lasciano vivere solo per torturarmi... loro che mi hanno tolto l'occasione di morire martire insieme ai miei confratelli.  difficile, senor, avere pazienza. Cos difficile..."
Il vecchio frate chiuse gli occhi, preg e pianse finch cadde addormentato.
Per quanto lo desiderasse, Blackthorne non riusc a dormire, anche dopo che fu scesa la notte. Gli si raggricciava la carne per i morsi dei pidocchi e la testa gli girava per il terrore.
Capiva, con terribile chiarezza, che non c'era via di scampo. Era dominato dal senso dell'inutilit e della prossimit della morte. Nell'ora pi fonda della notte, il panico lo vinse e per la prima volta in vita sua cedette e pianse.
"Figlio mio," mormor il frate, "cosa c'?"
"Niente, niente," rispose Blackthorne col cuore che batteva a grandi colpi. "Torna a dormire."
"Non devi avere paura. Siamo tutti nelle mani di Dio," lo confort il frate e si riaddorment.
Il grande terrore scomparve e al suo posto Blackthorne prov una sorta di paura con cui poteva anche convivere. In qualche modo uscir di qui, si disse, tentando di credere alla propria bugia.
All'alba arrivarono cibo e acqua. Blackthorne si sent pi forte.  stupido lasciarsi andare cos, si ammon. Stupido, debole e pericoloso. Non ripeterlo o ti spezzerai e diventerai pazzo e certo morirai. Ti metteranno nella fila centrale e l morirai. Sii cauto e paziente e stai all'erta.
"Come va oggi, senor?"
"Bene, grazie, padre. E tu?"
"Abbastanza bene, grazie."
Come si dice in giapponese?"
Domo, genki desu."
"Domo, genki desu. Ieri mi dicevi delle Navi Nere portoghesi, padre... come sono? Ne hai mai viste?"
"Oh, s, senor. Sono le navi pi grandi del mondo, quasi duemila tonnellate. Ci vogliono duecento uomini per manovrarne una, senor, e fra equipaggio e passeggeri portano almeno mille anime. Mi hanno raccontato che sono galeoni che filano bene davanti al vento, ma sono pesanti col vento al traverso."
"Quanti cannoni?"
"A volte venti o trenta su tre ponti."
Padre Domingo era lieto di rispondere alle domande e di parlare e spiegare, e Blackthorne era altrettanto lieto di ascoltare e imparare. L'esperienza del frate, sparsa e sconnessa, era preziosa e vasta.
"No, senor," gli stava dicendo ora. "Domo vuol dire 'grazie' e dozo 'prego'. 'Acqua'  mzu. E ricordati sempre che i giapponesi danno grandissima importanza alle buone maniere e alla cortesia. Una volta ero a Nagasaki... Oh, se solo avessi penna e inchiostro e della carta! Ma s... qui, disegna le parole nella polvere, ti aiuter a ricordarle..."
"Domo," ripet Blackthorne. E dopo aver imparato qualche altra parola, chiese: "Da quanto tempo sono qui i portoghesi?"
"Oh, il paese venne scoperto nel 1542, senor, l'anno della mia nascita. Furono tre uomini, da Mota, Peixoto e il terzo non lo ricordo. Erano tutti mercanti portoghesi, che commerciavano lungo le coste della Cina con una giunca cinese, partendo da un porto siamese. Tu, senor, sei stato nel Siam?"
"No."
"Ah, c' tanto da vedere in Asia! Questi tre uomini furono colti da un'enorme tempesta, un tifone, e gettati fuori rotta, cos che sbarcarono a Tanegashima, a Kyushu. Era la prima volta che un europeo metteva piede in Giappone e subito cominciarono i commerci. Pochi anni dopo giunse qui Francesco Xavier, uno dei fondatori della Compagnia di Ges. Era il 1549... brutto anno per il Giappone, senor. Avrebbe dovuto essere primo uno dei nostri confratelli, allora avremmo conquistato noi questo regno, invece dei portoghesi. Francesco Xavier mor in Cina tre anni dopo, solo e abbandonato... Ho detto al senor che un gesuita si trova gi alla corte dell'imperatore di Cina, in un luogo chiamato Pechino? Oh, dovreste vedere Manila, senor, e le Filippine! Abbiamo quattro cattedrali, quasi tremila conquistadores e circa seimila soldati giapponesi sparsi in tutta l'isola e trecento confratelli..."
La mente di Blackthorne si riempiva di dati e di parole e frasi giapponesi. Chiese notizie della vita in Giappone e dei daimyo, dei samurai e di Nagasaki, della guerra e della pace, dei gesuiti e i francescani e i portoghesi in Asia, e di Manila spagnola, e altre precisazioni sulla Nave Nera che ogni anno giungeva da Macao. Per tre giorni e tre notti Blackthorne sedette con padre Domingo e domand, ascolt e impar. Ebbe incubi durante il sonno ma, appena sveglio, cominciava subito a porre altre domande per avere nuove informazioni.
Poi, il quarto giorno, gridarono il suo nome.
"Anjin-san!"
...
.
...
15.
...
.
...
Nel pi profondo silenzio Blackthorne si lev in piedi.
"Confessati, figlio mio, in fretta!"
"Io... non credo... io..." Si rese conto, nell'ottundimento del suo spirito, di parlare inglese, perci strinse le labbra e cominci ad allontanarsi. Il frate arranc dietro di lui, supponendo che avesse parlato in olandese o in tedesco, e lo prese per un polso.
"Svelto, senor. Ti dar l'assoluzione. Fai presto, per la tua anima immortale. Parla in fretta, basta che confessi davanti a Dio tutto quanto nel passato e nel presente..."
Si stavano avvicinando alla porta di ferro e il frate lo teneva con una forza che sbalord Blackthorne.
"Dillo subito! La santa Vergine ti protegger!"
Blackthorne strapp il braccio dalla sua stretta e con voce rauca esclam in spagnolo: "Vai con Dio, padre."
La porta sbatt alle sue spalle.
La giornata era incredibilmente dolce e fresca, le nubi vagavano sparse nel bel vento di sudest.
L'inglese inspir a boccate profonde la deliziosa aria pulita e il sangue gli corse pi veloce nelle vene. La gioia di vivere lo travolse.
Parecchi prigionieri nudi erano nel cortile, insieme a un funzionario, a dei secondini con le lance, ad alcuni eta e a un gruppo di samurai. Il funzionario indossava un chimono scuro, una casacca con spalline rigide ad aletta e un piccolo cappello scuro. Ritto davanti al primo prigioniero lesse quanto era scritto su un leggero rotolo e quando fin gli uomini cominciarono a camminare ognuno dietro al proprio gruppo di carcerieri verso il portone della prigione. Blackthorne era l'ultimo. Gli diedero, diversamente che agli altri, un perizoma, un chimono di cotone e degli zoccoli. E le sue guardie erano dei samurai.
Aveva deciso di tentare la fuga nel momento in cui avesse superato il portone, ma quando si avvicin alla soglia i samurai lo circondarono pi da vicino, stringendolo fra di loro. Raggiunsero il portone tutti insieme. Una grande folla era raccolta a guardare, pulita e vivace, con ombrellini rossi, gialli e dorati. Un uomo gi era stato legato alla croce, che stavano innalzando nel cielo. E accanto a ogni croce attendevano due eta, con le lunghe lance scintillanti.
Blackthorne rallent il passo. I samurai gli si strinsero addosso, costringendolo ad affrettarsi ed egli pens confusamente che sarebbe stato meglio morire in quel momento, alla svelta, tanto che prepar la mano per afferrare la spada pi vicina. Ma non port a termine la sua decisione perch i samurai si allontanarono dalla piazza, avviandosi verso il perimetro esterno e le strade che portavano alla citt e al castello.
Blackthorne aspett, senza il coraggio quasi di respirare, per essere ben sicuro. Attraversarono la folla, che indietreggi inchinandosi, poi infilarono una strada e non ci fu pi possibilit di errore.
Blackthorne si sent rinato. Quando riusc a parlare, chiese: "Dove andiamo?" senza curarsi di non essere capito o di aver parlato in inglese. Aveva la testa molto leggera, quasi non toccava terra nel camminare, gli zoccoli non erano scomodi, e la sensazione insolita del chimono non era spiacevole. Anzi, ci si sta bene, pens. Passa un po' d'aria, forse, ma in una giornata cos bella... sarebbe proprio l'indumento adatto per stare in coperta!
"Perdio,  splendido parlare di nuovo inglese!" disse ai samurai. "Cristo Ges, credevo d'essere gi morto! Se n' andata la mia ottava vita. Lo sapete, amici? Adesso me ne resta solo una. Ma non importa! I piloti hanno almeno dieci vite, diceva sempre Alban Caradoc." I samurai sembravano irritati da quelle sue frasi incomprensibili. Trattieniti, si ammon. Non renderli pi permalosi di quanto gi sono.
Si accorse allora che i samurai erano tutti Grigi, uomini di Ishido. Aveva domandato a padre Alvito il nome dell'uomo che si opponeva a Toranaga, e Alvito aveva risposto: "Ishido." Proprio un attimo prima che gli ordinassero di alzarsi per condurlo via. Tutti i Grigi sono uomini di Ishido? E tutti i Marroni di Toranaga?
"Dove andiamo? L?" e indic il castello che incombeva sulla citt. "L, hai?"
"Hai." Il capo annu con la testa tonda come una palla di cannone.
Che cosa vuole Ishido da me? si chiese Blackthorne.
Il capo gir in un'altra via, allontanandosi sempre pi dal porto. E allora lo scorse: un piccolo brigantino portoghese, con la bandiera bianca e azzurra sventolante al sole. Dieci cannoni sul ponte principale, con pezzi da venti a prua e a poppa. L'Erasmus lo batterebbe facilmente, si disse Blackthorne. Che ne sar dei miei uomini? Che faranno laggi al villaggio? Per il sangue di Cristo, mi piacerebbe rivederli! Ero cos contento di lasciarli quel giorno e tornare a casa mia dove Onna - Haku - stava... la casa di... come si chiamava? Mura-san, ecco. E cosa sar stato della ragazza nel mio letto sul pavimento, e di quell'altra, quell'angelo di bellezza che parlava con Omi-san? Quella che mi  apparsa in sogno e che entrava anche lei nel calderone.
Ma perch ripensare a quegli incubi? Mi indebolisce la mente. "Devi avere la mente molto salda per vivere con il mare," aveva detto Alban Caradoc. Povero Alban!
Alban Caradoc era apparso per tanti anni cos grande e simile agli dei, onniveggente, onnisciente. Ma era morto nel terrore. Era avvenuto al settimo giorno della guerra contro l'Armada. Blackthorne portava fuori da Portsmouth una tartana armata di uncini, da cento tonnellate, con armi, polvere, munizioni e rifornimenti per i galeoni da guerra di Drake al largo di Dover, che si affrettavano incontro alla flotta nemica. Essa stava percorrendo la Manica verso Dunkerque, dove le armate aspettavano di essere trasbordate per conquistare l'Inghilterra.
La grande flotta spagnola era stata distrutta dalle burrasche e dalle navi da guerra pi cattive, pi agili e pi maneggevoli mai costruite da Drake e Howard.
Blackthorne si era trovato in un turbinoso assalto vicino alla nave ammiraglia di Howard, la Renown, quando il vento era cambiato, raggiungendo forza burrasca, con ondate terribili, e aveva dovuto decidere se cercare di dirigersi sopravvento per sfuggire alla bordata in arrivo dal grande galeone Santa Cruz che gli stava proprio davanti, o fuggire attraverso la squadra nemica; il resto delle navi di Howard gi avevano virato, dirigendosi pi a nord.
"A nord sopravvento!" aveva urlato Alban Caradoc. Si era imbarcato come secondo in comando. Blackthorne era pilota-maggiore, responsabile, ed era al suo primo comando. Alban Caradoc aveva insistito per venire alla battaglia, anche se non aveva nessun diritto di salire a bordo, se non in guanto era inglese e tutti gli inglesi avevano il diritto di salire a bordo nel momento pi cupo della loro storia.
"Basta cos, laggi!" aveva ordinato Blackthorne, girando verso sud la barra del timone. Si era infilato nelle fauci della flotta nemica, sapendo che l'altra manovra li avrebbe messi sotto il fuoco del galeone che ora torreggiava su di loro.
Cos erano filati a sud, correndo davanti al vento, attraverso i galeoni. Le cannonate della Santa Cruz gli erano passate sopra la testa e lui aveva scaricato due bordate contro di lei, morsi di pulce per un vascello cos enorme, e poi si era trovato a filare veloce al centro della flotta nemica. I galeoni avevano preferito non mirare contro quella nave solitria, perch con le loro bordate avrebbero potuto danneggiarsi a vicenda e i cannoni avevano taciuto. La sua nave era gi passata e in fuga, quando la Madre de Dios laveva colpita. Tutti e due gli alberi erano partiti come frecce, insieme agli uomini impastoiati nel sartiame. Met del ponte di tribordo era scomparsa.
Aveva visto Alban Caradoc giacere presso un cannone semidistrutto, e gli era apparso incredibilmente piccolo, ridotto senza gambe. Aveva abbracciato il vecchio a cui gli occhi quasi uscivano dalla testa e che urlava orrendamente. "Oh, Cristo! Non voglio morire, non voglio morire, aiutami, aiutami, aiutami, oh. Ges Cristo, il dolore, aiuto!" Blackthorne cap che c'era una sola cosa da fare per aiutare Alban Caradoc. Raccolse un cavicchio e colp con tutte le forze.
Poi, dopo alcune settimane, aveva dovuto annunciare a Felicity che suo padre era morto. Le disse soltanto che era rimasto ucciso all'istante. Non le disse di avere sulle mani del sangue che non sarebbe mai scomparso...
Adesso stavano percorrendo un'ampia strada a curve. Non c'erano negozi, solo case, una accanto all'altra, ognuna con della terra intorno e alti recinti, e case e recinti, e la strada stessa, erano mirabilmente puliti.
Quella pulizia appariva incredibile a Blackthorne, perch a Londra e nelle cittadine inglesi - e europee - avanzi di cibo e urina e escrementi venivano gettati nelle strade, perch qualcuno li spazzasse via oppure si accumulassero, finch pedoni e carri e cavalli non potevano pi passare. Solo allora in genere la citt si ripuliva. Gli spazzini di Londra erano delle grandi orde di maiali, che durante la notte venivano condotte lungo le strade principali. Ma a ripulire Londra erano soprattutto i topi, i gatti, i cani randagi e gli incendi. E le mosche.
Osaka appariva cos diversa. Come ci riescono? si chiese. Niente buche, niente mucchi di sterco equino, niente solchi di ruote, n sudiciume o rifiuti di alcun genere. Soltanto terra ben battuta, pulita e spazzata. Muri di legno e case di legno, lucenti e pulite. E dov'erano gli ammassi di mendicanti e di storpi che infestavano tutte le citt cristiane? E le bande di ladroni e di giovani scatenati che l inevitabilmente si annidavano nell'ombra?
Le persone che incontravano si inchinavano gentilmente, e qualcuno si inginocchiava. I portatori si affrettavano con i palanchini o con i kaga a un solo passeggero. Gruppi di samurai - Grigi, mai Marroni - circolavano con noncuranza per le vie.
Stavano percorrendo una strada fiancheggiata da negozi, quando le gambe gli cedettero. Inciamp pesantemente e cadde. I samurai lo aiutarono a rialzarsi, ma la sua forza, almeno per il momento, era scomparsa del tutto e Blackthorne non poteva continuare.
"Gomen nasai, dozo ga matsu." Mi dispiace, vi prego, aspettate, disse, sentendo le gambe intorpidite. Si massaggi i muscoli accavallati del polpaccio e mand una benedizione a frate Domingo per quanto gli aveva insegnato, che si rivelava di un valore inestimabile.
Il capo dei samurai lo guard e gli fece un lungo discorso.
"Gomen nasai, nihon go ga hanase-masen." Mi dispiace, non parlo giapponese," rispose Blackthorne, lentamente ma chiaramente. "Dozo, ga matsu."
"Ah! So desu, Anjin-san. Wakarmasu!" esclam l'uomo. Impart un ordine breve e un samurai si affrett per la via. Dopo alcuni minuti, Blackthorne si alz e cerc di riprendere il cammino, ma il capo dei samurai gli disse: "Iy!" e gli accenn di aspettare.
Ben presto l'uomo spedito via torn insieme a quattro portatori seminudi con un kaga. Gli stessi samurai indicarono a Blackthorne in che modo doveva sdraiarvisi e tenersi attaccato alle cinghie che pendevano dal palo centrale.
Tutto il gruppo ripart. Blackthorne riprese forza e avrebbe preferito camminare, ma sapeva di essere ancora troppo debole. Ho bisogno di riposo, pens. Non ho riserve. Devo fare un bagno e mangiare. Mangiare del cibo vero.
Salirono un'ampia gradinata che congiungeva due strade ed entrarono in un'altra zona residenziale, vicino a un bosco di alti alberi, percorso da sentieri. Blackthorne prov un vivo piacere a trovarsi fuori dalle strade, su quel percorso morbido, che si allungava fra il verde.
Quando furono nel fitto del bosco, apparve un altro gruppo di una trentina di Grigi, uscito da una curva poco pi avanti. Giunto alla loro altezza si ferm e dopo il consueto cerimonioso scambio di saluti fra i capi, tutti puntarono gli sguardi su Blackthorne. Ci fu un rapido colloquio poi, mentre si preparavano ad andarsene, i nuovi arrivati piombarono sui samurai che accompagnavano Blackthorne e il loro capo tranquillamente estrasse la spada e trafisse l'altro caposamurai. L'imboscata era stata cos ben preparata e fu cos improvvisa che tutti e dieci i samurai Grigi del primo gruppo morirono quasi nello stesso istante. Nessuno ebbe neppure il tempo di estrarre la spada.
I portatori erano caduti in ginocchio, atterriti, con la fronte nell'erba. Blackthorne era accanto a loro. Il samurai capitano, un tipo massiccio e panciuto, mand due sentinelle alle estremit del sentiero, mentre gli altri raccoglievano le armi dei morti. In tutto questo tempo nessuno prest attenzione a Blackthorne, finch lui cominci a indietreggiare. Allora il capitano diede immediatamente un ordine sibilante, che significava, senza ombra di dubbio, che egli doveva restarsene dov'era.
A un altro ordine tutti i nuovi arrivati si strapparono di dosso i chimoni grigi, sotto i quali indossavano una collezione di stracci e di chimoni vecchi. Tutti si tirarono sul volto delle maschere, che gi avevano appese al collo. Uno raccolse le divise grigie e scomparve nel bosco.
Devono essere banditi, pens Blackthorne. Altrimenti, perch le maschere? Ma cosa vogliono da me?
I banditi chiacchieravano tranquilli fra loro, tenendolo d'occhio, mentre ripulivano le spade sui vestiti dei morti.
"Anjin-san? Hai?" Gli occhi del capitano rilucevano tondi e penetranti nei fori della maschera.
"Hai," rispose Blackthorne, sentendosi accapponare la pelle.
L'uomo punt un dito a terra, indicandogli di non muoversi. "Wakarimasu ka?"
"Hai."
Lo scrutarono da capo a piedi, poi una delle sentinelle - non pi in divisa e mascherata - usc dai cespugli per un attimo, a cento passi di distanza. Agit una mano e scomparve. Immediatamente gli uomini circondarono Blackthorne, preparandosi ad andare via. Il capo pos lo sguardo sui portatori, che tremarono come cani davanti a un padrone crudele e affondarono ancor pi la testa nell'erba.
Il capo abbai un ordine e i quattro alzarono lentamente la testa, increduli. Il comando fu ripetuto ed essi si inchinarono e indietreggiarono strisciando, poi balzarono in piedi e scomparvero nel sottobosco.
Il capo sorrise con disprezzo e fece segno a Blackthorne di avviarsi in direzione della citt. Egli li segu, senza speranza. Non era possibile fuggire.
Presso il margine del bosco si fermarono. Si udirono dei rumori davanti a loro e dalla curva apparve un gruppo di trenta samurai: Marroni e Grigi. I Marroni davanti, con in testa il capo in palanchino e qualche cavallo da carico dietro. Si arrestarono subito. I due gruppi presero posizione, a una settantina di passi l'uno dall'altro, osservandosi ostili. Il capo dei banditi avanz nello spazio vuoto, muovendosi a scatti, e grid rabbioso contro i samurai, indicando Blackthorne e poi il luogo dell'imboscata, dietro di s. Sguain la spada, levandola minaccioso ed evidentemente intimando ai samurai di andarsene.
Tutte le spade dei suoi uomini uscirono frusciando dai foderi. A un suo comando, un altro bandito si mise dietro Blackthorne, con l'arma alzata e pronta, e di nuovo il capo parl agli avversari.
Per un momento non accadde niente, poi Blackthorne vide scendere dal palanchino il capo dei samurai e subito lo riconobbe: era Kasigi Yabu. Yabu replic urlando al capo bandito, ma quello agit furiosamente la spada, ordinandogli di sgombrare la strada. La sua invettiva si concluse con tono definitivo. Yabu diede un comando breve e caric la spada levata lanciando un forte grido di battaglia. Zoppicava leggermente. I suoi uomini lo seguirono, e dietro caricarono, a poca distanza, i Grigi.
Blackthorne si lasci cadere in terra, per evitare il colpo di spada che l'avrebbe tagliato a met, ma il colpo era comunque mal calcolato e il capo dei banditi prese la fuga tra i cespugli, seguito dai suoi uomini.
Marroni e Grigi attorniarono Blackthorne, che si stava rialzando. Alcuni samurai inseguirono i banditi, altri corsero avanti per il sentiero e il resto si dispose in posizione di difesa. Yabu si ferm al margine del sottobosco, distribu ordini imperiosi, poi torn indietro adagio, zoppicando pi marcatamente.
"So desu, Anjin-san," disse, col respiro un po' affannoso.
"So desu, Kasigi Yabu-san," rispose Blackthorne usando la stessa frase che poteva significare, di volta in volta: "bene" o "davvero!" o "ma  la verit?" Indic la direzione presa dai banditi in fuga. "Domo." Si inchin con garbo, da pari a pari, e mand un'altra benedizione a frate Domingo. "Gomen nasai, nihon go ga hanase-masen." Mi dispiace, non so parlare giapponese.
"Hai," disse Yabu, piuttosto impressionato, e aggiunse qualcos'altro che Blackthorne non cap.
"Tsuyaka ga imasu ka?" chiese Blackthorne. Avete un interprete?
"Iy, Anjin-san. Gomen nasai."
Blackthorne si sent pi a suo agio. Adesso poteva comunicare direttamente. Il suo vocabolario era molto scarso, ma era gi un buon principio.
Oh, come vorrei avere un interprete! stava pensando Yabu. Per Budda! Vorrei tanto sapere che cosa  accaduto quando hai parlato con Toranaga, Anjin-san, che domande ti ha fatto e che cosa gli hai risposto, che cosa gli hai detto del villaggio e dei cannoni e del carico e della nave e della galea e di Rodrigu. Vorrei sapere ogni parola che  stata pronunciata, e dove sei stato e perch ti trovi qui adesso. Allora avrei un'idea di ci che passa nella mente di Toranaga, dei suoi progetti. Allora potrei anche preparare quello che gli devo dire oggi. Invece cos sono indifeso.
Perch Toranaga ha voluto vedere, immediatamente, appena arrivati, te e non me? Perch da quel momento a oggi non ho ricevuto da lui una parola n un ordine, salvo i consueti saluti d'obbligo e un: "Conto sul piacere di vedervi presto"? Perch mi ha mandato a chiamare proprio oggi? Perch il nostro incontro  stato rinviato due volte? A causa di qualcosa che gli hai detto tu, forse? O che gli ha detto Hiro-matsu? O  un ritardo normale, dovuto ai suoi tanti impegni?
Oh, certo, Toranaga, hai dei problemi quasi insormontabili da affrontare! L'influenza di Ishido giunge ovunque come un incendio. E sei gi al corrente del tradimento del Nobile Onoshi? Sai che Ishido mi ha offerto la testa di Ikawa Jikkyu e la sua provincia, se io mi unisco subito a lui in segreto?
Perch mi hai mandato a chiamare proprio oggi? Quale buon kami mi ha portato qui in tempo per salvare la vita dell'Anjin-san, dandomi poi la delusione di non potergli parlare direttamente e neppure tramite un altro, in modo da scoprire la chiave del tuo segreto? Perch lo avevi imprigionato per farlo giustiziare? Perch Ishido lo vuole fuori dalla prigione? Perch i banditi hanno cercato di rapirlo per ottenere un riscatto? E da chi? E perch l'Anjin-san  ancora vivo? Quel bandito avrebbe potuto facilmente tagliarlo a met.
Yabu not sul viso di Blackthorne delle rughe profonde, che non aveva visto durante il loro primo incontro. Ha l'aria affamata, pens. Sembra un cane inselvatichito. Ma non uno qualsiasi del branco... il capo del branco.
Oh, s, pilota, darei mille koku per avere qui subito un interprete degno di fede. Io sar il tuo padrone. Tu costruirai le mie navi e addestrerai i miei uomini. Devo manovrare Toranaga in qualche modo. Se non ci riesco, non importa; sar pi preparato nella mia prossima vita.
"Bravo cane!" disse Yabu a voce alta a Blackthorne, con un lieve sorriso. "Non ti serve altro che una mano ferma, qualche osso e qualche frustata. Ma prima ti consegner al Nobile Toranaga... dopo un bagno. Puzzi, pilota!"
Blackthorne non comprese le parole, ma intu la loro cordialit e vide il sorriso di Yabu. Gli sorrise in risposta. "Wakarimasen." Non capisco.
"Hai, Anjin-san."
Il daimyo si gir a guardare il punto in cui erano scomparsi i banditi. Si mise le mani a coppa intorno alla bocca e grid un ordine. Immediatamente tutti i Marroni tornarono da lui. Il capo dei Grigi, che stava piantato in mezzo al sentiero, richiam i suoi. Nessuno dei banditi era stato catturato.
Quando il capitano dei Grigi si avvicin a Yabu nacque una discussione, con grandi cenni verso il castello e la citt. Erano evidentemente in disaccordo. Alla fine Yabu l'ebbe vinta, con la mano sulla spada, e fece segno a Blackthorne di salire sul palanchino.
"Iy!" esclam il capitano. Lui e Yabu cominciarono a squadrarsi e Grigi e Marroni si agitarono innervositi.
"Anjin-san desu shunjin Toranaga-sama..."
Blackthorne afferrava qualche parola, qua e l. Watakushi significava "io" e con l'aggiunta di hitachin, "noi", shunjin 'prigioniero". A quel punto ricord le parole di Rodrigues e scosse la testa, interrompendoli bruscamente. "Shunjin, iy! Watakushi wa Anjin-san!"
I due uomini lo fissarono. Blackthorne ruppe il silenzio in un giapponese stentato, ben sapendo che le sue parole suonavano sgrammaticate e slegate, come quelle di un bambino, ma con la speranza di farsi intendere. "Io amico. Non prigioniero. Capite, prego. Amico. Mi spiace, amico vuole bagno. Bagno, capito? Stanco. Fame. Bagno." Indic il torrione del castello. "Andare l! Adesso, prego. Nobile Toranaga uno, Nobile Ishido due. Andare adesso."
E dando un tono di autorit all'ultimo ima, si arrampic goffamente sul palanchino e si abbandon sui cuscini, lasciando i piedi di fuori.
Yabu scoppi a ridere e tutti lo imitarono.
"Ah so, Anjin-sama!" gli rispose, con un inchino ironico.
"Iy, Yabu-sama, Anjin-san!" lo corresse allegramente Blackthorne. S, bastardo, adesso due o tre cose le so. Ma non mi sono dimenticato di te. E presto camminer sulla tua tomba.

16
"Forse sarebbe stato meglio consultarmi prima di allontanare il mio prigioniero dalla mia giurisdizione, Ishido-sama," stava dicendo Toranaga.
"Il barbaro era rinchiuso in una prigione comune, con i delinquenti comuni. Naturalmente ne ho dedotto che non aveste pi interesse per lui, altrimenti non lo avrei fatto portare fuori di l. Naturalmente non ho mai inteso interferire nelle vostre faccende private." All'esterno Ishido era calmo e deferente, ma dentro di s avvampava d'ira. Sapeva di essere stato colto in flagrante scorrettezza. Era vero che avrebbe dovuto chiedere prima a Toranaga. La pi normale cortesia lo esigeva. Ma anche quello sarebbe importato ben poco, se avesse avuto il barbaro in suo potere; lo avrebbe semplicemente consegnato, a suo piacimento, se e quando Toranaga lo avesse richiesto. Per il semplice fatto che alcuni suoi uomini erano stati sorpresi e ignominiosamente uccisi e che poi il damyo Yabu e alcuni uomini di Toranaga si erano fisicamente impadroniti del barbaro, la situazione era del tutto cambiata. Aveva perso la faccia, mentre tutta la sua strategia per distruggere pubblicamente Toranaga mirava proprio a mettere lui in quella situazione. "Mi scuso di nuovo."
Toranaga guard Hiro-matsu. Quelle scuse suonavano come musica ai loro orecchi. Entrambi sapevano che costavano sangue a Ishido. Si trovavano nella grande sala delle udienze. Secondo un accordo prestabilito, solo cinque guardie assistevano al colloquio dei due avversari, ed erano di completa fiducia. Gli altri aspettavano fuori. Anche Yabu stava aspettando fuori. E nel frattempo il barbaro veniva ripulito. Bene, pensava Toranaga, molto compiaciuto di s. Medit brevemente su Yabu e decise di non vederlo neppure per quel giorno, ma di giocare ancora con lui al gatto e il topo. Preg Hiro-matsu di congedarlo e si rivolse di nuovo a Ishido. "Naturalmente le vostre scuse sono accettate. Per fortuna non  avvenuto niente di grave."
"Allora posso condurre il barbaro dall'erede... quando sar presentabile?"
"Ve lo mander non appena avr finito con lui."
"Posso chiedere tra quanto? L'erede lo aspettava questa mattina."
"Non dobbiamo preoccuparci di questo, voi e io, ne? Yaemon ha solo sette anni e sono sicuro che un ragazzo di sette anni pu pazientare. La pazienza  una forma di disciplina ed esige esercizio. Non  vero? Gli spiegher io stesso l'equivoco. Stamattina devo dargli un'altra lezione di nuoto."
"Davvero?"
"S. Dovreste imparare anche voi a nuotare, Nobile Ishido.  uno sport ottimo e pu rivelarsi utilissimo in guerra. Tutti i miei samurai sanno nuotare. Io insister perch tutti imparino."
"I miei dedicano il tempo al tiro all'arco, alla spada, a cavalcare e a sparare."
"I miei aggiungono a questo la poesia, lo scrivere, l'arte di disporre i fiori, la cerimonia del cha-no-yu. I samurai devono essere ben addestrati nelle arti della pace per essere forti in quelle della guerra."
"La maggior parte dei miei uomini  gi pi che esperta in queste arti," afferm Ishido, conscio dei ristretti limiti della propria cultura e abilit letteraria. "I samurai nascono per la guerra. Questo per ora  sufficiente. Questo e l'obbedienza alla volont del nostro padrone."
"La lezione di nuoto di Yaemon si svolge all'ora del Cavallo." Il giorno e la notte erano divisi ognuno in sei parti uguali. Il giorno iniziava con l'ora della Lepre, dalle 5 alle 7 del mattino, poi c'era quella del Drago, dalle 7 alle 9, seguivano le ore del Serpente, del Cavallo, della Capra, della Scimmia, del Gallo, del Cane, del Cinghiale, del Topo e del Bue e il cielo si concludeva, dalle 3 alle 5 del mattino, con l'ora della Tigre. "Gradireste unirvi a noi?"
"Grazie, no. Sono troppo vecchio per cambiare abitudini."
"Ho sentito che al capitano del vostro drappello  stato ordinato di fare seppuku."
"Certo. I banditi dovevano essere catturati. Almeno uno lo si doveva prendere. Cos avremmo trovato anche gli altri."
"Sono sbalordito che simili carogne abbiano potuto agire tanto vicino al castello."
"Anch'io. Forse il barbaro potr descriverli."
"Cosa pu sapere un barbaro?" Toranaga rise. "Quanto ai banditi, si trattava di ronin, no? I ronin abbondano tra i vostri uomini. Qualche indagine darebbe buoni frutti. Ne?"
"Le indagini sono in corso, con urgenza. In molte direzioni." Ishido pass sopra l'ironica insinuazione sui ronin, i samurai mercenari senza padrone, quasi fuorilegge, che a migliaia erano accorsi sotto le bandiere dell'erede quando Ishido aveva sparso la voce, sussurrata, che, in nome dell'erede e della madre di lui, egli avrebbe accettato la loro fedele servit e avrebbe - incredibile - perdonato e dimenticato le loro scorrettezze e il loro passato e, a tempo debito, avrebbe compensato con la generosit di un Taiko la loro lealt. Ishido sapeva che era stata una mossa indovinata. Gli aveva fornito una riserva enorme di samurai a cui attingere; gli aveva assicurato la loro fedelt, perch i ronin sapevano che mai pi gli si sarebbe presentata un'occasione simile; aveva portato nel suo campo tutti i pi inferociti, molti dei quali erano stati ridotti ronin dalle conquiste di Toranaga e dei suoi alleati. E infine, cos, aveva eliminato uno dei pericoli per il regno - l'aumento del brigantaggio - perch l'unica vita sopportabile per un samurai tanto sfortunato da diventare ronin era quella del monaco o del bandito.
"In questa imboscata ci sono molte cose che non capisco," riprese Ishido, con una voce piena di velenosit. "Gi. Per esempio, perch dei banditi avrebbero catturato il barbaro per un riscatto? Ci sono altre persone in citt, molto pi importanti. Ma non ha detto cos, il bandito? Che voleva un riscatto. E da chi? Qual  il valore del barbaro? Nessuno. E come sapevano dove sarebbe passato? Soltanto ieri io ho dato ordine di condurlo dall'erede, pensando che lo avrebbe divertito.  molto strano."
"Molto," ammise Toranaga.
"E poi c' la coincidenza del Nobile Yabu che  passato in quei paraggi con alcuni dei vostri uomini e alcuni dei miei, proprio in quel momento. Molto strano."
"Molto. Naturalmente lui  passato di l perch io l'avevo mandato a chiamare, e i vostri uomini c'erano perch avevamo concordato - per vostro suggerimento - che fosse buona politica e un modo per sanare la frattura tra noi che i vostri uomini accompagnassero i miei dovunque vadano, durante la mia visita ufficiale qui."
" strano anche che i banditi - tanto audaci e ben organizzati da uccidere dieci samurai senza lasciarli combattere - si siano comportati come dei coreani all'arrivo dei nostri uomini. I due gruppi erano pari. Perch i banditi non si sono battuti, o non si sono portati subito il barbaro sulle colline, invece di restare stupidamente in mezzo a un sentiero che conduce al castello? Molto strano."
"Molto. Certo domani, quando andr a caccia col falco, porter con me una guardia doppia. Tanto per prudenza.  sconcertante sapere che i banditi arrivano cos vicino al castello. Gi. Forse vi piacerebbe cacciare, anche a voi? Mettere un vostro falco in gara con il mio? Io andr sulle colline a nord."
"Grazie, no. Domani sono molto impegnato. Forse dopodomani. Ho chiamato ventimila uomini per battere tutte le foreste, i boschi e le radure intorno a Osaka. Entro dieci giorni non ci sar un solo bandito nel raggio di venti ri. Posso giurarvelo."
Toranaga sapeva che Ishido stava usando i banditi come pretesto per accrescere il numero di soldati in quei paraggi. Se dice venti, sono cinquantamila. La trappola si va chiudendo, si disse. Perch cos presto? Quale nuovo tradimento  maturato? Perch Ishido si mostra tanto sicuro? "Bene. Dopodomani, Ishido-sama. Terrete i vostri uomini lontani dalla mia zona di caccia? Non vorrei che mi disturbassero la selvaggina," aggiunse sottilmente.
"Ma certo. E il barbaro?"
" e rimane mia propriet. Lui e la sua nave. Ma potrete averlo, quando avr finito con lui. E in seguito, se volete, potrete mandarlo a morte."
"Grazie. S, far cos." Ishido chiuse il ventaglio e lo infil nella manica. " privo di importanza. Ci che importa - ed  la ragione della mia venuta -  che... oh, per inciso, ho sentito che la signora mia madre  in visita al tempioJohji..."
"Davvero? La stagione mi sembra un po' avanzata per ammirare i ciliegi in fiore. La fioritura piena sar gi passata, no?"
"Lo penso anch'io, ma se lei desidera ammirarli, perch no? Con gli anziani non si pu mai dire, pensano e vedono le cose diversamente da noi. Ma la sua salute non  buona, mi preoccupo per lei. Deve stare molto attenta... prende molto facilmente il raffreddore."
"Succede lo stesso a mia madre. Bisogna aver cura della salute degli anziani." Toranaga mentalmente prese nota di mandare subito un messaggio all'abate per raccomandargli che la vecchia signora stesse riguardata. Se fosse morta nel monastero, le ripercussioni sarebbero state gravissime e lui si sarebbe coperto di vergogna in tutto l'impero. Tutti i daimyo avrebbero capito che nella partita per il potere egli aveva usato come pedina una vecchia dama indifesa, madre del suo nemico, mancando ai suoi obblighi verso di lei. Prendere un ostaggio era una manovra molto rischiosa.
Ishido era stato accecato dalla collera nell'apprendere che la sua riverita madre si trovava in una roccaforte di Toranaga a Nagoya. Erano cadute delle teste. Aveva subito affrettato i piani per la distruzione di Toranaga e aveva giurato solennemente di attaccare Nagoya ed eliminarne il daimyo Kazamaki - a cui la Nobildonna era apparentemente affidata - al primo scoppio di ostilit. Infine era stato inviato un messaggio personale all'abate, tramite intermediari, per avvertirlo che se la dama non fosse uscita sana e salva dal monastero entro ventiquattr'ore, Naga, l'unico figlio di Toranaga a portata di mano, e ogni donna di Toranaga che si potesse rapire, si sarebbero svegliati, disgraziatamente, nel villaggio dei lebbrosi, dopo essere stati nutriti e abbeverati dai malati e accuditi da una delle loro prostitute. Ishido sapeva di dover agire con diplomazia finch sua madre fosse rimasta nelle mani di Toranaga. Ma aveva spiegato chiaro che se non l'avessero lasciata andare, lui avrebbe messo l'impero a ferro e fuoco. "Come sta la signora vostra madre, Toranaga-sama?" chiese garbatamente.
"Molto bene, grazie." Toranaga lasci trapelare la sua contentezza al pensiero sia della madre, sia della rabbia impotente di Ishido. " eccezionalmente in gamba per i suoi settantaquattro anni. Io mi auguro solo di essere robusto come lei, alla sua et."
Tu ne hai cinquantotto di anni, Toranaga, ma non toccherai il cinquantanovesimo, si ripromise Ishido. "Porgetele, vi prego, i miei auguri di una lunga vita felice. Vi ringrazio ancora e mi spiace che siate stato disturbato." Si inchin con grande cortesia, poi aggiunse, contenendo a stento il piacere che provava: "Oh, s, il motivo importante per cui dovevo vedervi  che l'ultima riunione ufficiale dei reggenti  stata rinviata. Non ci incontreremo stasera al tramonto."
Toranaga continu a sorridere, ma dentro si sent gelare. "S? Perch?"
"Kiyama-sama  ammalato. Il Nobile Sugiyama e il Nobile Onoshi hanno accettato di rinviare, e io pure. Pochi giorni non contano - non  vero? - in faccende tanto importanti..."
"Possiamo riunirci senza il Nobile Kiyama."
"Abbiamo concordato di non farlo."
"In modo formale?"
"Ecco i nostri quattro sigilli."
Toranaga ribolliva d'ira. Ogni ritardo lo metteva in un pericolo smisurato. Poteva barattare la madre di Ishido per una riunione immediata? No, ci sarebbe voluto troppo tempo per mandare gli ordini e ricevere le conferme e lui avrebbe concesso un grande vantaggio senza niente in cambio. "Quando si terr la riunione?"
"A quanto mi risulta, il Nobile Kiyama dovrebbe essere guarito per domani o forse dopodomani."
"Bene. Mander il mio medico personale a visitarlo."
"Sono certo che ve ne sarebbe grato, ma il suo medico ha proibito tutte le visite. La malattia potrebbe essere contagiosa."
"Che malattia ?"
"Non lo so, padrone. Cos mi  stato detto."
"Il medico  un barbaro?"
"S. Credo sia il medico capo dei cristiani. Un prete cristiano medico per un daimyo cristiano. I nostri non valgono abbastanza per un daimyo cos... importante," osserv Ishido con un sogghigno.
La preoccupazione di Toranaga aument. Con un medico giapponese molte cose si potevano compiere, ma con un medico cristiano - senza dubbio un gesuita - ebbene, contrastare uno di loro, o anche solo interferire, poteva alienargli le simpatie di tutti i daimyo cristiani, e questo non era un rischio da affrontare. Sapeva che l'amicizia con Tsukku-san non lo avrebbe aiutato contro i daimyo cristiani Onoshi e Kiyama. L'interesse dei cristiani era di presentare un fronte unito. Ben presto avrebbe dovuto avvicinare lui stesso i sacerdoti barbari per formulare un accordo, fissare il prezzo della loro collaborazione. Se Ishido veramente si  attirato Onoshi e Kiyama - e tutti i daimyo cristiani li seguirebbero, se agissero insieme - allora io sono isolato, pens, e l'unica via che mi rimane  il Cielo rosso.
"Andr a trovare il Nobile Kiyama dopodomani," dichiar, fissando una scadenza.
"E il contagio? Non mi perdonerei mai se qualcosa di male capitasse proprio a voi, qui a Osaka, signore. Siete nostro ospite, affidato alle mie cure. Devo insistere perch non ci andiate."
"State tranquillo, Ishido-sama, il contagio che mi abbatter non  ancora comparso. Dimenticate la profezia dell'indovino." Quando, sei anni prima, era venuta dal Taiko un'ambasceria cinese a cercare una soluzione alla guerra cino-coreana-giapponese, fra gli ambasciatori c'era anche un celebre astrologo. Egli aveva predetto molti avvenimenti che si erano realizzati. Durante uno dei banchetti del Taiko, come sempre di incredibile abbondanza, il Taiko aveva pregato l'indovino di predire la morte di alcuni suoi consiglieri, e l'astrologo aveva affermato che Toranaga sarebbe morto di spada nella mezza et, Ishido - l'illustre conquistatore della Corea, o Chosen, come la chiamavano i cinesi - sarebbe morto vecchio, sano, con i piedi saldi in terra, essendo l'uomo pi famoso del suo tempo. Il Taiko sarebbe morto nel suo letto, rispettato e venerato, in et molto avanzata, lasciando dietro di s un figlio sano e robusto. Il Taiko, che ancora non aveva prole, era stato cos contento della profezia da lasciar tornare in Cina gli ambasciatori senza ucciderli, come aveva deciso in un primo tempo, per la loro insolenza. Invece di negoziare la pace, come lui si aspettava, l'imperatore cinese, tramite l'ambasceria, gli aveva offerto semplicemente di dargli l'investitura di sovrano del Paese di Wa, come i cinesi chiamavano il Giappone. Cos il Taiko aveva rispedito a casa gli ambasciatori vivi e non dentro le cassettine gi preparate per loro, e aveva ripreso la guerra contro la Corea e la Cina.
"No, Nobile Toranaga, non l'ho dimenticata," disse Ishido, che la ricordava benissimo. "Ma il contagio potrebbe essere fastidioso. Perch mettersi nei guai? Potreste ammalarvi di sifilide come vostro figlio Noboru, vi chiedo scusa... o prendere la lebbra come il Nobile Onoshi, che  ancora giovane, ma soffre tanto. Oh, soffre, s!"
Toranaga si trov per un momento sbilanciato. Conosceva fin troppo bene le conseguenze terribili di entrambe quelle malattie. Noboru, il figlio maggiore vivente, aveva preso la sifilide cinese a diciassette anni - dieci anni prima - e nessuna cura di medici giapponesi, cinesi, coreani e cristiani era riuscita a vincere il male, che gi lo divorava, senza per ucciderlo. Se diventer onnipotente, si ripromise Toranaga, forse potr cancellare questo male. Proviene veramente dalle donne? E loro, come lo prendono? Come si potrebbe curarlo? Povero Noboru, pens Toranaga. Senza la sifilide saresti mio erede, perch sei un magnifico soldato, un amministratore migliore di Sudara, e sei anche molto astuto. Devi aver compiuto molte cattive azioni nella tua vita precedente per essere condannato a una pena cos grave in questa.
"Per Budda, vorrei che nessuno soffrisse di nessuna delle due!" osserv.
"Sono d'accordo," disse Ishido, convinto che Toranaga, potendo, le avrebbe inflitte a lui, entrambe. Si inchin di nuovo e usc.
Toranaga ruppe il silenzio. "Ebbene?"
Hiro-matsu gli rispose: "Che voi restiate o partiate,  lo stesso... disastro, perch siete stato tradito e siete rimasto isolato, signore. Se restate per la riunione - e passer una settimana - Ishido nel frattempo mobiliter le sue forze intorno a Osaka e voi non sfuggirete pi, qualunque cosa accada alla Nobile Ochiba a Yedo.  chiaro che Ishido ha deciso di rischiare la vita di lei pur di prendere voi.  evidente che siete stato tradito e che i quattro reggenti si sono coalizzati contro di voi. E una votazione di quattro a uno nel Consiglio metter voi in stato d'accusa. Se partite, emaneranno qualunque ordine Ishido voglia emanare. Voi siete obbligato a rispettare una decisione presa da quattro contro uno. Lo avete giurato e non potete andare contro il vostro solenne giuramento di reggente."
"Sono d'accordo con te."
Il silenzio si prolung.
Hiro-matsu attendeva, con ansia crescente. "Che cosa farete?"
"Per prima cosa andr a fare la mia nuotata," rispose Toranaga inaspettatamente allegro, "poi ricever il barbaro."

La donna attravers lieve il giardino privato di Toranaga, dirigendosi al piccolo padiglione dal tetto di paglia, cos squisitamente collocato in un boschetto di aceri. Il chimono e lobi di seta erano i pi semplici e insieme i pi eleganti che i migliori artigiani cinesi sapessero creare. I capelli erano acconciati secondo l'ultima moda di Kyoto, molto alti e trattenuti da lunghi spilloni d'argento. Un parasole colorato proteggeva la carnagione chiarissima. Era piccola, un metro e mezzo di statura, ma perfettamente proporzionata. Al collo portava una catenina d'oro, con un piccolo crocifisso pure d'oro.
Kiri stava in attesa sulla veranda del padiglione. Sedeva pesante nell'ombra, con l'abbondante didietro che straripava dai cuscini, guardando la donna avvicinarsi lungo il percorso di pietre, inserite con tanta cura fra il muschio da sembrarvi poste dalla natura.
"Sei pi bella che mai, pi giovane che mai, Mariko-san," osserv Kiri, senza gelosia, restituendole l'inchino.
"Vorrei che fosse vero, Kiritsubo-san," rispose Mariko, sorridendo. Si inginocchi su un cuscino, aggiustandosi le gonne, senza avvedersene, in elegante disposizione.
" vero. Quando ci siamo viste l'ultima volta? Due... tre anni fa? In vent'anni non sei cambiata di un filo. Devono essere quasi vent'anni che ci conosciamo. Ti ricordi? A una festa del Nobile Goroda. Avevi quattordici anni, eri appena sposata e favolosa."
"E spaventata."
"No, non tu. Non spaventata."
"Sono passati sedici anni, Kiritsubo-san, non venti. Me lo ricordo benissimo, s." Anche troppo bene, pens, con una stretta al cuore. Proprio quel giorno mio fratello mi sussurr che credeva che il nostro riverito padre si sarebbe vendicato sulla persona del suo signore, il dittatore Goroda, e che lo avrebbe ucciso. Il suo signore!
Oh, s, Kiri-san, ricordo il giorno e l'anno e l'ora! Fu il principio di tutti gli orrori. Non ho mai confessato a nessuno che sapevo cosa sarebbe avvenuto, prima che avvenisse. Non ho mai messo sull'avviso mio marito, n Hiro-matsu, suo padre - entrambi vassalli fedeli del dittatore - del tradimento preparato da uno dei pi grandi generali. E peggio, non ho messo sull'avviso Goroda. Ho mancato cos al mio dovere verso il mio Nobile marito, la mia famiglia, che dopo il matrimonio era l'unica mia famiglia. Oh, Madonna, perdona quel peccato, aiutami a purificarmi! Ho taciuto per amore del mio diletto padre, che macchiava mille anni di immacolato onore. Oh Dio, Dio, Signore Ges di Nazareth, salva dalla dannazione eterna questa peccatrice!
" stato sedici anni fa," disse con volto sereno.
"Quell'anno io aspettavo il figlio di Toranaga-sama," ricord Kiri. E pens: se il Nobile Goroda non fosse stato vilmente tradito e ucciso da tuo padre, il mio signore Toranaga non avrebbe mai dovuto combattere la battaglia di Nagakud, io non avrei mai preso freddo laggi, e non avrei mai abortito. Forse, si disse poi. E forse no.  stato il karma, il mio karma, comunque siano andate le cose. "Ah, Mariko-san," esclam senza cattiveria, " passato tanto tempo che sembra un'altra vita. Ma tu sei senza et. Perch io non posso avere la tua figura e i tuoi bei capelli e camminare cos squisitamente?" Kiri rise. "La risposta  facile: perch mangio troppo!"
"Che importa? Godi di tutto il favore del Nobile Toranaga. E cos sei completa. Sei saggia, affettuosa e integra e felice con te stessa."
"Preferirei essere magra eppure in grado di mangiare quanto mi piace, sempre restando una favorita," rispose Kiri. "Ma tu? Non sei felice con te stessa?"
Sono solo uno strumento con cui il mio Signore Buntaro si diverte. "Se il mio Nobile marito  felice, naturalmente sono felice anch'io. Il suo piacere  il mio piacere. Come per te," disse Mariko.
"S, ma non proprio lo stesso." Kiri agit il ventaglio che raccolse il sole pomeridiano nella sua seta dorata. Sono lieta di non essere te, Mariko, con tutta la tua bellezza e intelligenza e coraggio e cultura. No! Non sopporterei di essere sposata nemmeno per un giorno con quell'uomo odioso, brutto, arrogante, violento. Figuriamoci diciassette anni!  il contrario di suo padre, il Nobile Hiro-matsu. Quello  un uomo meraviglioso... ma Buntaro? Com' possibile che dai padri nascano figli cos tremendi? Io vorrei averlo un figlio, se lo vorrei! Ma tu, Mariko, come hai tollerato per tanti anni d'essere trattata cos male? Come hai sopportato le tue tragedie? Sembra impossibile che neppure un'ombra ne sia rimasta sul tuo viso o nel tuo animo. "Sei una donna sorprendente, Toda Buntaro Mariko-san."
"Grazie, Kiritsubo Toshiko-san. Oh, Kiri-san, mi fa cos bene vederti!"
"Anche a me vedere te. Tuo figlio come sta?"
"Bello, bello, bello. Ha quindici anni ormai, Saruji, te lo immagini? Alto e robusto e simile a suo padre. E il Nobile Hiro-matsu gli ha assegnato un feudo e... sai che si deve sposare?"
"No. Con chi?"
"Con una nipote di Kiyama-sama. Ha combinato tutto magnificamente il Nobile Toranaga. Un matrimonio ottimo per la nostra famiglia. Vorrei solo che la ragazza fosse pi... attenta a mio figlio, pi degna di lui. Sai che..." Mariko rise, con un'ombra di timidezza, "via, parlo proprio come tutte le suocere. Ma sarai d'accordo con me: ancora non  preparata."
"Avrai tempo di occupartene tu."
"Oh, lo spero! S, io sono fortunata a non avere una suocera. Non so come avrei fatto."
"L'avresti incantata e addestrata, come hai addestrato tutta la tua casa, ne?"
"Eeeh, anche questo vorrei che fosse vero." Mariko teneva le mani immobili in grembo. Contempl una libellula posarsi e poi librarsi nell'aria e sparire. "Mio marito mi ha mandato qui. Il Nobile Toranaga vuole vedermi?"
"S. Vuole che tu gli faccia da interprete."
Mariko si allarm. "Con chi?"
"Il nuovo barbaro."
"Oh! E il padre Tsukku-san?  forse malato?"
"No." Kiri giocherell col ventaglio. "Credo che non possiamo che porci delle domande: perch Toranaga-sama vuole te, e non il prete, come nel primo colloquio? Perch, Mariko-san, dobbiamo badare a tutti i movimenti di denaro, pagare tutti i conti, addestrare tutti i servi, comprare tutte le provviste e quanto serve alla casa - spesso anche gli abiti dei nostri padroni - e in realt loro non ci dicono mai niente?"
"Forse per questo ci  data l'intuizione."
"Probabile." Lo sguardo di Kiri era franco e cordiale. "Ma suppongo che si tratti di una faccenda estremamente riservata. Dovrai giurare sul tuo Dio cristiano di non rivelare niente di questo incontro, a nessuno."
La giornata parve perdere ogni calore.
"Naturalmente," rispose Mariko, a disagio. Aveva capito benissimo cosa intendeva Kiri: non doveva parlare n a suo marito n a suo padre n al suo confessore. Dato che il marito l'aveva mandata l, evidentemente su richiesta del Nobile Toranaga, il suo dovere verso il suo signore era superiore a quello verso il marito e quindi era libera di non riferirgli niente. Ma al confessore? Poteva non dirgli niente? E perch doveva fungere da interprete lei e non padre Tsukku-san? Si rese conto di essere coinvolta di nuovo, contro la sua volont, in uno di quegli intrighi politici che gi le avevano rovinato l'esistenza, e si augur inutilmente di non appartenere a una famiglia antica, ai Fujimoto, di non essere nata col dono delle lingue (che le aveva permesso di imparare i quasi incomprensibili portoghese e latino), e addirittura di non essere mai nata. Ma, pens, non avrei mai visto mio figlio, n imparato nulla su Ges Bambino e la Sua Verit, n sulla vita eterna.
 il tuo karma, Mariko, si disse con tristezza, solo il karma. "benissimo, Kiri-san." Poi con profonda seriet continu: "Giuro su Dio Onnipotente che non divulgher niente di quanto sar detto, oggi, o in ogni occasione in cui funger da interprete per il mio Nobile signore.
"Suppongo che forse dovrai anche far tacere in parte i tuoi sentimenti per tradurre fedelmente quello che dice il nuovo barbaro.  strano e afferma cose strane. Io sono sicura che il Nobile signore ha scelto fra tutti proprio te per dei motivi particolari."
"Seguir i desideri di Toranaga-sama. Non deve mai dubitare della mia lealt verso di lui."
"Questo  assolutamente fuori questione. Non intendevo dispiacerti."
Cadde una lieve spruzzatina di pioggia primaverile, che punteggi i petali, il muschio e le foglie, e fin, lasciando dietro di s una bellezza ancora pi smagliante.
"Ti vorrei pregare di un favore, Mariko-san. Potresti, per piacere, mettere il crocifisso sotto il chimono?"
Le dita di Mariko si posarono subito sulla croce, a difesa. "Perch? Il Nobile Toranaga non si  mai mostrato contrario alla mia conversione, e neppure il Nobile Hiro-matsu, capo del mio clan! Mio marito... mio marito mi permette di conservare e portare il crocifisso."
"S. Ma i crocifissi esasperano questo barbaro e il mio signore Toranaga non lo vuole esasperato, bens calmo."

Blackthorne non aveva mai visto una creatura cos minuta. "Konnichi wa," disse. "Konnichi wa, Toranaga-sama." Si inchin all'europea, abbass il capo davanti al ragazzo che stava in ginocchio accanto a Toranaga, con gli occhi spalancati, e alla donna grassa dietro di lui. Si trovavano tutti sulla veranda che circondava il piccolo padiglione formato da un'unica stanza con pannelli di tipo rustico, travi intagliate e un soffitto di paglia; sul retro c'era uno spazio per cucinare. Il padiglione sorgeva su basi di legno, a un'altezza di un metro sopra un tappeto di sabbia candida. Era una Casa da T per la cerimonia del cha-no-yu, costruita senza risparmio con materiali rari e pregiati a quell'unico scopo, anche se a volte tali piccoli edifici - essendo isolati in mezzo a boschetti - venivano usati per appuntamenti e colloqui molto riservati.
Blackthorne si strinse addosso il chimono e sedette sul cuscino che era stato collocato sulla sabbia, sotto e davanti agli altri. "Gomen nasai, Toranaga-sama, nihon go ga hanase-masen. Tsuyaku go imasu ka?"
"Sono io la vostra interprete, senhor," intervenne rapida Mariko in un portoghese quasi impeccabile. "Ma voi parlate giapponese?"
"No, senhorita, soltanto poche parole e qualche frase," rispose Blackthorne, profondamente colpito. Si era aspettato come interprete padre Alvito e anche di vedere Toranaga accompagnato dai samurai e forse dal daimyo Yabu. Invece non c'erano samurai nelle vicinanze, anche se molti si aggiravano ai limiti del giardino.
"Il mio Signore Toranaga chiede dove... ma forse prima dovrei domandarvi se preferite parlare latino?"
"Quello che volete voi, senhorita." Come ogni uomo colto, Blackthorne sapeva leggere, scrivere e parlare in latino, dato che il latino era l'unica lingua della cultura in tutto il mondo civile.
Chi  questa donna? Dove ha imparato un portoghese cos perfetto? E il latino? Da chi, se non dai gesuiti? pens. In una delle loro scuole. Oh, sono cos bravi loro! La prima cosa che fanno  costruire una scuola.
Erano passati solo settant'anni da quando Ignazio di Loyola aveva fondato la Compagnia di Ges e ora gi le loro scuole, le migliori della cristianit, erano diffuse in tutto il mondo e la loro influenza favoriva o distruggeva i sovrani. Erano padroni dell'orecchio del papa. Erano stati loro ad arginare l'ondata della Riforma e ora stavano riconquistando vasti territori alla loro Chiesa.
"Allora parleremo portoghese," disse Mariko. "Il mio padrone vuole sapere dove avete imparato le vostre 'poche parole e qualche frase'."
"C'era un frate nella prigione, senhorita, un francescano, che me le ha insegnate. Cose come cibo, amico, bagno, andare, venire, vero, falso, qui, l, io, tu, voi, per favore, grazie, voglio, non voglio, prigioniero, s, no' e cos via. Purtroppo non  che il principio. Volete dire, per favore, al Nobile Toranaga che adesso sono pi pronto a rispondere alle sue domande e ad aiutare, e pi che lieto di trovarmi fuori dalla prigione? Cosa di cui lo ringrazio."
Blackthorne la guard mentre traduceva a Toranaga. Capiva di dover parlare con semplicit, preferibilmente a frasi brevi, e stare molto attento perch, a differenza del prete che traduceva simultaneamente, la donna aspettava che lui finisse di parlare, poi riassumeva o interpretava il suo discorso... problema consueto con tutti gli interpreti, salvo i migliori, sebbene anche questi, come il gesuita, lasciassero che, volontariamente o involontariamente, la loro personalit interferisse con quanto veniva detto. Il bagno, il massaggio, il cibo e due ore di sonno lo avevano immensamente rinfrescato. Le inservienti del bagno, tutte donne robuste e forti, lo avevano strigliato, a cominciare dai capelli che gli avevano pettinato in una coda ordinata, e il barbiere lo aveva rasato. Gli erano stati dati un perizoma pulito, un chimono con la cintura, e tabi e sandali. Le trapunte su cui aveva dormito erano pulite come la stanza. Gli era parso tutto un sogno e, risvegliandosi, si era chiesto quale fosse il sogno, quello o la prigione.
Aveva atteso con impazienza, augurandosi di venire riaccompagnato da Toranaga, preparando le cose da dire e da rivelare, e il modo di spuntarla su padre Alvito e conquistare una certa superiorit su di lui. E su Toranaga. Perch capiva fuori di ogni dubbio, per quanto frate Domingo gli aveva spiegato dei portoghesi e della politica e del commercio giapponesi, di poter essere d'aiuto a Toranaga adesso, e lui in cambio avrebbe potuto facilmente procurargli le ricchezze cui ambiva.
Ora, senza dover lottare contro il prete, si sentiva anche pi fiducioso. Mi occorrono soltanto pazienza e un pizzico di fortuna.
Toranaga ascoltava molto attento l'interprete tanto simile a una bambola.
Potrei sollevarla con una mano, pens Blackthorne, e se la stringessi alla vita le mani si congiungerebbero. Quanti anni avr? Perfetta! Sposata? Non porta anelli nuziali. Questo  interessante: non ha gioielli di nessun genere, salvo gli spilloni d'argento nei capelli. E neanche quell'altra donna grassa.
Cerc nella memoria. Neppure le due donne al villaggio avevano gioielli addosso, n ne aveva visti nella casa di Mura. Perch?
E chi  la donna grassa? La moglie di Toranaga? O la governante del ragazzo? E questi sar il figlio di Toranaga, o forse suo nipote? Frate Domingo ha detto che i giapponesi hanno una sola moglie per volta, ma tante concubine - amanti legali - quante ne vogliono.
L'interprete era una concubina di Toranaga? Come sarebbe avere a letto una donna simile? Avrei paura di romperla? No, non si romperebbe. In Inghilterra esistono donne altrettanto piccine. Ma non sono come lei.
Il ragazzo era piccolo e dritto, con gli occhi grandi, i capelli neri e folti raccolti in una breve coda, la testa non rasata. Sembrava divorato dalla curiosit. Senza rifletterci, Blackthorne ammicc. Il ragazzo sussult, poi rise e interruppe Mariko, per indicare Blackthorne e dire qualcosa. Gli altri lo ascoltarono con indulgenza e nessuno gli ordin di tacere. Quando ebbe finito, Toranaga si rivolse a Blackthorne brevemente.
"Il Nobile Toranaga chiede perch lo avete fatto, senhor?"
"Oh, solo per divertire il ragazzo.  un bambino e i bambini, al mio paese, di solito ridono se gli si ammicca. Mio figlio deve avere all'incirca la sua et, adesso: sette anni."
"L'erede ha sette anni," afferm Mariko dopo una pausa, e poi tradusse le parole di Blackthorne.
"L'erede? Volete dire che  l'unico figlio del Nobile Toranaga?" chiese Blackthorne.
"Toranaga-sama mi ha ordinato di dirvi che dovete limitarvi, per favore, a rispondere alle domande, per il momento." Poi aggiunse: "Sono certa, pilota Blackthorne, che se avrete pazienza vi sar offerta pi tardi la possibilit di domandare tutto quello che desiderate."
"Benissimo."
"Poich il vostro nome  molto difficile da pronunciare per noi, senhor, perch non abbiamo i suoni corrispondenti, posso, per il Nobile Toranaga, usare il vostro nome giapponese, Anjin-san?"
"Naturalmente." Blackthorne stava per porle una domanda, ma ricord l'ammonimento e si ordin di avere pazienza.
"Grazie. Il Nobile Toranaga chiede: 'Avete altri figli?'"
"Una figlia.  nata quando stavo per lasciare l'Inghilterra, perci adesso ha due anni."
"Avete una moglie o pi di una?"
"Una. Questo  il nostro uso. Come i portoghesi e gli spagnoli. Non abbiamo concubine... legali."
" la vostra prima moglie, senhor?"
"S."
"Quanti anni avete, prego?"
"Trentasei."
"Dove abitate in Inghilterra?"
"Nei sobborghi di Chatham.  un piccolo porto vicino a Londra."
"Londra  la vostra citt principale?"
"S."
"Quante lingue parlate?"
"Inglese, portoghese, spagnolo, olandese e naturalmente latino."
"Che cos' l'olandese?"
" una lingua che si parla in Europa, nei Paesi Bassi.  molto simile al tedesco."
La donna aggrott la fronte. "L'olandese  una lingua pagana? Anche il tedesco?"
"Sono due paesi non cattolici," rispose lui, cauto.
"Scusatemi, non equivale a pagani?"
"No, senhorita. La cristianit  divisa in due religioni distinte e separate, il cattolicesimo e il protestantesimo. Sono due versioni del cristianesimo. La setta che si trova in Giappone  cattolica. In questo periodo le due sette sono molto ostili l'una all'altra." Not lo stupore di lei e avvert la crescente impazienza di Toranaga nel sentirsi escluso dalla conversazione. Stai attento, si ammon. Lei  certamente cattolica. Sii semplice. "Forse il Nobile Toranaga non desidera che si parli di religione, senhorita, perch se ne  gi discusso durante il nostro primo incontro."
"Voi siete un cristiano protestante?"
"S."
"E i cristiani cattolici sono vostri nemici?"
"Moltissimi di loro mi considererebbero eretico e nemico, s."
La donna esit, poi si volt verso Toranaga e parl a lungo.
Intorno al giardino si scorgevano numerose guardie, tutte ben lontane e tutte Marroni. Poi Blackthorne not dieci Grigi seduti nell'ombra, con gli sguardi fissi sul ragazzo. Che cosa significa questo? si chiese.
Toranaga stava interrogando Mariko, poi si rivolse direttamente a Blackthorne.
"Il mio padrone vuole sapere di voi e della vostra famiglia," riprese Mariko. "Del vostro paese, della sua regina e dei precedenti sovrani, delle sue usanze e tradizioni e storia. E altrettanto di tutti gli altri paesi, in specie il Portogallo e la Spagna. Vuol sapere tutto del mondo in cui vivete. Delle vostre navi, e armi, e cibi e commerci. Delle vostre guerre e battaglie e come governate una nave, come avete guidato la vostra e che cosa  accaduto durante il viaggio. Vuole capire... scusatemi, perch ridete?"
"Senhorita, soltanto perch  tutto quello che so!"
" precisamente quanto il mio padrone vuole conoscere. 'Precisamente'  la parola giusta?"
"S, senhorita. Posso rendervi omaggio per il vostro portoghese, che  perfetto?"
La donna agit lievemente il ventaglio. "Grazie, senhor. S, il mio padrone vuole sapere la verit su tutto, e sapere quali sono i fatti e quale la vostra opinione."
"Sar ben lieto di esporgliela. Forse ci vorr un po' di tempo."
"Il mio padrone ha tutto il tempo, dice."
Blackthorne guard Toranaga. "Wakarimasu."
"Se mi perdonate, senhor, il mio padrone mi ordina di dirvi che il vostro accento  sbagliato." Mariko gli insegn la pronuncia giusta, ed egli ripet e la ringrazi. "Io sono la senhora Mariko Buntaro, non sono senhorita."
"S, senhora." Blackthorne gett un'occhiata a Toranaga. "Da dove vuole che cominci?"
Mariko lo chiese a Toranaga. Un rapido sorriso pass sulla faccia dai forti lineamenti. "Dal principio, dice."
Blackthorne cap che era un nuovo modo di metterlo alla prova. Da quale degli infiniti possibili inizi doveva cominciare? A chi rivolgersi? A Toranaga, al ragazzo o alle donne? Ovviamente, se fossero stati presenti solo degli uomini, a Toranaga, ma cos? Perch erano presenti le donne e il ragazzo? Doveva esserci una ragione.
Decise di concentrarsi sul ragazzo e le donne. "Nei tempi antichi sul mio paese regnava un grande sovrano, che possedeva una spada chiamata Excalibur. La sua regina era la donna pi bella del regno. Il suo maggior consigliere era Merlino, un mago, e il re si chiamava Art," cominci con sicurezza, ripetendo la leggenda che suo padre gli aveva narrato tante volte nella lontana infanzia. "La capitale di re Art si chiamava Camelot ed egli viveva in un tempo felice senza guerra, con buoni raccolti e..." A un tratto si avvide dell'enorme errore: il nucleo della vicenda era l'amore fra Ginevra e Lancillotto, una regina adultera e un vassallo infedele, e poi c'era la storia di Mordred, figlio illegittimo di Art, che da traditore aveva mosso guerra a suo padre, e del padre che uccideva il figlio in battaglia, venendo da lui ferito a morte. Oh, Ges, come ho potuto essere cos stupido? Toranaga non  forse come un grande re? E queste non sono le sue mogli? Questo non  suo figlio?
"Vi sentite male, senhor?"
"No... no, perdonate...  stato soltanto..."
"Raccontavate, senhor, di questo re e dei buoni raccolti..."
"S. Come in ogni paese... il nostro passato  offuscato da miti e leggende, dei quali molti non hanno importanza," disse incerto, cercando di guadagnare tempo.
La donna lo guardava, perplessa. Gli occhi di Toranaga lo fissavano, pi attenti, e il ragazzo sbadigli.
"Dicevate, senhor?"
"Io... be'..." un'ispirazione gli balen. "Forse la cosa migliore  che io vi disegni una mappa del mondo che noi conosciamo, senhora," disse in fretta. "Volete che lo faccia?"
La donna tradusse e Blackthorne colse un lampo di interesse negli occhi di Toranaga, ma non in quelli delle donne e del ragazzo. Come coinvolgere anche loro?
"Il mio padrone dice di s. Mando a prendere la carta..."
"Grazie, ma per il momento non serve. Pi tardi, se mi date da scrivere, potr disegnarne una pi precisa."
Blackthorne abbandon il cuscino e s'inginocchi. Si mise a disegnare col dito una rozza mappa sulla sabbia, rivolta verso gli spettatori, perch seguissero meglio. "La terra  rotonda, come un'arancia, invece questa mappa  stesa come la sua buccia tagliata in due ovali, da nord a sud, un po' tirata in cima e in fondo. Fu un olandese, che si chiamava Mercator, a inventare questo modo di disegnarla con precisione.  la prima mappa precisa del mondo. Possiamo anche navigare seguendola... o seguendo i mappamondi di Mercator." Aveva tracciato con sicurezza i continenti. "Nord, sud, est e ovest. Il Giappone  qui, e il mio paese  dall'altra parte del mondo... laggi. Qua tutto  sconosciuto e inesplorato..." La sua mano spazz via tutto dall'America del Nord, al di sopra di una linea che andava dal Messico a Terranova, e tutto dall'America del Sud, salvo il Per e una sottile striscia costiera lungo il margine del continente, poi spazz via tutto a nord e a est della Norvegia, tutto a est della Moscovia, tutta l'Asia, tutto l'interno dell'Africa e tutto a sud di Giava e anche la punta dell'America meridionale. "Conosciamo le coste, ma poco altro. L'interno dell'Africa, le Americhe e l'Asia sono quasi completamente misteriose." Si interruppe perch la donna potesse ripetere. Adesso Mariko traduceva con maggior facilit ed egli avvert un crescente interesse negli ascoltatori. Il ragazzo si avvicin.
"L'erede vuole sapere dove ci troviamo noi sulla mappa."
"Qui. Questo  il Catai, la Cina, credo. Non so a quale distanza ci troviamo dalla costa. Mi ci sono voluti due anni per navigare da qua a qua. Toranaga e la donna grassa allungarono il collo per vedere meglio.
"L'erede dice: 'Perch siamo cos piccoli sulla vostra mappa?'"
" una questione di proporzioni, senhora. Su questo continente, da Terranova, qui, al Messico, qui, ci sono circa mille leghe, di tre miglia ognuna. Da qui a Yedo ci sono circa cento leghe."
Un breve silenzio, poi parlarono fra loro.
"Toranaga-sama vuole che gli indichiate sulla mappa come siete arrivato in Giappone."
"Per questa via. Questo  lo Stretto di Magellano, qui, sulla punta del Sudamerica. Prende nome dal portoghese che ottant'anni fa lo scopr, durante le sue navigazioni. Da allora portoghesi e spagnoli hanno conservato il segreto su questa via, per usarla soltanto loro. Noi siamo stati i primi estranei a superare lo stretto. Io possedevo uno dei loro rutter segreti, una specie di mappa, ma anche con quello ho dovuto aspettare sei mesi per poterlo superare, perch i venti ci erano contrari."
Mariko tradusse e Toranaga alz lo sguardo, incredulo.
"Il mio padrone dice che ti sbagli. Tutti i bar... tutti i portoghesi vengono dal sud. Quella  la loro rotta, l'unica."
"S.  vero che i portoghesi preferiscono quella via - il Capo di Buona Speranza lo chiamiamo - perch lungo tutte queste coste possiedono decine di forti, in Africa e in India e nelle Isole delle Spezie, dove approvvigionarsi e svernare. Ma gli spagnoli usano lo Stretto di Magellano per raggiungere le loro colonie americane nel Pacifico e quelle nelle Filippine, oppure attraversano qui, lo stretto istmo di Panama, andando via terra per evitare mesi di navigazione. Per noi  stato pi sicuro passare per lo Stretto di Magellano, altrimenti saremmo stati sotto il tiro continuo dei forti portoghesi nemici. Dite, per favore, al Nobile Toranaga che ora io conosco la posizione di molti di loro. In quasi tutti vi sono truppe giapponesi, fra l'altro," aggiunse con enfasi. "Il frate che mi ha dato queste informazioni in prigione era spagnolo e nemico dei portoghesi e di tutti i gesuiti."
Blackthorne vide sul viso della donna una reazione immediata e, non appena lei ebbe tradotto, anche su quello di Toranaga. Dalle tempo, si ammon, e sii semplice.
"Truppe giapponesi? Volete dire samurai?"
"Penso che il termine pi adatto sia ronin."
"Avete parlato di una mappa 'segreta'? Il mio signore vuole sapere come l'avete ottenuta."
"Un olandese, Pieter Suyderhof, era segretario privato del primate di Goa - questo  il titolo del massimo sacerdote cattolico a Goa, la capitale dell'India portoghese. Voi saprete certo che i portoghesi stanno cercando di conquistare quel continente con la forza. Come segretario privato di questo arcivescovo, che allora era anche vicer del Portogallo, per le sue mani passavano documenti di ogni genere. Dopo molti anni pot avere alcuni dei loro rutter - le mappe - e li copi. Contenevano i segreti della rotta attraverso lo Stretto di Magellano e anche per superare il Capo di Buona Speranza, e i bassifondi e le scogliere da Goa al Giappone, via Macao. Il mio rutter era quello dello Stretto di Magellano e si trovava con le carte che mi sono state portate via dalla nave. Per me sono di importanza vitale e per Toranaga-sama potrebbero essere di immenso valore."
"Il mio padrone dice di aver dato ordine di cercarle. Continuate, prego."
"Quando Suyderhof torn in Olanda, vendette i rutter alla Company of East India Merchants, a cui  stato concesso il monopolio per l'esplorazione dell'Estremo Oriente."
La donna lo fissava con freddezza. "Quell'uomo era una spia pagata?"
"Per quelle mappe  stato pagato, s.  un'usanza,  il modo di compensare qualcuno: non con titoli o terre, solo con denaro. L'Olanda  una repubblica. Ovviamente, senhora, il mio paese e il suo alleato, l'Olanda, sono da anni in guerra con Spagna e Portogallo, e voi capite che in guerra  fondamentale scoprire i segreti del nemico."
Mariko si volt e parl a lungo.
"Il mio signore domanda: 'Perch quell'arcivescovo si serviva di un nemico?'"
"Secondo quanto ha riferito Pieter Suyderhof, l'arcivescovo, che era un gesuita, si interessava soltanto del commercio. Suyderhof ne aveva raddoppiato le entrate e quindi era un 'beniamino'. Era un mercante abilissimo - in genere gli olandesi in questo sono superiori ai portoghesi - e quindi le sue credenziali non erano state esaminate con molta cura. E molti uomini biondi e con gli occhi azzurri, che vengono dalla Germania o altri paesi europei, sono cattolici." Blackthorne aspett che la traduzione fosse finita, poi aggiunse, cautamente: "Era il capo del servizio di spionaggio dell'Olanda in Asia, un militare del suo paese, ed era riuscito a infiltrare alcuni suoi uomini su navi portoghesi. Dite, per favore, al Nobile Toranaga, che senza il commercio col Giappone l'India portoghese non vivrebbe a lungo."
Mentre Mariko parlava, Toranaga teneva gli occhi fissi sulla mappa. Non reag alle parole di lei e Blackthorne si chiese se la donna avesse tradotto veramente tutto.
"Il mio padrone vorrebbe una mappa del mondo particolareggiata, al pi presto possibile, su carta, dove siano indicate tutte le basi portoghesi e il numero dei ronin che si trovano in ognuna di esse. Dice di continuare, per favore."
Blackthorne comprese di aver compiuto un passo da gigante. Ma il ragazzo sbadigliava e cos decise di cambiare rotta, pur dirigendosi verso lo stesso porto. "Il nostro mondo non  sempre come appare. Per esempio, a sud di questa linea, che chiamiamo equatore, le stagioni sono capovolte: quando per noi  estate, per loro  inverno, quando noi siamo al caldo, loro gelano."
"Perch?"
"Non lo so, ma  cos. Ora, la via per il Giappone passa da uno di questi stretti. Noi inglesi stiamo cercando di scoprire una via a nord, o a nordest, al di sopra delle Siberie, o a nordovest, sopra le Americhe. Io sono arrivato a nord fino a qui. Tutto  ghiaccio eterno e neve, e per quasi tutto l'anno c' un tale freddo che se non si portano guanti di pelliccia le dita si congelano in un attimo. Il popolo che abita qui si chiama lappone. Ha vestiti fatti di pelliccia. Gli uomini vanno a caccia e tutto il resto del lavoro tocca alle donne. Parte del loro lavoro  cucire i vestiti e per riuscirci devono quasi sempre masticare le pelli per ammorbidirle, se no non possono infilare l'ago."
Mariko rise forte. Blackthorne sorrise con lei, sentendosi pi fiducioso. " vero, senhora.  honto."
"Soretva honto desu ka?" chiese Toranaga, impaziente. Che cosa  vero?
Con un'altra risata, Mariko glielo spieg e tutti risero con lei.
"Ho vissuto fra loro per quasi un anno. Eravamo bloccati dai ghiacci e dovevamo aspettare il disgelo. Mangiano pesce, foche, a volte orsi bianchi e balene. Li mangiano crudi. La specialit pi raffinata  il grasso di balena crudo."
"Ma via, Anjin-san!"
" vero. E abitano in piccole case rotonde fatte soltanto di neve, e non fanno mai il bagno."
"Cosa? Mai?" scatt Mariko.
L'inglese scosse la testa, e decise di non rivelarle che i bagni erano rari in Inghilterra, anche pi rari che in Portogallo e Spagna, paesi caldi.
Mariko tradusse e Toranaga scosse il capo, incapace di credere.
"Il mio padrone dice che questa  un'esagerazione eccessiva. Nessuno pu vivere senza bagni. Neppure la gente incivile."
"Ma  la verit... honto!" ribatt lui con calma e alz una mano. "Su Ges di Nazareth e sull'anima mia, giuro che questa  la verit."
La donna lo scrut in silenzio. "Tutto?"
"S. Il Nobile Toranaga vuole la verit. E io perch dovrei mentire? La mia vita  nelle sue mani.  facile dimostrare la verit... cio, per essere sinceri, sarebbe molto difficile provare ci che ho detto... dovreste andare a vedere con i vostri occhi. E certo portoghesi e spagnoli, che mi sono nemici, non mi sosterrebbero. Ma Toranaga-sama ha chiesto la verit e pu credermi."
Mariko riflett, poi tradusse fedelmente le sue parole. Alla fine riprese: "Il Nobile Toranaga afferma che  incredibile che un essere umano possa vivere senza bagni."
"S, ma quelli sono paesi freddi, con abitudini diverse dalle vostre e dalle mie. Per esempio, al mio paese tutti credono che il bagno faccia male alla salute. Mia nonna, Jacoba, diceva sempre: 'Un bagno quando nasci e uno quando muori ti porteranno in paradiso.'"
" ben difficile da credere."
"Alcune nostre abitudini sono difficili da credere. Per  vero che io ho fatto pi bagni da quando mi trovo nel vostro paese che in tutti gli anni precedenti. E riconosco con gioia che grazie a essi mi sento meglio." Sorrise. "Non credo pi che siano pericolosi. Cos ci ho guadagnato a venire qui, no?"
Dopo una pausa Mariko rispose: "S," e cominci a tradurre.
Kiri osserv: " stupefacente, ne? Stupefacente..."
"Che giudizio dareste su di lui, Mariko-san?" chiese Toranaga.
"Sono convinta che dica la verit, o almeno quella che per lui  la verit. Sembra chiaro che potrebbe essere prezioso per voi, Toranaga-sama. Noi conosciamo cos poco il mondo esterno.  importante per voi? Io non lo so. Ma si direbbe quasi che sia sceso dalle stelle, o salito dal profondo del mare. Se  nemico dei portoghesi e degli spagnoli e se ci si pu fidare di lui, allora le sue informazioni potrebbero essere vitali per i nostri interessi, ne?"
"Sono d'accordo," comment Kiri.
"Che ne pensate voi, Yaemon-sama?"
"Io, zio? Oh, penso che  brutto e non mi piacciono i suoi capelli dorati e gli occhi da gatto e non sembra un essere umano," disse il bambino, tutto d'un fiato, "sono contento di non essere nato barbaro come lui, ma samurai come mio padre. Torniamo a nuotare?"
"Domani, Yaemon," rispose Toranaga, molto seccato di non poter comunicare col pilota senza intermediari.
Mentre i giapponesi parlavano tra loro, Blackthorne si disse che era venuto il momento. Poi Mariko si rivolse di nuovo a lui.
"Il mio padrone chiede: 'Perch eravate nel nord?'"
"Ero pilota di una nave e cercavamo un passaggio a nordest, senhora. Molte delle cose che potrei raccontarvi vi sembrerebbero ridicole, lo so," cominci. "Per esempio, settant'anni fa i re di Spagna e del Portogallo firmarono solennemente un trattato che divideva fra loro il possesso del Nuovo Mondo, quello non ancora scoperto. Dato che il vostro paese cade nella met portoghese, ufficialmente esso appartiene al Portogallo: il Nobile Toranaga, voi, chiunque, questo castello e tutto quanto vi  contenuto, ogni cosa  stata assegnata al Portogallo."
"Oh, Anjin-San! Scusate, ma questo  assurdo!"
"Ritengo anch'io che la loro arroganza sia incredibile. Ma  vero." La donna tradusse subito e Toranaga rise ironicamente.
"Il Nobile Toranaga dice che allora lui potrebbe ugualmente spartire i cieli fra s e l'imperatore della Cina, ne?"
"Dite al Nobile Toranaga che mi dispiace, ma non  lo stesso," afferm Blackthorne, conscio di avventurarsi su un terreno pericoloso. "Tutto  scritto in documenti legali, che danno a ciascun sovrano il diritto di impossessarsi di ogni paese non cattolico scoperto dai propri sudditi, di eliminarne il governo che vi trovano e rimpiazzarlo con il dominio cattolico." Il suo dito tracci sulla mappa una linea da nord a sud, che divise il Brasile. "A est di questa linea, tutto appartiene ai portoghesi, a ovest agli spagnoli. Fu Pedro Cabral a scoprire il Brasile nell'anno 1500, perci adesso il Portogallo  padrone del Brasile, ne ha cancellato la cultura indigena e i governi legali, e si  arricchito con l'oro e l'argento scavati nelle miniere e saccheggiati nei templi indigeni. Tutto il resto delle Americhe scoperto fino a ora  in mani spagnole: il Messico, il Per, quasi l'intero continente meridionale. Hanno spazzato via la nazione degli incas, ne hanno cancellato la cultura, e hanno fatto schiavi centinaia di migliaia di uomini. I conquistadores possiedono armi moderne, gli indigeni no. E con i conquistadores arrivano i preti. Ben presto qualche principe si converte e si fa leva sulle inimicizie. Allora un principe entra in guerra contro un altro e il regno viene inghiottito a pezzi e bocconi. Oggi la Spagna  la nazione pi ricca del nostro mondo per l'oro e l'argento incaico e messicano saccheggiato e mandato in Spagna."
Mariko era molto seria. Aveva afferrato velocemente il senso della lezione di Blackthorne. E cos Toranaga.
"Il mio padrone dice che questo  un discorso senza valore: come possono attribuirsi simili diritti?
"Non da s," rispose Blackthorne, con gravit. "Li attribuisce loro il papa, il vicario di Cristo in terra. Come compenso perch diffondono la parola di Dio."
"Non ci credo!" esclam Mariko.
"Vi prego, senhora, traducete le mie parole.  honto."
La donna obbed e parl a lungo, evidentemente turbata. Poi si rivolse di nuovo all'inglese: "Il mio padrone... il mio padrone dice che state cercando di avvelenare il suo animo contro i vostri nemici. Qual  la verit, senhor? Sulla vostra vita, senhor."
"Il papa Alessandro VI fiss la prima linea di demarcazione nel 1493, cominci Blackthorne, benedicendo Alban Caradoc che gli aveva ficcato in testa da bambino tanti fatti e date, e frate Domingo che lo aveva informato dell'orgoglio giapponese e gli aveva fornito una chiave per capire l'animo giapponese. "Nel 1506 il papa Giulio II sanzion i cambiamenti apportati al Trattato di Tordesillas, firmato da Spagna e Portogallo nel 1494, che mutarono lievemente la linea. Il papa Clemente VII sanzion il Trattato di Saragozza nel 1529, circa settantanni fa, che stabil una seconda linea qui," il suo dito tracci una linea longitudinale sulla sabbia, che tagliava la punta del Giappone meridionale. "Questo conferisce al Portogallo il diritto esclusivo sul vostro paese, su tutti questi paesi - dal Giappone e la Cina all'Africa - nel modo in cui vi ho detto. Il diritto esclusivo allo sfruttamento - con ogni mezzo - in cambio della diffusione del cattolicesimo. Attese di nuovo e la donna, sconvolta, esit. Blackthorne avvert l'irritazione crescente di Toranaga per dover aspettare la traduzione.
Mariko costrinse le sue labbra a parlare e a ripetere le parole di lui. Poi ascolt di nuovo Blackthorne, odiando ci che udiva.  davvero possibile? si chiedeva. Come pu sua santit fare cose simili? Dare il nostro paese ai portoghesi? Dev'essere una menzogna. Per il pilota ha giurato sul nome di Ges Cristo.
"Il pilota dice, signore," cominci, "che nei... nei tempi in cui sua santit il papa prese queste decisioni, tutto il loro mondo, anche il paese di Anjin-san, era cristiano cattolico. Lo scisma ancora... non era avvenuto. Perci queste... decisioni papali costituivano un obbligo per tutte... le nazioni. Anche cos, egli aggiunse, bench i portoghesi abbiano il diritto esclusivo di sfruttare il Giappone, Spagna e Portogallo sono continuamente in lite su chi ne abbia la propriet, a causa della ricchezza del nostro commercio con la Cina."
"Qual  la tua opinione, Kiri-san?" chiese Toranaga, colpito come gli altri. Solo il ragazzo giocava col suo ventaglio, distratto.
"Lui  convinto di dire la verit," rispose Kiri. "S, questo lo credo. Ma come averne la prova... almeno di una parte?"
"Come lo provereste, Mariko-san?" disse Toranaga, molto turbato dalla reazione di Mariko a quanto avevano udito, ma molto lieto di aver acconsentito a scegliere lei come interprete.
"Io parlerei con padre Tsukku-san," rispose la donna. "E poi manderei qualcuno - un vassallo fidato - in giro per il mondo, a vedere. Magari insieme all'Anjin-san."
Kiri intervenne: "Se il prete non conferma queste dichiarazioni, non vorrebbe dire necessariamente che Anjin-san mente, ne?" Kiri era compiaciuta di aver suggerito il nome di Mariko, quando Toranaga aveva cercato un'alternativa a Tsukku-san. Sapeva che di Mariko ci si poteva fidare e che, dopo aver giurato sul suo dio straniero, Mariko non avrebbe parlato neppure sotto l'interrogatorio pi stringente di qualunque prete. Meno sanno quei diavoli, meglio , pensava Kiri. E quali tesori di conoscenza possedeva quel barbaro!
Kiri vide che il ragazzo sbadigliava di nuovo e ne fu contenta. Meno capisce, meglio , si disse. Poi a voce alta: "Perch non mandare a chiamare il capo dei preti cristiani e interrogarlo su questi fatti? Sentire che cosa risponde. Generalmente si legge bene sulle loro facce e non possiedono quasi nessuna astuzia sottile."
Toranaga annu, osservando Mariko. "Da quanto sapete dei barbari meridionali, Mariko-san, secondo voi obbedirebbero agli ordini del papa?"
"Senza dubbio."
"I suoi ordini sarebbero considerati come trasmessi dalla voce del dio cristiano?"
"S."
"Tutti i cristiani cattolici obbedirebbero ai suoi ordini?"
"S."
"Anche i nostri cristiani qui?"
"Direi di s."
"Anche voi?"
"S, signore. Se si trattasse di un ordine rivolto a me personalmente da sua santit. S, per la salvezza della mia anima." Il suo sguardo era fermo. "Ma fino a quel momento non obbedir ad altri che al mio signore, capo della mia famiglia, o a mio marito. Sono giapponese, cristiana, s, ma prima di tutto samurai."
"Penso che dunque sarebbe bene che sua santit si tenesse lontano dalle nostre sponde." Toranaga riflett un momento. Poi decise che cosa fare del barbaro Anjin-san. "Ditegli..." S'interruppe. Tutti gli sguardi si rivolsero al sentiero e alla donna anziana che si stava avvicinando. Indossava l'abito con cappuccio delle monache buddiste, e quattro Grigi la seguivano. I Grigi si fermarono e lei avanz da sola.

17
Tutti si inchinarono profondamente. Toranaga not che il barbaro imitava lui, e non si alzava n guardava, come avrebbe fatto, secondo il loro costume, qualunque barbaro, salvo Tsukku-san. Impara presto, pens, con la mente ancora sconvolta da quanto aveva udito. Diecimila domande lo assillavano, ma, fedele alla sua autodisciplina, le accanton momentaneamente per concentrarsi sull'immediato pericolo.
Kiri si era affrettata a offrire all'anziana monaca il proprio cuscino e l'aveva aiutata ad accomodarsi, inginocchiandosi poi dietro di lei per assisterla.
"Grazie, Kiritsubo-san," disse la donna, restituendole l'inchino. Si chiamava Yodoko, era la vedova del Taiko e, dopo la sua morte, era diventata monaca buddista. "Mi scuso di giungere non invitata e di interrompervi, Toranaga-sama."
"Non siete mai non desiderata o non invitata, Yodoko-sama."
"Grazie, s, grazie." Gett uno sguardo a Blackthorne e socchiuse gli occhi per vedere meglio. "Per vi ho interrotto, mi sembra. Non riesco a capire chi...  un barbaro? La mia vista va sempre peggio. Non  Tsukku-san, vero?"
"No,  il nuovo barbaro," rispose Toranaga.
"Oh, lui!" Yodoko lo guard pi da vicino. "Spiegategli, per favore, che ci vedo male e perci sono cos scortese."
Mariko le obbed, poi tradusse la risposta: "Dice che anche nel suo paese molta gente vede poco, ma portano gli occhiali. Ha chiesto se voi li avete. Gli ho spiegato che qualcuno di noi li possiede... grazie ai barbari meridionali. Che voi li portavate, ma ora non pi."
"S. Preferisco che mi circondi la nebbia. Gi, molto di quello che vedo oggi, non mi piace." Yodoko si volt e guard il ragazzo, fingendo di scorgerlo solo allora. "Oh, figlio mio! Sei qui, dunque... ti stavo cercando. Quale gioia vedere il Kwampaku!" Si inchin con rispetto.
"Grazie, prima madre," disse Yaemon, illuminandosi di un sorriso e inchinandosi. "Avreste dovuto sentire il barbaro! Ci ha disegnato la mappa del mondo e ci ha raccontato cose buffe di gente che non fa mai il bagno... mai per tutta la vita, e abita in case di neve e porta vestiti di pelli, come i kami cattivi."
La dama sbuff: "Secondo me, figlio mio, meno ne vengono qua e meglio . Non riuscir mai a capirli e puzzano sempre orribilmente. Non ho mai capito neppure come il Nobile Taiko, tuo padre, li sopportasse. Ma lui era un uomo, e tu sei un uomo e avete pi pazienza di una misera donna. Hai un buon maestro, Yaemon-sama." I vecchi occhi si volsero verso Toranaga. "Toranaga-sama ha pi pazienza di ogni altro nell'impero."
"La pazienza  importante per un uomo e fondamentale per un capo," osserv Toranaga. "E anche la sete di sapere  una buona qualit, vero, Yaemon-sama? E il sapere pu giungere dalle fonti pi strane."
"S, zio. Oh, s!" esclam Yaemon. "Ha ragione, non  vero, prima madre?"
"S, sono d'accordo. Ma sono lieta di essere donna e non dovermi preoccupare di queste cose." Yodoko abbracci il bambino che era andato a sedersi accanto a lei. "Allora, figlio mio... perch sono qui? Per prendere il Kwampaku. E perch? Perch  in ritardo per il suo pasto e per la lezione di composizione."
"Odio le lezioni di composizione e adesso vado a nuotare!"
Toranaga intervenne con scherzosa seriet: "Alla tua et anch'io odiavo la composizione e poi, a vent'anni, ho dovuto interrompere le battaglie per tornare a scuola. E quello mi  stato ancora pi odioso."
"Tornare a scuola, zio? Dopo averla lasciata per sempre?"
"Un capo deve scrivere bene, Yaemon-sama. Non solo chiaramente, ma bene, e il Kwampaku meglio di ogni altro. Come potrebbe, se no, scrivere a Sua Maest Imperiale o ai grandi daimyo? Un capo deve essere migliore dei suoi vassalli in tutto, in ogni modo. Un capo deve saper fare molte cose difficili."
"S, zio.  molto difficile essere Kwampaku." Yaemon aggrott la fronte con aria d'importanza. "Penso che studier adesso, e non a vent'anni, perch allora dovr occuparmi di importanti affari di stato."
Tutti si sentirono orgogliosi di lui. "Sei molto saggio, figliolo," comment Yodoko.
"S, prima madre. Sono saggio come mio padre, dice mia madre. Quando verr a casa mia madre?"
Yodoko alz gli occhi su Toranaga. "Presto."
"Molto presto, spero," egli rispose. Sapeva che era stato Ishido a mandare Yodoko a prendere il ragazzo. Toranaga aveva portato l'erede e le guardie nel giardino allo scopo di irritare maggiormente l'avversario. E anche per mostrare a Yaemon il pilota straniero, togliendo a Ishido il piacere di dargli quell'esperienza.
"Mi stanca molto la responsabilit di mio figlio," stava dichiarando Yodoko. "Sarebbe molto bello riavere a Osaka la Nobile Ochiba, a casa. Cos potrei tornare al tempio. Come sta? E come sta la Nobile Genjiko?"
"Entrambe in ottima salute," rispose brevemente Toranaga, ridendo in cuor suo. Nove anni prima, in un'insolita esibizione di amicizia, il Taiko lo aveva invitato, in via riservata, a sposare Genjiko-sama, sorella minore della sua concubina preferita, la Nobile Ochiba. "Allora le nostre casate sarebbero unite per sempre," aveva detto il Taiko.
"S, signore. Vi obbedir pur non meritando tanto onore," aveva risposto deferente Toranaga, attirato dal nuovo possibile legame con il Taiko. Ma sapeva che, nonostante la probabile approvazione di Yodoko, moglie del Taiko, Ochiba lo odiava e avrebbe impiegato tutta la sua influenza sul Taiko per impedire quel matrimonio. E sarebbe anche stato saggio evitare l'unione con la sorella di Ochiba, perch Ochiba avrebbe cos acquistato enormi poteri su di lui, compreso l'accesso al suo tesoro. Se invece Genjiko avesse sposato suo figlio Sudara, Toranaga, come capo supremo della famiglia, avrebbe avuto un dominio totale. Gli ci era voluta tutta la sua abilit per combinare il matrimonio fra Sudara e Genjiko, ma ci era riuscito e ora Genjiko era di valore incommensurabile per lui come difesa contro Ochiba, perch Ochiba adorava la sorella.
"Mia nuora non  ancora in travaglio - ci si aspettava cominciasse ieri - ma suppongo che la Nobile Ochiba partir subito, se non ci sono pericoli."
"Dopo tre femmine,  ora che Genjiko vi dia un nipote, ne? Pregher per la sua nascita."
"Grazie," rispose Toranaga, provando per lei simpatia come sempre, perch sapeva che la donna era sincera, anche se lui non rappresentava che una minaccia per la sua casa.
"Ho saputo che Sazuko-sama  in attesa di un figlio."
"S, sono molto fortunato." Toranaga si rallegr al pensiero della sua pi recente concubina, della sua giovinezza e robustezza e calore. S, sarebbe andato benissimo. Diciassette anni sono un'et giusta per il primo figlio, quando si  sane come lei. "Sono molto fortunato."
"Budda vi ha benedetto." Yodoko provava una fitta di invidia. Sembrava cos ingiusto che Toranaga avesse cinque figli e quattro figlie viventi e gi cinque nipoti, pi una nuova creatura in arrivo e ancora tanti anni di energia davanti a s e tante concubine nella casa da poter generare molti altri figli. Mentre le sue speranze si concentravano tutte su quell'unico bimbo di sette anni, figlio suo quanto di Ochiba.  mio quanto suo, proprio, pens. Come odiavo Ochiba al principio...
Si accorse che tutti la stavano guardando e sussult: "S?"
Yaemon corrug la fronte. "Ho detto: possiamo andare, prima madre? L'ho detto due volte."
"Mi spiace, figlio mio, ero lontana con la mente. Succede, quando si invecchia. S, andiamo." Kiri l'aiut ad alzarsi e Yaemon corse avanti. I Grigi erano gi pronti e uno di loro affettuosamente l'afferr e se lo mise in spalla. I quattro samurai che accompagnavano la dama aspettavano in disparte.
"Vorreste camminare un po' insieme a me, Nobile Toranaga? Ho bisogno di appoggiarmi a un braccio robusto."
Toranaga si lev in piedi con sorprendente agilit e la dama si appoggi al suo braccio, senza sfruttarne la robustezza. "S. Ho bisogno di un braccio robusto e Yaemon anche. E cos pure il regno."
"Sono pronto a servirvi," rispose Toranaga.
Quando si furono allontanati dagli altri, Yodoko disse, con calma: "Dovete diventare reggente unico. Impadronitevi del potere e governate, fino a quando Yaemon sar maggiorenne."
"Il testamento del Taiko lo proibisce... anche se lo volessi, cosa che non . Le norme da lui fissate impediscono che prenda il potere un reggente unico. E io non cerco il potere assoluto. Non l'ho mai cercato."
"Tora-chan," Yodoko lo chiam col nomignolo che gli aveva dato il Taiko tanto tempo prima, "ci sono pochi segreti fra voi e me. Se voleste, potreste farlo. Risponder io della Nobile Ochiba. Prendete il potere fino alla vostra morte, diventate Shogun e fate..."
"Mi parlate di un tradimento Yodoko-sama. Io-non-miro-a-essere-Shogun."
"Naturalmente. Ma, vi prego, ascoltatemi per l'ultima volta. Diventate Shogun, nominate Yaemon vostro unico erede - unico erede. Lui potrebbe essere Shogun, dopo di voi. Non risale forse per sangue ai Fujimoto... attraverso la Nobile Ochiba e suo padre Goroda e attraverso lui agli antenati Fujimoto?"
Toranaga la scrut in viso. "Credete che i daimyo accoglierebbero una tale pretesa o che Sua Maest, il Figlio del Cielo, approverebbe la nomina?"
"No. Non trattandosi di Yaemon soltanto. Ma se prima foste voi lo Shogun e lo adottaste, potreste convincerli, tutti quanti. Noi vi sosterremo, la Nobile Ochiba e io."
"La Nobile Ochiba  d'accordo?" chiese stupito Toranaga.
"No. Non ne abbiamo mai parlato.  un'idea mia, ma lei sar d'accordo. Ne rispondo io, fin d'ora."
" un discorso senza fondamento."
"Voi potete manovrare Ishido e tutti gli altri. Lo avete sempre fatto. Ho paura di ci che sento mormorare, Tora-chan. Si parla di guerra, di schieramenti, e di nuovi Secoli Oscuri. La guerra, se scoppier, continuer per sempre e inghiottir Yaemon."
"S, di questo sono convinto anch'io. Se comincia, continuer per sempre.
"Allora prendete il potere! Fate come volete, con chiunque vogliate, comunque vogliate. Yaemon  un ragazzo degno di essere aiutato. So che vi piace. Ha l'intelligenza di suo padre, e con la vostra guida ne otterremo tutti dei benefici. Meriterebbe la sua eredit."
"Io non contrasto n lui n la sua successione. Quante volte devo ripeterlo?"
"L'erede sar distrutto se voi non lo sosterrete attivamente."
"Ma io lo sostengo!" esclam Toranaga. "In ogni modo.  l'impegno che ho preso col vostro defunto marito, il Taiko."
Yodoko sospir e si strinse addosso l'abito. "Le mie vecchie ossa hanno freddo. Tanti segreti e battaglie, tradimenti e morti e vittorie, Tora-chan. Non sono che una donna, e molto sola. Sono lieta di essermi dedicata ora al Budda, e di rivolgere i miei pensieri soprattutto a lui e alla prossima vita. Ma finch mi trovo in questa, devo proteggere mio figlio e dirvi queste cose. Spero che perdonerete la mia sfacciataggine."
"Ho sempre cercato il vostro consiglio e ne sono sempre stato contento."
"Grazie." La dama si raddrizz. "Ascoltate, finch io vivr, n l'erede n la Nobile Ochiba agiranno mai contro di voi."
"S."
"Prenderete in considerazione quanto vi ho detto?"
"Il mio defunto padrone lo ha proibito con il suo testamento. Non posso agire contro la sua volont n contro la mia promessa sacra di reggente."
Proseguirono in silenzio, poi Yodoko sospir. "Perch non la sposate?"
Toranaga si ferm di scatto. "La Nobile Ochiba?"
"Perch no? Vale bene una scelta politica. Una scelta perfetta per voi.  bella, giovane, forte, di una discendenza nobilissima, in parte Fujimoto, in parte Minowara, il sole vive in lei, e inoltre possiede un'immensa gioia di vivere. Oggi voi non avete una moglie ufficiale... quindi, perch no? Questo risolverebbe il problema della successione e impedirebbe che si dilaniasse il regno. Yaemon succederebbe a voi, e poi i figli di lui, o altri figli di lei. Potreste diventare Shogun, avreste il potere nel regno e il potere paterno per educare Yaemon a modo vostro. Potreste adottarlo ufficialmente ed egli vi sarebbe figlio come gli altri che avete. Perch non sposare la Nobile Ochiba?"
Perch  una gatta selvatica, una tigre traditrice con la faccia e il corpo di dea, che si crede un'imperatrice e come tale agisce, si disse Toranaga. Non potresti mai fidarti di lei, una volta che fosse nel tuo letto. Potrebbe infilarti un ago negli occhi mentre dormi, con la stessa facilit con cui ti accarezzerebbe. Oh, no, lei no! Anche se la sposassi soltanto di nome - cosa cui lei non acconsentirebbe mai - oh, no!  impossibile. Per le ragioni pi varie, e non ultima quella che lei mi odia e ha complottato per farmi cadere, me e la mia casata, fin da quando ha avuto il primo figlio, undici anni fa. Gi allora, a diciassette anni, aveva giurato di distruggermi. Cos morbida esternamente, come la prima pesca dell'estate, cos fragrante. Ma dentro... una spada d'acciaio, con un animo altrettanto duro, che tramava inganni, legando il Taiko a s in modo da allontanargli tutti gli altri. S,  stata capace di domare il Taiko fin dal giorno del fidanzamento ufficiale, quando lei aveva quindici anni. S, e non bisogna dimenticare che fu lei e non lui, a volere il loro legame amoroso, anche se lui credeva il contrario. Gi a quindici anni Ochiba sapeva quello che voleva e come conquistarselo. E poi il miracolo, il figlio dato al Taiko dopo tanto, riuscendoci lei sola fra tutte le donne che aveva posseduto in vita sua. Quante? Un centinaio almeno, dato che lui  stato un ermellino che ha sparso il suo Seme Felice in pi "camere del paradiso" di dieci uomini normali! Gi! Donne di ogni et e casta, occasionali o concubine, da una principessa Fujimoto a una cortigiana di quarta classe. Ma nessuna mai rimase gravida, anche se in seguito molte di quelle licenziate dal Taiko o divorziate da lui o sposate con altri hanno avuto figli da altri uomini. Nessuna, tranne la Nobile Ochiba.
Invece lei gli diede il primo figlio quando il Taiko aveva cinquantatr anni... una povera creaturina, malaticcia e presto morta, per cui il Taiko si strappava le vesti, impazzito per il dolore, dando la colpa a se stesso invece che a lei. E dopo quattro anni, miracolosamente, gli diede un altro figlio, questa volta miracolosamente sano. Aveva ventun anni, Ochiba l'Impareggiabile, come la chiam il Taiko.
Era veramente padre di Yaemon, il Taiko? Eeeh, darei molto per conoscere la verit! Ma la sapremo mai? Probabilmente no, eppure che cosa non pagherei per avere una prova, in uno o nell'altro senso! Strano che il Taiko, cos intelligente in tutto, non lo fosse riguardo a Ochiba. Amava lei e Yaemon alla follia. Strano che proprio lei, fra tutte le donne, sia stata madre dell'erede, lei di cui padre e madre e patrigno erano morti per colpa del Taiko.
Che sia stata cos astuta da giacere con un altro uomo, riceverne il seme e poi eliminarlo per proteggersi? Non una, ma due volte? Potrebbe essere cos falsa? Oh, s!
Sposare Ochiba? Mai.
"Sono onorato che mi diate un tale suggerimento," disse Toranaga.
"Voi siete un uomo, Tora-chan. Saprete dominare facilmente una donna come lei. Siete una coppia mirabile. Guardate come combatte per proteggere gli interessi di suo figlio, e non  che una donna indifesa. Sarebbe una moglie degna di voi."
"Non credo che mi prenderebbe mai in considerazione."
"E se invece lo facesse?"
"Sarei lieto di saperlo. In via privata. S, rappresenterebbe un onore inestimabile."
"Molti sono convinti che voi siate l'unico ostacolo fra Yaemon e la successione."
"Molti sono sciocchi."
"Infatti. Ma non voi, Toranaga-sama. E neppure la Nobile Ochiba."
E nemmeno voi, mia signora, pens lui.
...
.
...
18.
...
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...
L'assassino scavalc il muro del giardino nell'ora pi cupa della notte. Era quasi invisibile. Indossava abiti neri aderentissimi, e neri erano i tabi; un cappuccio e una maschera nera gli coprivano la testa. Era piccolo e corse senza il minimo rumore lungo la facciata di pietra della fortezza interna, fermandosi ai piedi delle pareti altissime. A cinquanta metri da lui, due Marroni sorvegliavano la porta principale. Egli lanci abilmente un rampino, coperto da un panno e legato a una sottilissima corda di seta. Il rampino si agganci alla sporgenza della strombatura di una feritoia. L'uomo si arrampic lungo la corda, s'infil nell'apertura e scomparve all'interno.
Il corridoio era tranquillo, illuminato da alcune candele. Lo percorse in fretta, silenzioso, apr una porta che dava sull'esterno e usc sui bastioni. Un secondo lancio abile, una breve arrampicata, e si trov nel corridoio al piano di sopra.
Le sentinelle agli angoli del bastione non sentirono.
Mentre altri Marroni, di pattuglia, gli passavano vicino, egli si nascose in una specie di nicchia. Dopo che si furono allontanati scivol lungo il corridoio. Si ferm sull'angolo e allung cautamente il collo. Un samurai stava di guardia alla porta pi lontana. Nella quiete si muovevano solo le luci delle candele. La guardia era seduta a gambe incrociate, sbadigli, si appoggi al muro e si stir. Per un attimo chiuse gli occhi. Fulmineo, l'assassino si lanci avanti. Senza un suono. Con la corda di seta che stringeva in mano, form un laccio, lo pass sopra il capo della guardia e strinse. Il samurai alz le mani per tentare di liberarsi, ma stava gi morendo. Un breve colpo di coltello fra le vertebre, abile come la mossa di un chirurgo, ed egli non si mosse pi.
L'uomo si introdusse silenziosamente nella sala delle udienze: era vuota e le entrate interne incustodite. Trascin dentro il cadavere e richiuse la porta. Senza esitare attravers la sala e si diresse alla porta interna di sinistra, che era di legno, e dotata di pesanti rinforzi. Il coltello ricurvo era stretto nella sua mano destra. Buss piano.
"Ai tempi dell'imperatore Shirakawa..." disse. Era l'inizio della parola d'ordine.
Dall'altra parte si ud il fruscio di una lama che veniva sguainata e la risposta: "...viveva un saggio chiamato Enraku-ji..."
"...che scrisse i trentacinque sutra. Ho dei messaggi urgenti per il Nobile Toranaga."
La porta si apr e l'assassino piomb all'interno. Il coltello entr nella gola del primo samurai proprio sotto il mento, usc con altrettanta rapidit e si immerse nell'identico modo nella gola della seconda guardia. Una lieve torsione e usc di nuovo. Ancora in piedi, i due uomini erano morti. L'a sassino ne afferr uno e lo lasci scivolare dolcemente; l'altro cadde senza rumore. Il sangue cominci a scorrere sul pavimento e i corpi si contorsero in un ultimo spasimo.
L'uomo si affrett lungo il corridoio interno, male illuminato. A quel punto uno shoji si apr ed egli si immobilizz, guardandosi cautamente in' torno. A dieci passi da lui, Kiri lo fissava a bocca aperta, tenendo un vassoio fra le mani.
L'uomo vide che le due ciotole sul vassoio erano pulite e il cibo non toccato. Dalla teiera saliva un filo di vapore. Poi il vassoio cadde, le mani della donna s'infilarono nella cintura e ne uscirono con un pugnale. La sua bocca si apr, ma nessun suono ne venne fuori e gi l'assassino correva verso l'angolo. In fondo si spalanc un'altra porta e apparve un samurai preoccupato e assonnato.
L'uomo si precipit verso di lui e fracass uno shoji alla sua destra. Kiri adesso stava urlando e l'allarme era stato dato, ma egli prosegu, sicuro nel buio, attraverso l'anticamera, sopra alle donne e alle serve che si erano appena svegliate, fino al corridoio pi interno, all'altra estremit.
Qui regnava un'oscurit totale; l'assassino a tastoni cerc la porta giusta, in preda a una furia crescente. Apr la porta e balz sulla figura sdraiata sul giaciglio, ma il braccio gli fu bloccato da una stretta crudele ed egli fu trascinato per terra, in un corpo a corpo. Si batt con astuzia, si liber e vibr un colpo, ma manc il bersaglio, impacciato dalla coperta. La gett lontano e si tuff sull'avversario col coltello pronto per il colpo mortale. Ma l'uomo si contorse con agilit insospettata e un piede lo colp duramente all'inguine. Il dolore lo travolse e la sua vittima balz lontano da lui, al sicuro.
Intanto i samurai si erano affollati sulla soglia, alcuni con delle lanterne e Naga, coperto solo dal perizoma, con i capelli arruffati, si mise in mezzo fra lui e Blackthorne, con la spada pronta.
"Ti arrendi?"
L'assassino fece una finta, url: "Namu Amda Butsu..." In nome del Budda Amida. Volse il coltello contro di s e a due mani se lo infil sotto il mento. Il sangue zampill ed egli cadde in ginocchio. Naga lo colp una volta sola, tracciando un arco con la spada, e la testa rotol per terra.
Nel silenzio generale, Naga raccolse la testa e strapp la maschera. Il viso era un viso qualunque, con gli occhi ancora aperti. Naga la tenne alzata per i capelli, pettinati come quelli di un samurai.
"Qualcuno lo conosce?"
Nessuno rispose. Naga sput su quella faccia, gett irosamente la testa a uno dei suoi uomini, strapp i vestiti neri, sollev il braccio destro all'uomo e scopr ci che cercava: il piccolo tatuaggio - i caratteri cinesi che dicevano Amida, il Budda particolare - era stato eseguito nell'ascella.
"Chi  l'ufficiale di guardia?"
"Io, signore." L'ufficiale era pallido e scosso.
Naga balz contro di lui e gli altri si allontanarono rapidi. L'ufficiale non tent neppure di evitare il feroce colpo di spada che gli tronc la testa, parte della spalla e un braccio.
"Hayabusa-san, ordina a tutti i samurai di turno di riunirsi in cortile," disse Naga a un ufficiale. "Raddoppiate la guardia del nuovo turno. Portate fuori il cadavere. Gli altri..." S'interruppe vedendo apparire sulla soglia Kiri, ancora con il pugnale in mano. La donna osserv il morto, poi Blackthorne.
"L'Anjin-san sta bene?" chiese.
Naga guard l'inglese che torreggiava su di lui e respirava affannosamente. Non scorse ferite n sangue, solo un uomo ancora confuso per il sonno, che era stato sul punto di venir ucciso. Pallido, ma senza segni evidenti di paura. "Siete ferito, pilota?"
"Non capisco."
Naga gli si avvicin e scost il chimono per controllare se avesse ferite sul corpo.
"Ah, adesso capisco. No, niente ferite," mormor il gigante, scuotendo il capo.
"Bene. Sembra illeso, Kiritsubo-san."
Vide l'Anjin-san indicare il cadavere, dicendo qualcosa. "Non capisco," rispose Naga. "State qui, Anjin-san. E voi," ordin ai suoi uomini, "dategli da bere e da mangiare, se ne vuole."
"L'assassino aveva il tatuaggio di Amida, ne?" domand Kiri.
"S, Nobile Kiritsubo."
"Diavoli... diavoli!"
"Infatti."
Naga si inchin, poi si rivolse a uno degli spaventati samurai. "Seguimi. Porta la testa!" Usc chiedendosi che cosa avrebbe potuto raccontare a suo padre. Oh, Budda, grazie d'aver protetto mio padre!

"Era un ronin," osserv brevemente Toranaga. "Non ne ritroverai mai le tracce, Hiro-matsu."
"S, ma il responsabile  Ishido. Non ha onore, se agisce cos. Per niente. Usare simili assassini da strada! Vi prego, lasciatemi chiamare subito le vostre truppe. Sistemer la questione una volta per tutte."
"No." Toranaga si rivolse a Naga. "Sei sicuro che l'Anjin-san non sia ferito?"
"S, signore."
"Hiro-matsu-san, retrocederai di grado tutte le guardie di questo turno per aver mancato al loro dovere. Gli e vietato fare seppuku. Hanno l'ordine di vivere portando scritta in fronte la loro vergogna davanti a tutti i miei uomini, come soldati di ultima classe. Le guardie morte saranno trascinate per i piedi attraverso il castello e tutta la citt fino al luogo delle esecuzioni. Se le mangeranno i cani."
A quel punto osserv suo figlio. Quella stessa sera, pi presto, era arrivato dal tempio Johji un messaggio urgente, che riferiva la minaccia di Ishido contro Naga. Toranaga aveva subito ordinato che il figlio rimanesse confinato nei suoi appartamenti, circondato dalle guardie, e che gli altri membri della famiglia che si trovavano a Osaka - Kiri e Sazuko-sama - fossero altrettanto ben sorvegliati. Il messaggio dell'abate diceva anche che egli riteneva saggio rilasciare subito la madre di Ishido, rimandandola in citt con le sue cameriere. "Non oso mettere in pericolo scioccamente la vita di uno dei vostri illustri figli! Peggio, la salute della signora  cattiva. Ha il raffreddore ed  meglio che muoia in casa sua e non qui."
"Naga-san, tu sei altrettanto responsabile del fatto che l'assassino abbia potuto entrare," disse Toranaga con voce amara e fredda. "Tutti i samurai sono responsabili, di guardia o no, addormentati o svegli. Sarai punito con la privazione di met delle tue entrate annue."
"S, Toranaga-sama," rispose il giovane, stupito che gli si permettesse di conservare qualcosa, compresa la testa. "Degradate anche me, vi prego. Non posso vivere con la vergogna. Non merito che disprezzo per il mio fallimento."
"Se avessi voluto degradarti, lo avrei gi fatto. L'ordine per te  di recarti immediatamente a Yedo. Partirai stanotte con venti uomini e ti presenterai a tuo fratello. Viaggerai a tempo di record! Vai!" Naga si inchin e usc, con la faccia bianca come un lenzuolo. Toranaga si rivolse altrettanto bruscamente a Hiro-matsu. "Quadruplica la guardia. Cancella la partita di caccia per oggi e per domani. Il giorno dopo la riunione dei reggenti lascer Osaka. Occupati di tutti i preparativi. Fino ad allora, rester qui. Non ricever nessuno, se non invitato da me. Nessuno."
Agit la mano in un gesto irritato di congedo. "Potete andarvene tutti. Tu, Hiro-matsu, rimani."
La stanza si vuot. Hiro-matsu era contento che la sua umiliazione avvenisse in privato perch, fra tutti, lui, quale comandante della guardia del corpo, era il pi responsabile. "Non ho scuse, padrone. Nessuna."
Toranaga era sprofondato nei suoi pensieri, e adesso non mostrava nessuna ira. "Se tu volessi assoldare ai tuoi servizi uno dei Tong Amida segreti, come li rintracceresti? come li avvicineresti?"
"Non lo so, padrone."
"Chi lo saprebbe?"
"Kasigi Yabu."
Toranaga guardava fuori dalla finestra. I primi segni dell'alba apparivano a oriente, nell'oscurit. "Portalo qui non appena sar chiaro."
"Lo ritenete responsabile?"
Toranaga non rispose e torn alle sue meditazioni. Ma il vecchio soldato non sopport pi il silenzio. "Vi prego, signore, lasciate che mi allontani. Mi vergogno terribilmente del nostro fallimento..."
" quasi impossibile prevenire attentati di questo genere..." disse Toranaga.
"S, ma avremmo dovuto prenderlo all'esterno, non cos vicino a voi."
" vero. Ma non ti ritengo responsabile."
"Io mi sento responsabile. Devo dirvi una cosa, perch io sono responsabile della vostra sicurezza fino a quando non sarete tornato a Yedo. Vi saranno altri attentati contro di voi e tutte le nostre spie riportano notizie di crescenti movimenti di truppe. Ishido sta mobilitando."
"Certo," rispose distrattamente Toranaga. "Dopo Yabu, voglio vedere Tsukku-san, poi Mariko-san. Raddoppia la guardia all'Anjin-san."
"Stanotte sono giunti dispacci secondo cui il Nobile Onoshi ha messo centomila uomini a rafforzare le sue fortificazioni di Kyushu," insist Hiro-matsu, in preda all'ansia per la sicurezza di Toranaga.
"Gliene domander notizie quando ci incontreremo."
Hiro-matsu perse la pazienza. "Non vi capisco proprio. Devo dirvi che state rischiando tutto in modo sciocco. S, sciocco. Non mi importa se mi taglierete la testa perch parlo, ma questa  la verit. Se Kiyama e Onoshi votano come Ishido sarete incriminato! Siete un uomo morto... avete giocato tutto venendo qui, e avete perduto! Fuggite finch potete. Almeno conserverete la testa!"
"Non sono ancora in pericolo."
"L'aggressione di stanotte non vi dice niente? Se non aveste cambiato stanza, adesso sareste morto."
"Forse, ma probabilmente no," rispose Toranaga. "C'erano molte guardie fuori dalla mia porta stanotte, come ieri. E tu stesso eri di guardia. Nessun assassino mi pu raggiungere. Neppure questo, che era cos ben addestrato. Sapeva la strada e anche la parola d'ordine, ne? Kiri-san dice che lo ha sentito lei, mentre la dava. Quindi secondo me sapeva in quale stanza mi trovavo. Non ero io il suo bersaglio: era l'Anjin-san."
"Il barbaro?"
"S."
Toranaga si era aspettato qualche nuovo pericolo per il barbaro, dopo le straordinarie rivelazioni di quella mattina. Per qualcuno evidentemente l'Anjin-san era troppo pericoloso per lasciarlo vivo. Per Toranaga non aveva mai supposto che si sarebbe tentata un'aggressione cos presto, nei suoi stessi alloggi privati. Chi mi tradisce? Scart subito l'ipotesi che Kiri o Mariko avessero parlato. Ma i castelli e i giardini possiedono sempre luoghi segreti, da cui si pu spiare, pens. Son proprio nel cuore della fortezza nemica, e dove io ho una spia, Ishido - e altri - ne avranno venti. Forse si trattava proprio di una spia.
"Raddoppia la guardia all'Anjin-san. Per me vale diecimila uomini."
Dopo che la Nobile Yodoko se n'era andata, quella mattina, Toranaga era tornato nel giardino della Casa da T e aveva notato subito la debolezza dell'Anjin-san, gli occhi troppo accesi e la stanchezza che lo opprimeva. Perci aveva dominato la propria eccitazione e l'impulso quasi invincibile di approfondire il discorso, e lo aveva congedato, dicendo che avrebbero continuato il giorno seguente. L'Anjin-san era stato affidato alle cure di Kiri, con l'ordine di chiamare un medico, di rimetterlo in forze, di dargli anche il cibo dei barbari, se lo desiderava, e perfino di concedergli la stanza da letto in cui spesso dormiva lo stesso Toranaga. "Dagli tutto quello che ritieni necessario, Kiri-san," le aveva detto in privato. "Ho bisogno di averlo in perfetta forma, fisica e mentale, molto rapidamente."
Poi l'Anjin-san aveva chiesto che fosse liberato dalla prigione il frate, quel giorno stesso, perch era vecchio e malato. Toranaga aveva risposto che ci avrebbe riflettuto e aveva mandato via il barbaro con molti ringraziamenti, senza rivelargli di aver gi ordinato ai samurai di andare subito alla prigione a prendere il frate, che probabilmente era altrettanto prezioso del barbaro, sia per lui che per Ishido.
Da molto tempo Toranaga sapeva del francescano, e sapeva che era spagnolo e ostile ai portoghesi. Ma l'uomo era stato incarcerato dal Taiko, quindi era prigioniero del Taiko e lui, Toranaga, non aveva autorit su ne suno a Osaka. Aveva deliberatamente mandato l'Anjin-san in quella prigione non solo per fingere con Ishido che lo straniero non avesse nessun valore, ma anche nella speranza che quel pilota cos degno di nota fosse capace di ottenere informazioni dal frate.
Il primo goffo attentato contro l'Anjin-san dentro la cella della prigione era stato sventato e subito lo si era circondato di uno schermo protettivo. Toranaga aveva compensato il vassallo sua spia, Minikui, un kaga, tirandolo fuori sano e salvo dalla galera e dandogli quattro portatori tutti suoi e il diritto ereditario di percorrere il rettilineo della via del Tokaido - la grande strada fra Yedo e Osaka - fra la seconda e la terza tappa, rettilineo che si allungava entro i suoi domini, presso Yedo, e lo aveva spedito segretamente fuori da Osaka fin dal primo giorno. Nei giorni seguenti le sue spie avevano riferito che i due uomini erano diventati amici e che il frate parlava e l'Anjin-san faceva domande e ascoltava. Il fatto che anche Ishido probabilmente avesse delle spie nella cella non lo disturbava. L'Anjin-san era protetto e sicuro. Poi Ishido inaspettatamente aveva tentato di portarselo via, nella sua sfera d'influenza.
Toranaga ripens a come si erano divertiti lui e Hiro-matsu a progettare "l'imboscata" fulminea - i banditi ronin erano uno dei piccoli gruppi isolati di suoi samurai scelti, che si tenevano nascosti dentro e intorno a Osaka - e a predisporre la tempestiva comparsa di Yabu che, senza sospetti, aveva compiuto il "salvataggio". Avevano sogghignato insieme, consci di usare una volta di pi Yabu come burattino per mandare Ishido col sedere per terra.
Tutto si era svolto magnificamente. Fino a oggi.
Oggi il samurai mandato a prendere il frate era tornato a mani vuote. "Il frate  morto," aveva riferito. "Quando  stato pronunciato il suo nome, Toranaga-sama, lui non si  presentato. Sono entrato a prenderlo, ma era morto. I criminali intorno a lui hanno affermato che, non appena i custodi l'hanno chiamato, ha avuto un collasso. L'ho girato, ma era morto. Perdonatemi, mi avete mandato a prenderlo e io non ho potuto obbedire agli ordini. Non sapevo se volevate la sua testa, o se gliela volevate lasciare sul corpo, perch  un barbaro, cos l'ho portato con la testa attaccata. Alcuni criminali che gli stavano vicini, hanno detto di essere stati convertiti da lui. Volevano tenere il corpo per seppellirlo, perci ne ho ammazzato qualcuno e ho portato via il cadavere. Puzza ed  in putrefazione, ma si trova nel cortile, mio signore."
Perch il frate  morto? si chiese Toranaga un'altra volta. Poi si accorse che Hiro-matsu lo guardava con espressione interrogativa. "S?"
"Vi ho domandato chi pu volere il pilota morto?"
"I cristiani."

Kasigi Yabu segu Hiro-matsu lungo il corridoio, sentendosi benissimo nella luce dell'alba. La brezza aveva un piacevole odore di salsedine, che gli ricordava Mishima, la sua citt. Era contento di poter finalmente incontrare Toranaga e non dover aspettare oltre. Dopo il bagno, si era vestito con cura. Aveva scritto le ultime lettere alla moglie e alla madre e il testamento era gi sigillato, nel caso il colloquio finisse male per lui. Portava la lama di Murasama, nel suo fodero consunto dalle battaglie.
Voltarono un altro angolo, poi all'improvviso Hiro-matsu apr una porta foderata di ferro e lo guid per una scala di pietra nella parte pi interna di quella fortificazione. C'erano numerose guardie in servizio e Yabu avvert un senso di pericolo.
La scala in alto girava e terminava con un ridotto facile da difendere. Altre guardie aprirono la porta di ferro, ed egli usc sul bastione. Hiro-matsu deve gettarmi gi o mi ordiner di saltare? si chiese senza paura.
Con sua sorpresa vide invece Toranaga e, incredibile, questi si alz per salutarlo con una cordialit e deferenza che Yabu non aveva nessun diritto di aspettarsi. Dopo tutto, Toranaga era il signore delle Otto Province, e lui soltanto il signore di Izu. C'erano dei cuscini gi accuratamente sistemati, e una teiera aspettava, sotto un copriteiera di seta. Una ragazza riccamente vestita, con la faccia quadrata e poca avvenenza, si stava inchinando profondamente. Si chiamava Sazuko ed era la settima concubina ufficiale di Toranaga, la pi giovane, in stato di gravidanza avanzata.
"Che piacere vedervi, Kasigi Yabu-san! Mi spiace di avervi fatto aspettare."
Adesso Yabu era sicuro che Toranaga aveva deciso di ucciderlo, in un modo o nell'altro, perch il tuo nemico, secondo l'uso universale, non  mai tanto gentile come quando ha preparato la tua fine. Si sfil entrambe le spade e le depose con cura sul pavimento di pietra, poi si lasci condurre lontano da loro e si sedette al posto d'onore.
"Ho pensato che sarebbe stato interessante contemplare il sorgere dell'alba, Yabu-san. La vista da qui mi sembra meravigliosa... meglio ancora che dal torrione dell'erede, ne?"
"S,  splendida," ammise senza riserve Yabu, che non era mai salito cos in alto nel castello, e sicuro che l'osservazione di Toranaga su "l'erede" sottintendesse che le sue trattative segrete con Ishido gli erano note. "Sono onorato che mi sia consentito di dividerne la vista con voi."
Sotto di loro si stendevano la citt addormentata, il porto e le isole, a ovest Awaji, a est la linea della costa che si perdeva lontano, mentre la prima luce nel cielo a oriente accendeva le nubi di fulgori cremisi.
"Questa  la Nobile Sazuko. Sazuko, questo  il mio alleato, il famoso Signore Kasigi Yabu di Izu, il daimyo che ci ha portato il barbaro e la nave del tesoro!"
La dama si inchin e si compliment con lui, Yabu si inchin a sua volta e lei di nuovo rispose con un inchino. Sazuko gli offr la prima tazza di t, ma egli educatamente rifiut quell'onore, secondo il cerimoniale e la preg di darla a Toranaga, che rifiut, insistendo perch lui invece laccettasse. E alla fine, sempre secondo il cerimoniale, Yabu, da ospite d'onore, si lasci convincere. La seconda tazza fu accettata da Hiro-matsu, che la teneva a fatica fra le dita nodose, con l'altra mano aggrappata all'elsa della spada, che gli giaceva in grembo. Toranaga accett la terza tazza e sorseggi il cha, poi tutti si dedicarono alla contemplazione della natura e del levare del sole. Al silenzio del cielo.
I gabbiani stridevano. I rumori della citt cominciarono a diffondersi. Il giorno era spuntato.
Sazuko-sama sospir con gli occhi pieni di lacrime. "Trovarmi quass, a contemplare tanta bellezza, mi fa sentire come una dea.  cos triste che sia gi finito, mio signore, cos triste, ne?"
"Infatti," rispose Toranaga.
Quando il sole fu a met sopra l'orizzonte, Sazuko si lev, si inchin e and via. Con meraviglia di Yabu, anche le guardie si ritirarono. Adesso erano soli. Loro tre.
"Sono stato molto compiaciuto di ricevere il vostro dono, Yabu-san.  stato generosissimo dare la nave e tutto il suo contenuto," cominci Toranaga.
"Tutto ci che possiedo  vostro," disse Yabu, ancora profondamente commosso dall'alba. Vorrei avere pi tempo, pensava. Com' elegante da parte di Toranaga comportarsi cos! Darmi una fine di tale immensit. "Grazie per quest'alba."
"S," rispose Toranaga. "Era mia possibilit darvela. Sono lieto che abbiate apprezzato il mio dono, quanto io il vostro."
Segu un silenzio.
"Yabu-san, che cosa sapete del Tong Amida?"
"Soltanto quello che sanno tutti: che  una setta segreta di gruppi di dieci... un capo e mai pi di nove accoliti, uomini e donne, in qualunque zona. Sono legati dai pi sacri e pi segreti giuramenti del Budda Amida, il Dispensatore dell'Amore Eterno, all'obbedienza, la castit e la morte; a dedicare la vita a prepararsi per diventare lo strumento perfetto di un'unica morte; a uccidere solo su ordine del capo e, se non riescono a uccidere la persona designata, sia essa uomo, donna o bambino, a togliersi la vita all'istante. Sono dei fanatici religiosi convinti di passare immediatamente da questa vita al regno di Budda. Nessuno di loro  mai stato preso vivo." Yabu sapeva dell'attentato contro Toranaga, come, a quell'ora, lo sapeva tutta Osaka, e sapeva anche che il signore del Kwanto, delle Otto Province, si era rinchiuso al sicuro in una torre d'acciaio. "Uccidono raramente, e la loro segretezza  assoluta. Non c' modo di vendicarsi, perch nessuno li conosce, n sa dove vivano o dove si addestrino."
"Volendo impiegarli, come procedereste?"
"Passerei parola in tre luoghi: nel monastero Heinan, alle porte del tempio di Amida e nel tempio Johji. Se siete considerato un 'cliente' accettabile, nel giro di dieci giorni, vi si avviciner tramite intermediari. Tutto  cos segreto e tortuoso che, anche se voleste tradirli o prenderli, non vi sarebbe mai possibile. Non si pu contrattare, si paga in anticipo quello che chiedono. Loro garantiscono solamente che entro dieci giorni uno dei loro membri tenter di compiere l'impresa. Si dice che, se l'impresa riesce, l'assassino torna al loro tempio e poi, con una cerimonia grandiosa, si uccide, secondo il rito."
"Allora voi ritenete che non scopriremo mai chi ha pagato per l'attentato di stanotte?"
"No."
"Pensate che ve ne sar un altro?"
"Forse, e forse no. Il contratto  per un attentato per volta. Ma sar saggio che rinforziate la sorveglianza... tra i vostri samurai e anche fra le vostre donne. Le seguaci di Amida sono abili col veleno quanto col coltello e la garrotta, si dice."
"Voi ne avete mai fatto uso?"
"No."
"Ma vostro padre s?"
"Non lo so, almeno non con certezza. Mi si  raccontato che una volta il Taiko gli chiese di prendere contatto con loro."
"L'attentato ebbe successo?"
"Tutto quanto faceva il Taiko aveva successo. In un modo o nell'altro."
Yabu avvert una presenza alle spalle e immagin che le guardie fossero tornate senza farsi sentire. Misur con gli occhi la distanza che lo separava dalle sue spade. Devo cercare di uccidere Toranaga? si chiese di nuovo. Avevo deciso di s, ma adesso non so. Ho cambiato idea. Perch?
 "Quanto dovreste pagare per la mia testa?" gli domand Toranaga.
"In tutta l'Asia non c' denaro sufficiente a indurmi a usarli per tale scopo."
"Quanto dovrebbe pagare un altro?"
"Ventimila koku, cinquantamila, centomila... forse pi, non so."
"Voi paghereste centomila koku per divenire Shogun? La vostra ascendenza risale ai Takashima, ne?"
Yabu rispose con orgoglio: "Non pagherei nulla. Il denaro  sudiciume... un gioco per le donne o per i mercanti pieni di sterco. Ma se fosse una meta possibile, e non lo , darei la vita mia e di mia moglie e di mia madre e di tutta la mia famiglia, tranne il mio unico figlio, e tutti i miei samurai nell'Izu e le loro mogli e figli, per essere un giorno lo Shogun."
"E che cosa dareste per le Otto Province?"
"Tutto, come nel caso precedente, salvo la vita di mia moglie, mia madre e mio figlio."
"E per la provincia di Suruga?"
"Niente." Yabu mostr il massimo disprezzo. "Ikawa Jikkyu non vale niente. Se non riuscir ad avere la testa sua e di tutta la sua schiatta in questa vita, la otterr in un'altra. Piscio su di lui e il suo seme per diecimila vite."
"E se io ve lo consegnassi? Insieme a tutta la provincia... e forse anche a quella vicina, di Totomi?"
Yabu si sent a un tratto stanco di quel gioco e del discorso sugli Amida. "Avete deciso che volete la mia testa, Nobile Toranaga... sta bene. Sono pronto. Vi ringrazio dell'alba, ma non intendo sciupare tanta eleganza con altri discorsi. Perci sia ci che deve essere."
"Ma io non ho deciso di volere la vostra testa, Yabu-san," rispose Toranaga. "Come vi  venuta questa idea? Forse un nemico vi ha avvelenato l'animo? Forse Ishido? Non siete il mio alleato preferito? Credete che vi in tratterrei qui, senza guardie, se vi giudicassi a me ostile?"
Yabu si volt lentamente. Si era aspettato di scorgere i samurai con la spada levata, invece non c'era nessuno. Torn a fissare Toranaga. "Non capisco."
"Vi ho condotto qui per parlare in privato, e per contemplare l'alba. Vi piacerebbe governare le province di Izu, Suruga e Totomi... se io non perder questa guerra?"
"S, molto," rispose Yabu, sentendo le sue speranze salire in alto.
"Diventereste mio vassallo? Mi accettereste come vostro feudatario?"
Yabu non esit. "Mai," afferm. "Come alleato, s. Come mio capo, s. Sempre inferiore a voi, s. Mettendovi a disposizione la mia vita e tutto ci che possiedo, s. Ma l'Izu  mio. Io sono daimyo dell'Izu e non dar mai a nessuno potere sull'Izu. Lo giurai a mio padre e al Taiko, che riconferm il feudo ereditario prima a mio padre e poi a me e ai miei successori per sempre. Lui era il nostro feudatario e io ho giurato che non ne avrei mai avuto un altro fino a quando il suo erede non fosse stato maggiorenne."
Hiro-matsu curv leggermente la spada fra le mani. Perch Toranaga non mi lascia concludere la faccenda una volta per tutte?  gi stabilito. Perch questo noioso discorso? Sento dolore e voglio orinare e ho bisogno di sdraiarmi.
Toranaga si gratt l'inguine. "Che cosa vi ha offerto Ishido?"
"La testa di Jikkyu... nel momento in cui fosse caduta la vostra. E la sua provincia."
"In cambio di cosa?"
"Aiuto allo scoppio della guerra, per attaccare il vostro schieramento a sud."
"Avete accettato?"
"Mi conoscete troppo per pensarlo."
Le spie di Toranaga presso Ishido avevano sussurrato che l'affare era stato concluso e che vi era compreso anche l'obbligo di assassinare i tre figli di Toranaga: Noboru, Sudara e Naga. "Nient'altro? Solo aiuto?"
"Usando ogni mezzo a mia disposizione," rispose Yabu, con una certa delicatezza.
"Compreso l'assassinio?"
"Io intendo fare la guerra, quando comincer, con tutte le mie forze. A fianco del mio alleato. In qualunque modo possa favorirne il successo. Abbiamo bisogno di un reggente unico fino alla maggiore et di Yaemon. La guerra tra voi e Ishido  inevitabile.  l'unica soluzione."
Yabu cercava di leggere il pensiero del suo interlocutore. Disprezzava l'indecisione di Toranaga, conscio di essere il migliore alleato, e del fatto che Toranaga aveva bisogno del suo aiuto e che alla fine lui lo avrebbe sconfitto. Ma nel frattempo come regolarsi? si chiedeva, rimpiangendo di non avere il consiglio della moglie Yuriko. Lei avrebbe capito qual era la strada migliore. "Posso essere di grande utilit per voi, posso aiutarvi, a diventare reggente unico," afferm, decidendosi a rischiare.
"Perch dovrei aspirare a essere reggente unico?"
"Quando Ishido attaccher, potrei aiutarvi a batterlo. Quando romper gli accordi di pace," continu Yabu.
"Come?"
Egli spieg i suoi piani fondati sull'impiego dei cannoni.
"Un reggimento di cinquecento samurai addetti ai cannoni?" esplose Hiro-matsu.
"S. Pensate quale potenza di fuoco! Tutti uomini scelti, addestrati come fossero un uomo solo. E i venti cannoni tutti insieme."
" un pessimo piano. Disgustoso!" comment Hiro-matsu. "Non potreste mai tenerlo segreto. Quando cominciassimo noi anche il nemico farebbe altrettanto. E non ci sarebbe fine a un simile orrore. Non vi  onore n avvenire."
"Non dobbiamo forse preoccuparci soltanto della prossima guerra, Nobile Hiro-matsu?" replic Yabu. "Non dobbiamo pensare soltanto alla sicurezza del Nobile Toranaga? Non  questo il dovere dei suoi alleati e vassalli?"
"Certo."
"Toranaga-sama deve vincere un'unica grande battaglia. Questo gli dar la testa di tutti i suoi nemici... e il potere. Io affermo che questa strategia gli darebbe la vittoria."
"Io affermo di no.  un piano repellente, privo di ogni senso dell'onore."
Yabu si rivolse a Toranaga. "Un'era nuova esige idee chiare sul significato della parola 'onore'."
Un gabbiano sfrecci nel cielo, con uno strido.
"Che cosa ha detto Ishido del vostro piano?" chiese Toranaga.
"Non gliel'ho illustrato."
"Perch? Se lo ritenete valido per me, lo sarebbe anche per lui. Forse anche di pi."
"Voi mi avete donato un'alba. Non siete un contadino come Ishido. Siete il capo pi saggio e pi esperto dell'impero."
Quale sar la ragione vera? si domand Toranaga. O invece lo hai spiegato anche a Ishido? "Se adottassimo questo piano, gli uomini dovrebbero essere met miei e met vostri?"
"D'accordo. Li comanderei io."
"Il vicecomandante sarebbe uno dei miei?"
"D'accordo. Avrei bisogno dell'Anjin-san per addestrare gli uomini con i cannoni."
"Ma resterebbe per sempre mia propriet? E voi ne avreste cura come dell'erede? Sareste completamente responsabile di lui e lo trattereste esattamente come io dico?"
"D'accordo."
Toranaga per un momento osserv le nubi color cremisi. Tutto questo progetto  una follia, pens. Dovr dichiarare il Cielo rosso e dirigermi su Kyoto alla testa dei miei eserciti. Centomila uomini contro dieci volte tanti. "Chi sar l'interprete? Non posso trattenere Toda Mariko-san per sempre."
"Per poche settimane, signore. Provveder a che il barbaro impari la nostra lingua."
"Ci vorrebbero anni. Gli unici barbari che se ne siano impadroniti davvero sono i preti cristiani. E ci mettono molto tempo. Tsukku-san si trova qui da quasi trent'anni, ne? Non imparerebbe abbastanza in fretta, il barbaro, cos come noi non riusciamo a imparare le loro brutte lingue."
" vero, ma vi assicuro che questo Anjin-san imparer molto in fretta. Yabu spieg il progetto suggerito da Omi come se fosse suo.
"Potrebbe essere troppo pericoloso."
"Gli farebbe imparare alla svelta, ne? E poi sar domato."
Dopo una pausa, Toranaga riprese: "Come manterreste il segreto durante l'addestramento?"
"L'Izu  una penisola, perfettamente sicura. Metter la base vicino ad Anjiro, molto a sud e lontano da Mishima e dal confine, per maggiore tranquillit."
"Bene. Istituiremo un servizio di piccioni viaggiatori fra Anjiro e Osaka e Yedo, al pi presto."
"Ottimo. Mi basteranno cinque o sei mesi..."
"Ci andr bene se avremo sei giorni!" ringhi Hiro-matsu. "Volete dire che la vostra celebre rete di spionaggio  stata spazzata via, Yabu-san? Avrete pur ricevuto rapporti, no? Forse che Ishido non sta mobilitando? E altrettanto Onoshi? Non siamo forse rinchiusi qui dentro?"
Yabu non rispose.
"Ebbene?" chiese Toranaga.
"I rapporti rivelano tutto questo e anche di pi," rispose Yabu. "Se si tratter di sei giorni, saranno sei giorni e dipende dal karma. Ma io vi ritengo troppo abile per lasciarvi intrappolare qui, o per lasciarvi provocare a combattere troppo presto."
"Se io accettassi il vostro piano, mi accettereste come vostro capo?"
"S. E quando avrete vinto, sar onorato di ricevere Suruga e Totomi come parte del mio feudo per sempre."
"Il Totomi dipende dal successo del vostro piano."
"D'accordo."
"Mi obbedirete? Sul vostro onore?"
"S, sul bushido, su Budda, sulla vita di mia madre, di mia moglie e la mia futura discendenza."
"Bene," concluse Toranaga. "Oriniamo sull'accordo."
Si rec sull'orlo del bastione, avanz sulla sporgenza della strombatura e poi sul parapetto stesso. Il giardino si stendeva sotto di lui a pi di venti metri. Hiro-matsu trattenne il fiato, sconvolto dalla bravata del suo signore. Lo vide voltarsi e accennare a Yabu di raggiungerlo. Yabu obbed. Il pi lieve tocco lo avrebbe mandato a sfracellarsi.
Toranaga scost il chimono e il perizoma, e altrettanto fece Yabu. Insieme orinarono e guardarono le loro orine mescolarsi e finire sul giardino sottostante.
"L'ultimo accordo che conclusi in questo modo fu col Taiko in persona," osserv Toranaga, molto sollevato per essersi svuotato la vescica. "Accadde quando egli decise di darmi le Otto Province, il mio feudo. A quel tempo ne era possessore ancora Hojo, il nemico, perci ho dovuto prima conquistarle. Erano l'ultimo nucleo di opposizione contro di noi. E naturalmente dovetti rinunciare ai miei feudi ereditari di Imagawa, Owari e Ise, per avere quell'onore. Ma io accettai e orinammo sull'accordo." Si mise agilmente a cavalcioni del parapetto, sistemandosi il perizoma come se si fosse trovato in mezzo al giardino e non appollaiato a quell'altezza, come un'aquila. "L'affare fu buono per tutti e due. Abbattemmo Hojo ed eliminammo in un anno cinquemila uomini. Cancellammo lui e la sua intera trib. Forse avete ragione, Kasigi Yabu-san. Forse potete aiutarmi come io ho aiutato il Taiko. Senza di me, non sarebbe mai diventato il Taiko."
"Posso contribuire a farvi unico reggente, Toranaga-sama. Ma non Shogun."
"Naturale. Ma  un onore che io non cerco, qualunque cosa vadano dicendo i miei nemici." Toranaga salt di nuovo sul pavimento di pietra, al sicuro. Guard Yabu che ancora stava sul parapetto stretto, aggiustandosi la cintura. Prov la forte tentazione di dargli una spinta, per punirlo della sua insolenza, invece si mise a sedere e rutt rumorosamente. "Cos va meglio. Come sta la tua vescica, Pugno di ferro?"
" stanca, mio signore, molto stanca." Il vecchio se ne and in disparte e si liber anch'egli con grande soddisfazione sopra al parapetto, ma senza mettersi nella posizione in cui si erano messi Toranaga e Yabu. Era molto lieto di non dover suggellare l'accordo con Yabu.  un accordo che io non rispetter mai. Mai.
"Yabu-san, tutto questo deve restare segreto. Credo che dovresti partire entro i prossimi due o tre giorni," disse Toranaga.
"Certo. Con i cannoni e il barbaro, Toranaga-sama?"
"S. Viaggerete per mare." Toranaga si rivolse a Hiro-matsu. "Prepara la galea."
"La nave  gi pronta. I cannoni e la polvere sono ancora nelle stive," rispose Hiro-matsu, con un'espressione che rivelava tutta la sua disapprovazione.
"Bene."
Ce l'hai fatta! avrebbe voluto gridare Yabu. Hai i cannoni, l'Anjin-san, tutto. Hai avuto i tuoi sei mesi. Toranaga non entra in guerra immediatamente. Anche se Ishido lo facesse uccidere nei prossimi giorni, tu hai ottenuto tutto. Oh, Budda, proteggi Toranaga fino a quando sar in mare! "Grazie!" esclam, con assoluta sincerit. "Non avrete mai alleato pi fedele."
Dopo che Yabu se ne fu andato, Hiro-matsu si gir a fronteggiare Toranaga. " stata una pessima azione. Mi vergogno di questo accordo e mi vergogno che il mio consiglio abbia cos poco valore. Evidentemente sono troppo vecchio per esservi ancora utile e sono molto stanco. Quel piccolo daimyo moccioso capisce di avervi manovrato come un burattino. Ha avuto perfino la sfacciataggine di portare in vostra presenza la spada di Murasama!"
"L'ho notato," rispose Toranaga.
"Io temo che gli dei vi abbiano stregato, mio signore. Voi sopportate palesemente un simile insulto e gli permettete di vantarsi in vostra presenza. Permettete apertamente a Ishido di svergognarvi davanti a noi tutti. Impedite a me e a tutti noi di proteggervi, rifiutate a mia nipote, una samurai, l'onore e la pace della morte. Avete perduto il controllo del Consiglio, il vostro nemico vi mette alle corde e in minoranza, e ora orinate su un patto che  il piano pi disgustoso che io abbia mai sentito, e lo fate con un uomo che nuota fra il sudiciume, il veleno e il tradimento come suo padre prima di lui." Tremava di rabbia. Toranaga non rispose, si limit a fissarlo come se non avesse parlato. "Per tutti i kami, vivi e morti, siete stregato!" esplose Hiro-matsu. "Io vi faccio delle domande... e grido e vi ingiurio, e voi vi limitate a guardarmi! O siete impazzito voi, o lo sono io. Vi chiedo permesso di fare seppuku oppure, se non mi consentite questa pace, mi raser il capo e mi far monaco... qualunque cosa, qualunque, purch mi lasciate andare!"
"Non farai nessuna delle due cose. Invece manderai a chiamare il prete barbaro, Tsukku-san."
Poi Toranaga rise.

19
Padre Alvito scendeva a cavallo per la collina del castello, alla testa del solito gruppo di gesuiti di scorta. Erano tutti vestiti come sacerdoti buddisti, salvo che per il rosario e il crocifisso che portavano alla vita. Erano quaranta, giapponesi, figli di buone famiglie di samurai cristiani, studenti nel seminario di Nagasaki, che lo avevano accompagnato a Osaka. Tutti forniti di ottime cavalcature, equipaggiamenti, e disciplinati come il seguito di un daimyo.
Padre Alvito si affrettava al trotto verso la missione gesuita, attraverso i boschi e le strade cittadine, indifferente al sole caldo. La missione aveva come sede un ampio edificio di pietra, di stile europeo, che sorgeva vicino ai moli, alto sopra l'agglomerato di costruzioni, magazzini e camere di sicurezza dove si commerciavano e si pagavano tutte le sete di Osaka.
Il corteo super con fragore di zoccoli l'alto portone di ferro che si apriva nelle mura, entr nel cortile centrale e si ferm accanto alla porta principale. I servi erano gi in attesa per aiutare padre Alvito a smontare di sella. Egli scivol gi e gett loro le redini. Gli speroni tintinnarono sulle pietre, mentre percorreva il chiostro dell'edificio principale, girato l'angolo, superava la cappelletta e, passando sotto alcuni archi, raggiungeva il cortile pi interno, adorno di una fontana e di un quieto giardino. La porta era spalancata. Padre Alvito domin la sua ansia, si ricompose ed entr.
" solo?" chiese.
"No, non  solo, Martin," rispose padre Soldi. Era un piccolo napoletano butterato, dall'aria benevola, che da quasi trent'anni fungeva da segretario del padre visitatore, e da venticinque si trovava in Asia. "C' il capitano-generale Ferriera, il pavone, con sua eminenza. Ma sua eminenza ha detto che dovevi entrare subito. Cosa c' che non va, Martin?"
"Niente."
Soldi borbott qualcosa e torn ad appuntare la penna d'oca. "Niente, dice il saggio padre. Bene, presto lo sapremo."
"S," rispose padre Alvito, con uno slancio di simpatia per l'altro. Si avvi verso la porta interna. Nella stanza ardeva un fuoco di legna che illuminava i bei mobili massicci, rilucenti di cera e di strofinature. Sopra al camino era appesa una Madonna col Bambino del Tintoretto, che il padre visitatore si era portato da Roma e che Alvito contemplava sempre con gioia.
"Hai rivisto l'ingeles?" chiese padre Soldi.
Alvito non rispose e buss alla porta.
"Avanti!"
Carlo Dell'Aqua, padre visitatore dell'Asia, rappresentante personale del generale dei gesuiti, certo il gesuita pi anziano e quindi il pi potente dell'Asia, era anche il pi alto: un metro e ottantasette, e tutto il resto in armonia con la statura. L'abito era arancione e la croce stupenda. Capelli bianchi, con la tonsura, sessantun anni, napoletano di nascita.
"Ah, Martin! Entra, entra. Del vino?" disse in un portoghese dalla mirabile scioltezza italiana. "Hai visto l'ingeles?"
"No, eminenza. Soltanto Toranaga."
"Male?"
"S."
"Un po' di vino?"
"Grazie."
"Quanto cattive le notizie?" intervenne Ferriera. Sedeva accanto al fuoco, su una sedia di pelle dall'alto schienale, orgoglioso e variopinto come un pavone - il fidaglio, il capitano-generale del Nao del Trato, la Nave Nera di quell'anno. Era sui trentacinque anni, magro, agile e temibile.
"Pessime, a mio parere, capitano-generale. Per esempio, Toranaga ha detto che la questione degli scambi commerciali di quest'anno pu aspettare."
"Evidentemente il commercio non pu aspettare e io neppure," dichiar Ferriera. "Partir con la marea."
"Non avete i documenti necessari. Temo che dovrete rimandare."
"Credevo che tutto fosse sistemato da mesi." Ferriera bestemmi ancora una volta contro i regolamenti giapponesi, per cui ogni spedizione esigeva dei permessi di entrata e di uscita. "Non dovremmo essere legati a stupidi regolamenti indigeni. Voi avete detto che il colloquio era soltanto una formalit... per avere i documenti."
"Cos doveva essere, e invece ho sbagliato. Forse sarebbe meglio che spiegassi..."
"Io devo tornare immediatamente a Macao, per preparare la Nave Nera. Abbiamo gi comprato per un milione di ducati la seta migliore alla Fiera di Canton di febbraio e porteremo almeno centomila once d'oro cinese. Mi pareva di aver ben chiarito che nella spedizione di quest'anno  stato investito fino all'ultimo centesimo liquido di Macao, della Malacca e di Goa. e fino all'ultimo soldo che hanno potuto mettere insieme i commercianti e gli anziani di Macao. E fino all'ultimo soldo vostro."
"Sappiamo quanto voi quale ne sia l'importanza," rispose secco DellAqua.
"Mi dispiace, capitano-generale, ma Toranaga  il presidente dei reggenti e bisogna presentarsi a lui," disse Alvito. "Non ha voluto parlare degli scambi di quest'anno n delle vostre autorizzazioni. Ha esordito affermando che non approva l'assassinio."
"E chi lo approva, padre?" ribatt Ferriera.
"Di che cosa parlava, Toranaga, Martin?" intervenne Dell'Aqua. " un trucco? Quale assassinio? Cos'ha a che fare con noi?"
"Ha detto: 'Perch voi cristiani volete assassinare il mio prigioniero?"
"Come?"
"Toranaga  convinto che l'attentato della scorsa notte fosse diretto contro lingeles, non contro di lui. E dice che un altro attentato c'era stato in prigione." Alvito teneva gli occhi fissi sul militare.
"Di che cosa mi accusate, padre?" esclam Ferriera. "Un attentato? Io? Nel castello di Osaka? Ma se  la prima volta che metto piede in Giappone!"
"Negate di saperne qualcosa?"
"Non nego che prima morir l'eretico, meglio sar," rispose Ferriera freddamente. "Se olandesi e inglesi cominciano a portare la loro sporcizia in Asia, saremo nei guai. Tutti quanti."
"Abbiamo gi dei problemi," disse Alvito. "Toranaga ha dichiarato di aver saputo dall'ingeles che profitti incalcolabili vengono dal monopolio portoghese del commercio cinese, che i portoghesi aumentano a dismisura il prezzo della seta che loro soli possono comprare in Cina, pagando con l'unica merce di scambio accettata dai cinesi, cio l'argento giapponese... che i portoghesi pagano altrettanto assurdamente poco. Toranaga ha detto: 'Dato che esiste uno stato di ostilit fra la Cina e il Giappone, e ogni commercio diretto fra di loro  vietato, e solo i portoghesi hanno il permesso di commerciare, i portoghesi dovranno rispondere ufficialmente - per scritto - all'accusa di usura mossa dal pilota.' Egli invita voi, eminenza, a fornire ai reggenti una relazione sui tassi di scambio: il rapporto fra argento e seta, seta e argento, oro e argento. Ha aggiunto che non si oppone, naturalmente, a che noi possiamo fare lauti guadagni, purch provengano dai cinesi."
"Naturalmente respingerete una pretesa cos arrogante," disse Ferriera.
" molto difficile."
"Allora mandategli una relazione falsa."
"Questo metterebbe in pericolo la nostra posizione, che  fondata sulla fiducia," intervenne Dell'Aqua.
"Ma vi fidate di un giapponese? Ovviamente no. I nostri profitti devono restare segreti. Quel maledetto eretico!"
"Sono dolente di comunicarvi che Blackthorne sembra particolarmente ben informato." Alvito per un attimo guard Dell'Aqua, lasciando cadere la maschera.
Il padre visitatore non parl.
"Cos'altro ha detto il giapponese?" chiese Ferriera, fingendo di non aver scorto quello scambio di sguardi e augurandosi di saperne quanto loro.
"Toranaga mi ha chiesto di procurargli per domani a mezzogiorno una mappa del mondo, con le linee di demarcazione fra Spagna e Portogallo, i nomi dei papi che hanno approvato i trattati e le relative date. Entro tre giorni vuole una spiegazione delle nostre conquiste nel Nuovo Mondo e 'per mio solo interesse personale' - queste sono state le sue parole esatte - l'ammontare dell'oro e dell'argento portati (anzi ha usato la parola impiegata da Blackthorne: saccheggiati) in Spagna e Portogallo dal Nuovo Mondo. Inoltre chiede un'altra mappa che mostri l'estensione degli imperi di Spagna e Portogallo cento anni fa, cinquanta anni fa e oggi, insieme alle posizioni esatte delle nostre basi dalla Malacca a Goa - fra l'altro le ha nominate tutte con precisione, le aveva scritte su un pezzo di carta - e anche il numero complessivo dei mercenari giapponesi assoldati in ognuna delle diverse basi."
Dell'Aqua e Ferriera rimasero sconvolti. "Bisognava rifiutarsi assolutamente!" esplose il militare.
"Non si pu rispondere di no a Toranaga," disse Dell'Aqua.
"Vostra eminenza, io credo che diate troppo peso alla sua importanza," ribatt Ferriera. "A me sembra che questo Toranaga non sia che un despota tra tanti altri, un altro pagano assassino, che certo non  da temere. Rifiutate. Senza la nostra Nave Nera tutto il loro sistema economico crolla. Implorano le nostre sete cinesi, perch senza seta non avranno pi chimoni. Hanno bisogno del nostro intervento commerciale. All'inferno Toranaga! Possiamo commerciare con i re cristiani... come si chiamano? Onoshi e Kiyama... e gli altri re cristiani di Kyushu. Dopo tutto l c' Nagasaki, noi ci stiamo in forze e tutto il commercio si svolge l."
"Non possiamo, capitano," rispose Dell'Aqua. " la prima volta che venite in Giappone e quindi non avete idea dei nostri problemi. Loro hanno bisogno di noi, s, ma noi abbiamo ancora pi bisogno di loro. Senza il favore di Toranaga - e di Ishido - perderemo ogni influenza sui re cristiani. Perderemo Nagasaki e tutto quanto abbiamo costruito in cinquantanni. Avete forse provocato voi l'attentato contro il pilota eretico?"
"Ho detto chiaramente a Rodrigues, e a chi voleva ascoltare, fin dal principio, che l'ingeles era un pirata pericoloso, che avrebbe infettato chiunque lo avesse avvicinato, e quindi andava eliminato in ogni modo possibile. Il problema non si  forse presentato durante il nostro colloquio con Onoshi e Kiyama, due giorni fa? Non avete dichiarato anche voi che il pirata era pericoloso?"
"S, ma..."
"Padre, perdonatemi, ma a volte  necessario che il lavoro di Dio lo facciano i soldati come meglio sanno. Devo riconoscere che ero furibondo con Rodrigues per non aver creato un 'incidente' durante la tempesta. Lui fra tutti era quello che doveva comportarsi meglio! Per il sangue di Cristo, guardate che cosa ha gi combinato quel diavolo di ingeles allo stesso Rodrigues! Il povero idiota gli  grato per avergli salvato la vita, quando  evidente che si  trattato del trucco pi vecchio del mondo per conquistarne la fiducia. Non  forse riuscito il pilota eretico a indurre Rodrigues a lasciargli il comando, quasi certamente per ucciderlo? Quanto all'attentato al castello, chi lo sa che cos' accaduto? Dev'essere stato ordito da un indigeno,  un pasticcio alla giapponese. Non mi dispiace che ci abbiano provato, ma mi disgusta che abbiano fallito. Se io mi occuper di eliminarlo, potete stare sicuri che sar eliminato."
Alvito sorseggi il vino. "Toranaga ha detto che mander Blackthorne nell'Izu."
"La penisola a est?" chiese Ferriera.
S.
"Per mare o per terra?"
"Per mare."
"Bene. Allora ho il dispiacere di comunicarvi che tutto l'equipaggio probabilmente scomparir in mare in una dolorosa tempesta."
Freddamente Alvito rispose: "E io ho il dispiacere di comunicarvi, capitano-generale, che Toranaga ha dichiarato - queste sono le parole precise: 'Assegner una guardia del corpo al pilota, Tsukku-san, e se gli accadr qualche incidente, vi sar un'indagine profonda quanto permettono il potere mio e dei reggenti, e se, per caso, il responsabile risultasse un cristiano, o chiunque anche remotamente legato ai cristiani,  molto facile che gli editti di espulsione vengano riesumati e che tutte le chiese, scuole e case di riposo dei cristiani vengano immediatamente chiuse."
"Che Dio non voglia!" esclam Dell'Aqua.
"Un bluff," sbuff con disprezzo Ferriera.
"No, vi sbagliate, capitano-generale. Toranaga ha l'intelligenza di Machiavelli e la crudelt di Attila." Alvito guard di nuovo Dell'Aqua. "Sarebbe facile dare la colpa a noi se qualcosa capitasse all'ingeles."
"Infatti."
"Forse dovreste risalire alla fonte del problema," disse bruscamente Ferriera. "Eliminate Toranaga."
"Non  il momento di scherzare," rispose il padre visitatore.
"Ci che ha funzionato felicemente in India e in Malesia, in Brasile, Per, Messico, Africa, nei Caraibi e altrove, funzioner anche qui. L'ho fatto io stesso decine di volte in Malacca e a Goa, con l'aiuto dei mercenari giapponesi e non possiedo in nessun luogo le vostre conoscenze e la vostra influenza. Usiamo i re cristiani: ne aiuteremo uno a eliminare Toranaga, se il problema  questo. Basteranno poche centinaia di conquistadores. Divide et impera. Io avviciner Kiyama, e se voi, padre Alvito, vorrete fare da interprete..."
"Non potete mettere i giapponesi a livello degli indiani o dei selvaggi primitivi come gli incas. Qui non si pu dividere e regnare. Il Giappone  diverso da ogni altra nazione, completamente diverso," afferm in tono stanco Dell'Aqua. "Devo chiedervi formalmente, capitano-generale, di non interferire nella politica interna di questo paese."
"D'accordo. Dimenticate le mie parole, vi prego. Tanta sincerit  stata indelicata e ingenua. Per fortuna le tempeste sono consuete in questa stagione."
"Se una tempesta verr, sar la mano di Dio. Ma voi non aggredirete il pilota."
"Oh?"
"No. E non ordinerete a nessuno di aggredirlo."
"Io ho l'obbligo davanti al mio re di distruggere i suoi nemici. L'ingeles  un nemico del paese, un parassita, un pirata, un eretico. Se decido di eliminarlo,  affar mio. Quest'anno sono io il capitano-generale della Nave Nera, e quindi governatore di Macao, con poteri di vicer su queste acque, e se voglio sbarazzarmi di lui, Toranaga o no, lo far."
"In questo caso agirete contro i miei ordini espliciti, che vogliono il contrario, e rischiate la scomunica immediata."
"La faccenda  fuori dalla vostra giurisdizione.  un problema temporale e non spirituale."
"Purtroppo la posizione della Chiesa qui  cos connessa con la politica e il commercio della seta che ogni cosa la riguarda. E finch io vivr nessuno metter in pericolo il futuro della Chiesa in questo paese!"
"Grazie per tanta chiarezza, vostra eminenza. Far del mio meglio per acquistare esperienza nelle faccende giapponesi."
"Ve lo consiglio, per il bene di tutti. Il cristianesimo  tollerato soltanto perch tutti i daimyo sono assolutamente convinti che se ci scacciassero e cancellassero la Vera Fede, le Navi Nere non giungerebbero pi. Noi gesuiti siamo ricercati e possediamo qualche influenza soltanto perch sappiamo parlare giapponese e portoghese e possiamo fungere da interpreti e intervenire in loro favore nel commercio. Disgraziatamente, quanto essi credono non  vero. Io sono sicuro che il commercio continuerebbe, indipendentemente dalla posizione nostra e della Chiesa, perch i mercanti portoghesi si preoccupano pi dei loro egoistici interessi che del servizio di nostro Signore."
"Forse gli egoistici interessi del clero che vuole costringerci - arrivando a chiederne a sua santit l'autorit legale - a navigare verso ogni porto voluto da lui e a commerciare con ogni daimyo che piaccia a lui, senza badare ai rischi che corriamo, forse quegli interessi sono altrettanto evidenti!"
"State perdendo il controllo, capitano-generale!"
"Non dimentico che la Nave Nera l'anno scorso  andata perduta fra qui e la Malacca, con tutto l'equipaggio, e pi di duecento tonnellate d'oro a bordo e cinquecentomila crusados d'argento in verghe, dopo essere stata trattenuta inutilmente fino alla stagione cattiva su vostra richiesta personale. N dimentico che questa catastrofe ha quasi mandato in rovina tutti quanti, da qui a Goa."
" stato necessario a causa della morte del Taiko e della politica interna per la successione."
"E non dimentico che tre anni fa avete chiesto al vicer di Goa di fermare la Nave Nera, per mandarla soltanto quando l'aveste chiesta voi, nel porto stabilito da voi, n che egli consider la richiesta un'interferenza indebita e arrogante."
"La mossa voleva piegare il Taiko, portarlo a una crisi economica nel mezzo della sua stupida guerra con la Corea e la Cina, a causa della strage di Nagasaki da lui ordinata, e del suo pazzesco attacco contro la Chiesa e degli editti di espulsione che aveva emanato, cacciandoci tutti fuori dal Giappone. Se collaborerete con noi, seguendo i nostri consigli, tutto il Giappone potrebbe essere cristiano nel giro di una sola generazione! Che cos' pi importante: il commercio o la salvezza delle anime?"
"Io vi rispondo le anime, ma, dato che mi avete illuminato sugli affari giapponesi, permettetemi di inquadrarli nella giusta prospettiva. Soltanto l'argento giapponese apre la cassaforte della seta e dell'oro cinese. Gli immensi guadagni che ne ricaviamo e le esportazioni in Malacca e a Goa, poi a Lisbona, sostengono tutto il nostro impero in Asia, tutti i fortini, le missioni, le spedizioni, tutti i missionari e le scoperte, e pagano per moltissimi, se non tutti, nostri impegni in Europa, impediscono agli eretici di batterci e li tengono lontani dall'Asia, che fornirebbe loro tutta la ricchezza di cui hanno bisogno per distruggere noi e la Vera Fede in patria. Che cos' pi importante, padre: il cristianesimo spagnolo, portoghese e italiano, o quello giapponese?"
Dell'Aqua si alz e dall'alto fiss il militare. "Una volta per tutte, voi-non-vi-immischierete-qui-nella-politica-interna!"
Un tizzone cadde dal fuoco sulla stuoia. Ferriera, che era il pi vicino, lo allontan con un calcio. "E se io mi... mi piegher, che cosa vi proponete di fare con l'eretico? O con Toranaga?"
Dell'Aqua si rimise a sedere, persuaso di aver vinto. "Per il momento non lo so. Ma la sola idea di poter eliminare Toranaga  ridicola. Ha molta simpatia per noi e anche per un miglioramento del commercio," la sua voce divent pi aggressiva, "e quindi per un aumento dei vostri guadagni."
"E i vostri," ribatt Ferriera, di nuovo acceso.
"I nostri servono per l'opera di nostro Signore. Come voi sapete bene." Dell'Aqua vers del vino e glielo offr, conciliante. "Via, Ferriera, non stiamo a litigare in questo modo! Questa storia dell'eretico  terribile, s, ma litigare non serve. A noi occorrono il vostro consiglio, la vostra intelligenza e la vostra forza. Dovete credermi: Toranaga  per noi di importanza vitale. Senza di lui che domina gli altri reggenti, tutto il paese tornerebbe nell'anarchia."
" vero, capitano-generale," disse anche padre Alvito. "Per non capisco perch sia ancora al castello e abbia acconsentito a rinviare la riunione.  incredibile, ma si direbbe che sia stato messo in minoranza. Certamente sa che Osaka  pi chiusa della cintura di castit di un crociato geloso. Avrebbe dovuto partire gi da parecchi giorni."
"Se lui  di importanza vitale, perch appoggiare Onoshi e Kiyama?" chiese Ferriera. "Non si sono schierati con Ishido contro di lui? Perch non li avete dissuasi? Se ne  parlato solo due giorni fa:"
"Ci hanno comunicato la loro decisione, capitano, non ne abbiamo discusso."
"Allora forse avreste dovuto farlo, eminenza. Se  tanto importante, perch non minacciarli per impedirglielo? Minacciarli di scomunica."
Dell'Aqua sospir. "Vorrei che fosse cos semplice. Ma in Giappone non si agisce in questo modo. Detestano le interferenze di estranei nei loro affari interni. Anche il minimo suggerimento da parte nostra, deve essere proposto con estrema delicatezza."
Ferriera vuot il boccale d'argento, si vers dell'altro vino e si calm, conscio di aver bisogno dei gesuiti e di essere perduto senza il loro aiuto come interpreti. Questo viaggio deve essere un successo, si disse. Hai faticato e sudato per undici anni al servizio del re per conquistarti il premio pi ricco che egli possa concedere, il titolo di capitano-generale della Nave Nera per un anno, con ci che quel titolo comporta: un decimo di tutta la seta, tutto l'oro, l'argento e tutti i guadagni di ogni transazione d'affari. Ora sarai ricco per tutta la vita, per trenta vite se le avessi, e con questo solo viaggio. Se lo porterai a compimento.
La mano di Ferriera si appoggi sull'elsa del suo spadino, sulla croce d'argento inserita nella filigrana. "Per il sangue di Cristo, la mia Nave Nera partir al momento stabilito da Macao per Nagasaki, e poi col tesoro pi ricco della storia, punter a sud verso Goa, in novembre con i monsoni, e quindi verso la patria! Cristo mi sia giudice, se cos non avverr!" E fra s aggiunse: dovessi anche bruciare tutto il Giappone e tutta Macao e tutta la Cina, per la Madonna!
"Le nostre preghiere vi accompagnano, naturalmente," rispose Dell'Aqua, e lo pensava. "Sappiamo bene l'importanza del vostro viaggio."
"Allora che cosa consigliate? Senza permessi e salvacondotti sono in difficolt. Non possiamo evitare i reggenti? Esiste forse un'altra via?"
Dell'Aqua scosse la testa. "Martin? Sei tu il nostro esperto commerciale."
"Spiacente, ma  impossibile," rispose Alvito. Aveva ascoltato il colloquio con crescente indignazione. Cretino maleducato, arrogante, figlio di buona donna, aveva pensato, e poi subito: oh Dio, dammi la pazienza, perch senza quest'uomo e gli altri come lui, la Chiesa qui morirebbe! "Sono sicuro che entro uno o due giorni, capitano-generale, tutto sar risolto. Al massimo una settimana. Toranaga in questo momento deve affrontare problemi molto particolari. Tutto andr a posto, ne sono certo."
"Aspetter una settimana, non di pi." La minaccia sottintesa nelle parole di Ferriera era gravissima. "Vorrei avere quell'eretico fra le mani. Gliela strapperei fuori io la verit! Ha detto niente Toranaga della supposta flotta? La flotta nemica?"
"No."
"Vorrei sapere qualcosa in proposito, perch la mia nave, una volta carica, sar come un grasso maiale, con le stive che scoppiano di tanta seta quanta non se ne  mai spedita sinora, tutta in una volta.  una delle navi pi grosse del mondo, ma non abbiamo scorta, perci se anche una sola fregata nemica ci beccasse al largo - come quella puttana olandese, l'Erasmus - saremmo nelle sue mani. Mi farebbe abbassare la bandiera imperiale portoghese senza nessuna fatica. Speriamo che lingeles non possa mettere la sua nave in mare, con cannoni e cannonieri e polvere.
" vero,  solamente vero," mormor Dell'Aqua in italiano.
Ferriera fin il suo vino. "Quando verr mandato Blackthorne nell'Izu?"
"Toranaga non l'ha detto," rispose Alvito, "ma credo presto."
"Oggi?"
"Non lo so. I reggenti si riuniranno fra quattro giorni. Penso che sar dopo la riunione."
"Non bisogna toccare Blackthorne," riafferm stancamente Dell'Aqua. "N lui, n Toranaga."
Ferriera si alz. "Torno alla mia nave. Pranzerete con noi? Tutti e due? Al tramonto? C' un ottimo cappone, una costata di manzo e vino di Madera, e anche del pane fresco."
"Grazie, siete molto gentile." Dell'Aqua si illumin un poco. "S, sar magnifico riassaggiare del buon cibo. Siete molto gentile."
"Non appena avr notizie di Toranaga, verrete informato, capitano-generale," disse Alvito.
"Grazie."
Quando Ferriera se ne fu andato e il padre visitatore fu certo che nessuno potesse ascoltarli, chiese con ansia a padre Alvito: "Martin, cos'altro ha detto Toranaga?"
"Vuole una spiegazione scritta dell'incidente relativo al traffico d'armi e della richiesta di conquistadores."
"Mamma mia..."
" stato gentile, addirittura cordiale, ma... insomma, non l'avevo mai visto cos fino a ora."
"Che cos'ha detto esattamente?"
"'Ho appreso, Tsukku-san, che il precedente capo del vostro ordine di cristiani, padre da Cunha, scrisse nel luglio 1588 (secondo il vostro calendario) ai governatori di Macao e Goa e al vicer a Manila, don Sisco y Vivera, per chiedere un'invasione di centinaia di soldati spagnoli, con cannoni, per appoggiare alcuni daimyo cristiani in una rivolta che il principale sacerdote cristiano stava tentando di scatenare contro il loro feudatario, il mio defunto signore, il Taiko. Chi erano questi daimyo?  vero che i soldati non furono mandati, ma molti cannoni furono inviati di contrabbando a Nagasaki da Macao, col vostro sigillo cristiano?  vero che il padre segretamente si impadron di queste armi quando torn una seconda volta in Giappone da Goa, nel marzo o aprile del 1590 - sempre secondo il vostro calendario - come ambasciatore, e segretamente le contrabband da Nagasaki di nuovo a Macao, sulla nave portoghese Santa Cruz?'" Alvito si asciug le mani sudate.
"Ha detto altro?"
"Niente d'importante, eminenza. Non ho potuto dargli spiegazioni: mi ha congedato subito. Un congedo cortese, ma un congedo."
"Dove ha preso queste informazioni quel maledetto inglese?"
"Vorrei saperlo."
"Le date e i nomi... non ti sbagli, vero? Li ha detti proprio cos?"
"Non mi sbaglio, eminenza. I nomi li aveva scritti su un foglio e me l'ha mostrato."
"Era la scrittura di Blackthorne?"
"No. I nomi erano scritti secondo la fonetica giapponese, in hiragana."
"Dobbiamo scoprire chi  l'interprete di Toranaga. Deve essere ottimo. Non  sicuramente uno dei nostri? Non sar fratello Manuel, no?" chiese con asprezza, usando il nome cristiano di Masamanu Jiro. Si trattava del figlio di un samurai cristiano, educato dai gesuiti sin dall'infanzia, che, essendo intelligente e devoto, era stato prescelto per studiare in seminario e prendere tutti i voti, come ancora non aveva potuto fare nessun giapponese. Jiro apparteneva alla Compagnia di Ges da vent'anni, quando, incredibile a dirsi, l'aveva abbandonata proprio prima di ricevere gli ultimi ordini sacri e adesso era un violento avversario della Chiesa.
"No. Manuel si trova ancora a Kyushu, che bruci nel fuoco eterno. Ed  sempre nemico di Toranaga. Non lo aiuterebbe mai. Per fortuna, non  mai stato addentro nei segreti della politica. L'interprete  la Nobildonna Maria," rispose Alvito usando il nome cristiano di Mariko.
"Te l'ha detto Toranaga?"
"No, vostra eminenza, ma so che  stata al castello ed  stata vista insieme all'ingeles."
"Ne sei sicuro?"
"Le nostre informazioni sono precise."
"Bene," comment Dell'Aqua. "Forse per le sue vie imperscrutabili, Dio ci aiuta. Mandala subito a chiamare."
"L'ho gi vista, badando bene che l'incontro apparisse casuale.  stata squisita come sempre, deferente e pia come sempre, ma prima ancora che potessi tentare una domanda, mi ha detto, con molta chiarezza: 'Naturalmente, l'impero rappresenta una terra a s, padre, e alcune cose, secondo la tradizione, devono restare riservate.  lo stesso in Portogallo e in seno alla Compagnia di Ges?'"
"Tu sei il suo confessore."
"S, ma non riveler niente."
"Perch?"
" evidente che  stata messa sull'avviso e le  stato vietato di parlare di quanto  avvenuto ed  stato detto. Li conosco tutti fin troppo bene. In questo campo l'influenza di Toranaga  pi forte della nostra."
"La fede di Maria  cos povera?  stata educata cos male? Sicuramente no.  la cristiana pi devota e sincera che io conosca. E un giorno diventer suora... forse addirittura la prima badessa giapponese."
"S. Ma adesso non riveler niente."
"La Chiesa  in pericolo. Questo  importante, anche troppo importante!" insist Dell'Aqua. "Lo capir:  troppo intelligente per non rendersene conto."
"Vi prego, non mettete alla prova la sua fede in questo modo. Non potremmo che perdere. Mi ha avvertito, con altrettanta chiarezza come se lo avesse scritto."
"Forse sarebbe bene metterla alla prova. Per la sua stessa salvezza spirituale."
"La decisione spetta a voi. Ma io temo che lei debba obbedire a Toranaga e non a noi."
"Rifletter su Maria. S," acconsent Dell'Aqua. Lasci vagare lo sguardo sul fuoco, avvertendo tutto il peso schiacciante della sua responsabilit. Povera Maria! Quel maledetto eretico. Come possiamo sfuggire alla trappola? Come nascondere la verit a proposito dei cannoni? Come ha potuto addirittura un padre superiore e viceprovinciale come da Cunha, cos preparato e esperto, con sette anni di conoscenza di Macao e del Giappone, come ha potuto commettere un simile errore?
"Come?" chiese alle fiamme.
Ma io posso rispondere, si disse.  troppo facile. Ti vince il panico, o ti dimentichi la gloria di Dio, o ti riempi di superbia e di arroganza, o diventi di pietra. E forse a chiunque altro sarebbe capitato, nelle medesime circostanze. Essere ricevuto dal Taiko al tramonto, in una pompa trionfale da grande cerimonia - quasi come un gesto di contrizione da parte del Taiko, che sembrava sul punto di convertirsi. E poi sentirsi svegliare nel bel mezzo; di quella stessa notte con gli editti di espulsione del Taiko, per cui tutti gli ordini religiosi dovevano essere fuori dal Giappone entro venti giorni, pena la morte, e non tornare mai pi. Peggio ancora, tutti i giapponesi convertiti, nell'intero paese, dovevano abiurare immediatamente o sarebbero stati condannati all'esilio o alla morte.
Travolto dalla disperazione, il padre superiore aveva follemente esortato i daimyo cristiani di Kyushu - fra cui Onoshi, Misaki, Kiyama e Harima di Nagasaki - a ribellarsi per salvare la Chiesa e aveva scritto messaggi frenetici perch venissero i conquistadores a sostenere la rivolta.
Il fuoco danzava nel camino. Tutto vero, pensava Dell'Aqua. Se solo lo avessi saputo, se solo da Cunha mi avesse consultato. Ma come poteva? Ci vogliono sei mesi per mandare una lettera a Goa e circa altrettanti per la risposta, e da Cunha scrisse immediatamente ma era lui il padre superiore, che aveva l'autorit e il dovere di affrontare subito il disastro.
Dell'Aqua non appena ricevuta quella lettera, era partito con credenziali rapidamente stilate come ambasciatore del vicer di Goa, ma gli ci erano voluti dei mesi per arrivare a Macao, dove aveva saputo che da Cunha era morto e che lui stesso e tutti i padri non dovevano entrare in Giappone, pena la morte.
I cannoni erano gi partiti.
Poi, dopo dieci settimane, era giunta la notizia che la Chiesa non era scomparsa in Giappone, che il Taiko non aveva messo in vigore le sue nuove leggi. Solo una cinquantina di chiese erano state bruciate, solo Takayama era stato schiacciato. Ed era giunta anche la voce che, sebbene gli editti rimanessero, il Taiko era disposto a tollerare la situazione com'era in precedenza, a patto che i padri si mostrassero molto pi discreti nell'opera di conversione, che pi discreti e quieti si mostrassero i convertiti, e che non ci fossero pi clamorose esibizioni pubbliche, n i fanatici incendiassero i templi buddisti.
E quando il dramma sembrava risolto, Dell'Aqua si era ricordato dei cannoni partiti da settimane e settimane, sotto il sigillo del padre da Cunha, che ancora giacevano nei magazzini dei gesuiti a Nagasaki. Altre settimane di ansia erano trascorse, fino a quando i cannoni erano stati riportati in segreto a Macao - sotto il suo sigillo, questa volta, con la speranza che il segreto rimanesse sepolto per sempre. Ma simili segreti non lasciano mai in pace, per quanto si preghi e si desideri.
Fino a che punto  informato l'eretico?
Per pi di un'ora sua eminenza sedette immobile nel seggiolone di cuoio, fissando il fuoco senza vederlo. Padre Alvito aspettava paziente, accanto alla libreria, con le mani in grembo. I raggi del sole giocavano sul crocifisso d'argento appeso alla parete dietro al padre visitatore. Su una parete laterale spiccava un piccolo olio del veneto Tiziano, che Dell'Aqua aveva comprato a Padova, quando suo padre lo aveva mandato l da giovane a studiare legge. Lungo l'altra parete si allineavano le sue Bibbie e i libri in latino, portoghese, italiano, e spagnolo, accanto a due scaffali di libri di preghiere e catechismi di ogni genere faticosamente tradotti dai gesuiti in giapponese e stampati col torchio che dieci anni prima egli aveva portato con molta spesa a Nagasaki da Goa. E libri tradotti dal giapponese in latino per aiutare gli accoliti giapponesi a imparare il latino; e infine due libretti di valore impareggiabile: la prima grammatica portoghese-giapponese, cui aveva dedicato la vita padre Sancho Alvarez, stampata sei anni prima, e l'incredibile dizionario latino-portoghese-giapponese, stampato l'anno prima sia nell'alfabeto latino sia in hiragana. L'opera era stata iniziata vent'anni prima, su suo ordine ed era il primo dizionario mai compilato di vocaboli giapponesi. Padre Alvito estrasse il libro e lo accarezz con affetto. Sapeva che si trattava di un'opera d'arte unica al mondo. Lui stesso da diciotto anni si dedicava a un compito simile e ancora era ben lontano dalla fine. Ma il suo sarebbe stato un dizionario con note esplicative e molto pi dettagliato - quasi un'introduzione al Giappone e al giapponese - ed egli era conscio, senza vanit, che se fosse riuscito a finirlo sarebbe stato un capolavoro pari all'opera di padre Alvarez e che, se mai il suo nome fosse stato ricordato, sarebbe stato per il suo libro e per il padre visitatore, l'unico padre che egli avesse mai conosciuto.
"Vuoi lasciare il Portogallo e servire Dio?" gli aveva domandato il gigantesco gesuita al loro primo incontro.
"Oh, s, ve ne prego, padre," aveva risposto lui, invaso da un desiderio profondissimo.
"Quanti anni hai, figlio mio?"
"Non lo so, padre, forse dieci, o undici, ma so leggere e scrivere, me l'ha insegnato il parroco, e sono solo, non ho nessuno, non appartengo a nessuno..."
Dell'Aqua lo aveva portato a Goa e poi a Nagasaki, dove egli era entrato nel seminario della Compagnia di Ges, come il pi giovane europeo in Asia, e dove finalmente aveva sentito di appartenere a qualcuno. Quindi gli si era rivelato il dono delle lingue, e aveva ottenuto incarichi di fiducia quale interprete e consigliere commerciale, prima presso Harima Tadao, daimyo del feudo di Hizen e Kyushu, dove sorgeva Nagasaki, e poi, in seguito, presso lo stesso Taiko. Aveva ricevuto gli ordini, compreso il quarto e ultimo che era un voto particolare, al di sopra e al di l dei normali voti di povert, castit e obbedienza, concesso solo a un'elite di gesuiti - il voto di obbedire personalmente al papa, di essere un suo strumento personale nell'opera di Dio, di andare dove il papa personalmente ordinava e fare quello che lui voleva; di diventare, come il fondatore della Compagnia, il soldato basco Loyola, un designato della Regimini Militantis Ecclesiae, uno dei professi, i militi speciali di Dio per il suo generale in terra, il vicario di Cristo.
Sono stato cos fortunato, pensava Alvito. Oh, Dio, aiutami a contribuire e ad aiutare!
Infine Dell'Aqua si alz, stir le membra e si avvicin alla finestra. Il sole brillava sulle tegole dorate dell'altissimo torrione centrale del castello, la cui eleganza strutturale riusciva a nasconderne la forza poderosa e massiccia. Una torre del male, pens. Fino a quando resister, rammentandoci chi siamo? Solo quindici, no, diciassette anni fa il Taiko mise quattrocento uomini a costruire e scavare, dissanguando il paese per pagare quel suo monumento. E il castello di Osaka era sorto in due brevi anni. Un uomo incredibile! Un popolo incredibile! Eccolo l, indistruttibile. Ma non per la mano di Dio. Se volesse, Lui lo distruggerebbe in un attimo. Oh, Dio, aiutami a compiere la Tua volont!
"Ebbene, Martin, si direbbe che abbiamo del lavoro da svolgere." Dell'Aqua si mise a passeggiare avanti e indietro, parlando con una voce ferma quanto il suo passo. "Il pilota inglese: se non lo proteggiamo, verr ucciso e noi rischieremo la malevolenza di Toranaga. Se riusciamo a proteggerlo, presto finir per impiccarsi da solo. Ma possiamo permetterci di aspettare? La sua presenza costituisce una minaccia per noi ed  impossibile prevedere quali altri danni ci potr recare prima della sua felice scomparsa. Oppure possiamo aiutare Toranaga a eliminarlo. Oppure possiamo convertirlo."
Alvito sbatt gli occhi. "Come?"
" intelligente, molto informato sul cattolicesimo. Forse che molti inglesi non sono cattolici in cuor loro? S, se il loro sovrano  cattolico, no, se  protestante. Gli inglesi si preoccupano poco della religione. In questo momento sono fanaticamente contro di noi, ma non  solo per via dell'Armada? Forse Blackthorne lo si pu convertire. E questa sarebbe la soluzione perfetta... per la gloria di Dio e per salvare la sua anima eretica dalla dannazione sicura cui  votata.
"Secondo punto: Toranaga. Gli daremo le mappe che chiede. Gli spiegheremo le 'sfere d'influenza'. Non  vero che miravano a questo le linee di demarcazione, a dividere le sfere d'influenza del Portogallo e dei nostri amici spagnoli? S,  vero! Digli che per quanto riguarda le altre importanti questioni, sar onorato di preparare io stesso le risposte e fargliele avere il pi presto possibile. Dato che devo verificare alcuni elementi a Macao, mi pu concedere un ragionevole rinvio? E insieme digli che sei lietissimo di informarlo che la Nave Nera partir tre settimane prima, col carico di seta e d'oro pi grosso che si sia mai visto, che tutti i quantitativi di merci a noi spettanti e la nostra parte di carico e..." riflett un momento, "e almeno il trenta per cento dell'intero carico saranno venduti tramite un agente nominato personalmente da lui."
"Vostra eminenza, il capitano-generale non vorr salpare presto n..."
" tua responsabilit ottenere immediatamente i permessi per Ferriera. Vai a trovare subito Toranaga con la mia risposta. Impressionalo con la nostra efficienza... non  forse una delle cose che lui ammira di pi? Avendo immediatamente i permessi, Ferriera ceder su un punto meno importante come l'anticipare il suo arrivo, e quanto all'agente, che differenza vedr il capitano-generale fra un indigeno e l'altro? La sua percentuale rester intatta."
"Ma i Nobili Onoshi e Kiyama e Harima di solito si dividono i frutti della mediazione del carico. Non so se accetteranno."
"Allora risolvi il problema. Toranaga acconsentir al rinvio per una concessione e le uniche concessioni che gli servono sono di potere, di denaro e di influenza. Che cosa possiamo dargli? Non possiamo consegnargli i daimyo cristiani. Noi..."
"Eppure..." disse Alvito.
"Anche se potessimo, non so se dovremmo o se lo vorremmo. Onoshi e Kiyama sono nemici fra loro, ma si sono uniti contro Toranaga perch sono sicuri che lui scaccerebbe la Chiesa - e loro - quando potesse dominare completamente il Consiglio."
"Toranaga appogger la Chiesa. Il nostro vero nemico  Ishido."
"Non condivido la tua sicurezza, Martin. Non dobbiamo dimenticare che, proprio perch Onoshi e Kiyama sono cristiani, anche tutti i loro seguaci, a decine di migliaia, sono cristiani. Non possiamo offenderli. L'unica concessione che possiamo fare a Toranaga  nel campo commerciale. Lui  enormemente interessato al commercio, ma non  mai riuscito a parteciparvi di persona. Perci la concessione suggerita da me pu indurlo a consentirci un rinvio, che forse potremo trasformare da temporaneo in permanente. Sai quanto piaccia ai giapponesi una soluzione di questo genere... il bastone in equilibrio che le due parti fingono entrambe non esista, eh?"
"Secondo me, dal punto di vista politico, il Nobile Onoshi e il Nobile Kiyama sbaglierebbero a rivoltarsi contro Toranaga in questo momento. Dovrebbero rispettare l'antico proverbio secondo cui bisogna mantenersi aperta una possibilit di ritirata, no? Io potrei suggerire loro che un'offerta a Toranaga del venticinque per cento - cos che tutti, Onoshi, Kiyama, Harima e Toranaga abbiano una parte uguale - sarebbe un piccolo sacrificio capace di attenuare l'urto del loro temporaneo schierarsi a fianco di Ishido contro di lui."
"Ma Ishido, scoprendolo, perder ogni fiducia in loro e ci odier ancora di pi."
"Ishido ci odia gi senza limiti. E gi non si fida di loro pi di quanto loro si fidino di lui, e ancora non sappiamo perch si siano schierati al suo fianco. Con il consenso di Onoshi e Kiyama, noi avanzeremo ufficialmente la proposta come se fosse una nostra idea per rispettare l'imparzialit fra Ishido e Toranaga. In privato potremo informare Toranaga della loro generosit."
Dell'Aqua soppes i pregi e i difetti del piano. "Eccellente," comment infine. "Mettilo in opera. E ora, parliamo dell'eretico. Consegna oggi a Toranaga i suoi rutter. Torna immediatamente da Toranaga e digli che i rutter ci sono stati mandati per vie segrete."
"Come spiegher il ritardo nel consegnarglieli?"
"Non lo spiegare. Digli la verit: li ha portati Rodrigues, ma nessuno di noi aveva capito che il pacchetto sigillato contenesse i rutter scomparsi. Anzi, per due giorni non lo abbiamo neppure aperto, perch nell'eccitazione suscitata dall'eretico era stato dimenticato. I rutter dimostrano che Blackthorne  un pirata, ladro e traditore. Le sue stesse parole lo condanneranno una volta per sempre, e questa sar la giustizia divina. Racconta a Toranaga la verit: che Mura li ha dati a padre Sebastio - e infatti cos e successo - il quale li ha spediti a noi, perch avremmo saputo cosa farne. Questo mette al riparo Mura, padre Sebastio e tutti quanti. Informeremo Mura dell'accaduto con un piccione viaggiatore. Sono certo che Toranaga si render conto di come abbiamo avuto a cuore i suoi interessi prima di quelli di Yabu. Lui sa che Yabu si  accordato con Ishido?"
"Certamente, direi, eminenza. Ma corre voce che adesso Toranaga e Yabu siano in amicizia."
"Non mi fiderei di quel figlio di Satana."
"Sono sicuro che Toranaga non se ne fida. Non pi di quanto Yabu si sia realmente impegnato con lui."
All'improvviso un alterco all'esterno li distrasse. La porta si spalanc e un frate incappucciato, a piedi nudi, entr nella stanza, liberandosi energicamente di Padre Soldi. "La benedizione di Ges Cristo sia con voi," disse con voce aspra e ostile. "Possa Egli perdonarvi i vostri peccati."
"Frate Perez... cosa fate qui?" esclam Dell'Aqua.
"Sono tornato in questa terra immonda a proclamare di nuovo ai pagani la parola di Dio."
"Ma l'editto vi impone di non tornare, pena la morte immediata per incitamento alla rivolta. Siete sfuggito miracolosamente al massacro di Nagasaki e vi  stato ordinato..."
" stata la volont di Dio, e lo sporco editto pagano di un pazzo ormai defunto non mi riguarda," lo interruppe il frate. Era uno spagnolo basso e magro, con una lunga barba incolta. "Sono qui per continuare l'opera di Dio." Guard padre Alvito. "Come va il commercio, padre?"
"Bene, per fortuna della Spagna," rispose gelido Alvito.
"Non passo il tempo a contare i soldi, padre. Lo passo con il mio gregge.
" lodevole," comment secco Dell'Aqua. "Ma passatelo dove ordina il papa... fuori dal Giappone. Questa provincia  nostra, in esclusiva. E inoltre  territorio portoghese, non spagnolo. Devo rammentarvi che tre pontefici hanno escluso dal Giappone tutti gli ordini, tranne il nostro? E lo stesso ha ordinato il re Filippo."
"Risparmiatevi il fiato, eminenza. L'opera di Dio  al di sopra dei comandi terreni. Sono tornato e spalancher le porte delle chiese e esorter le moltitudini a insorgere contro gli empi."
"Quante volte bisogna mettervi in guardia? Non potete considerare il Giappone come un protettorato degli incas, popolato da selvaggi della giungla senza storia n cultura. Vi proibisco di predicare e insisto perch obbediate agli ordini pontifici."
"Noi convertiremo i pagani. Ascoltate, eminenza, c' un altro centinaio di miei confratelli a Manila, che aspettano le navi per venire qua, tutti buoni spagnoli, e una quantit di nostri gloriosi conquistadores, che ci proteggeranno, se sar necessario. Predicheremo apertamente e porteremo apertamente le nostre vesti, senza nasconderci come gesuiti sotto vesti di seta da idolatri!"
"Non dovete provocare agitazioni contro le autorit o ridurrete in cenere la Madre Chiesa!"
"Io vi dichiaro in faccia che stiamo tornando in Giappone e che ci resteremo. Predicheremo il Verbo a vostro dispetto - a dispetto di qualunque prelato, vescovo o re, e anche del papa, per la gloria di Dio!" Il frate si sbatt l'uscio alle spalle.
Rosso per la collera, Dell'Aqua si vers un bicchiere di Madera. Qualche goccia cadde sulla superficie lustra della scrivania. "Questi spagnoli ci rovineranno tutti." Bevve lentamente, cercando di calmarsi. "Martin, manda qualcuno dei nostri a sorvegliarlo. E sar bene che tu avverta subito Kiyama e Onoshi. Non si pu prevedere che cosa succeder se quell'idiota si esibisce in pubblico."
"S, eminenza." Sulla porta Alvito esit. "Prima Blackthorne, poi Perez.  una coincidenza eccessiva. Forse gli spagnoli a Manila sapevano di Blackthorne e l'hanno lasciato arrivare fin qui solo per metterci nei guai."
"Forse, ma probabilmente no." Dell'Aqua vuot il bicchiere e lo depose con cura. "In ogni caso, con l'aiuto di Dio e la dovuta attenzione, a nessuno dei due sar permesso danneggiare la santa Madre Chiesa... a qualunque prezzo."
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FINE Parte 2.